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	<title>Annina Lubbock | 4e-parent</title>
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	<description>EQUAL ENGAGED EARLY EMPATHETIC</description>
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	<title>Annina Lubbock | 4e-parent</title>
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	<item>
		<title>A che punto stiamo in Italia quanto a condivisione della cura e ruolo del padre?</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/a-che-punto-stiamo-in-italia-quanto-a-condivisione-della-cura-e-ruolo-del-padre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annina Lubbock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 09:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DATI E REPORT]]></category>
		<category><![CDATA[La situazione in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Una survey recente condotta dal Centro per la mascolinità e la giustizia sociale Equimundo in tre paesi (Italia, Francia e Spagna) offre uno sguardo sul coinvolgimento dei padri nelle cure di figlie e figli. In Italia la durata di congedi per i padri è ferma allo standard minimo di 10 giorni, ma qualcosa sta cambiando...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ce lo dice una survey recente condotta dal Centro per la mascolinità e la giustizia sociale Equimundo in tre paesi: Italia, Francia e Spagna. Il lavoro <a href="https://issa.nl/state-southern-european-fathers-2024-building-evidence-engaging-men-nurturing-care-italy-portugal">The State of Southern European Fathers</a>, (SOSEF) è stato condotto nell’ambito del progetto Eminc (Engaging Men in Nurturing Care) di cui è capofila per l’Italia il Centro per la Salute delle bambine e dei bambini (CSB). Sono forti le differenze di contesto fra i tre paesi: l’Italia ha un tasso di occupazione femminile più basso rispetto a Spagna e Portogallo (ed è anche il più basso di Europa), che si coniuga con una durata di congedi per i padri ferma allo standard minimo di 10 giorni richiesto dalla <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2019/1158/oj/ita">direttiva UE sulla conciliazione del 2019</a>, contro le 16 settimane per ciascun genitore della Spagna (tutte da fruire nel primo anno di vita del figlio o la figlia), recentemente elevate a 19.</p>
<p><strong>Qualcosa sta cambiando</strong></p>
<p>Partendo da differenze così marcate, la survey SOSEF ci dice comunque che il ruolo dei padri sta cambiando in tutte e tre i paesi, e che i padri sono più coinvolti, ma anche che la responsabilità della cura, soprattutto nei suoi aspetti quotidiani e routinari, continua a gravare sulle madri, e <a href="https://drive.google.com/file/d/1kAQzbS1w8KGXczlEYaQRF7DtYbQLq6a5/view">in Italia più che negli altri due paesi</a>.</p>
<p>In Italia, inoltre, è più alta la percentuale (circa il 20%) di uomini che mantengono una visione tradizionale e stereotipata dei ruoli di cura. La domanda di avere più tempo da dedicare alla cura è diffusa sia fra i padri che le madri, ma le mamme sono quelle che usano di più le misure di conciliazione offerte dalle aziende (principalmente il part time). La domanda di congedi meglio retribuiti ed estesi anche per i padri, preferibilmente di durata uguale, è diffusa sia fra uomini che fra donne, e più della metà delle persone intervistate dichiara che voterebbe per un partito che sostenesse congedi più lunghi e paritetici. I risultati dell’indagine SOSEF sono stati presentati in una conferenza stampa nello scorso mese di giugno e largamente <a href="https://www.rainews.it/rubriche/tg2costumeandsocieta/video/2025/10/Tg2-Costume--Societa-del-13102025-98dca4ca-2e9f-4994-a62f-2135c7bb41e5.html">diffusi dai media</a>.</p>
<p>Nel mese di settembre sono stati al centro del convegno <a href="https://www.youtube.com/watch?v=c_h_SkgzBGk">Scegliere di essere genitori oggi</a>, sotto il patrocinio di Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto. L’obiettivo era quello di stimolare un dialogo fra rappresentanti della politica, aziende, esperti ed esperte ed esponenti della società civile sui limiti e le opportunità del nostro sistema sociale e normativo nel garantire una più agevole conciliazione (a entrambi i genitori) e una più equa condivisione del lavoro di cura in famiglia, presupposti fondamentali per favorire la natalità.</p>
<p>Come ormai ampiamente dimostrato dalla ricerca, in particolare dalla Nobel per l’economia, Claudia Goldin, la parità di genere, soprattutto per quanto attiene alla condivisione della cura, ha un’influenza decisiva sulle scelte di fertilità. Quando i padri usano i congedi e condividono di più la cura, l’occupazione femminile aumenta ed è più stabile, come anche il progetto 4e-parent ha sostenuto in più occasioni. Infatti, nei paesi sviluppati c’è una correlazione positiva fra maggior occupazione femminile e aumento/tenuta della natalità. Inoltre, la percezione della donna in merito al sostegno che potrà ricevere dal partner influisce sulla scelta di avere o no un secondo figlio o figlia.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Prevenire la violenza contro le donne: indicazioni per la politica dall’ISTAT</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/prevenire-la-violenza-contro-le-donne-indicazioni-per-la-politica-dallistat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annina Lubbock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 10:30:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Falsi miti e stereotipi]]></category>
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					<description><![CDATA[Del 22 novembre il convegno dell’ISTAT "La prevenzione della violenza contro le donne: stereotipi di genere, big data e strumenti per la valutazione del rischio." Dati e lavori del convegno consentono di ricavare indicazioni utili per le politiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto il 22 novembre il convegno dell’ISTAT <em>La prevenzione della violenza contro le donne: stereotipi di genere, big data e strumenti per la valutazione del rischio</em> (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=BVdEE1UMXVE">qui</a> la registrazione).<br />
Partendo dalle evidenze di ricerca, si è parlato di prevenzione primaria e secondaria, di come i social raccontano la violenza, di percorsi scolastici per combattere gli stereotipi, dell’uso del linguaggio e di molto altro. Tema trasversale: il <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/10/EV22nov23_Programma.pdf">superamento degli stereotipi</a>.<br />
La scheda di <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/11/STAT_TODAY_Stereotipi.pdf">Statistiche Today</a> (Stereotipi di genere e immagine sociale della violenza) ci restituisce un quadro di cambiamenti culturali positivi, ma anche di persistenza degli stereotipi e delle credenze che costituiscono un humus per la violenza, alimentando le pulsioni maschili verso il possesso e il controllo. Dati e lavori del convegno consentono di ricavare indicazioni utili per le politiche. Innanzitutto, sono proprio i dati e le migliori evidenze scientifiche che possono indirizzare un’azione davvero utile a prevenire e contrastare la violenza contro le donne. Si possono – ce lo dicono le giuriste intervenute al convegno – ancora migliorare alcuni aspetti della normativa attuale relativi alla restrizione e alle pene, ma una politica solo penalistica non tocca le radici del problema, e rischia di essere inefficace anche per la prevenzione secondaria. Non ha senso poi limitare gli interventi alla sola scuola superiore perché gli stereotipi di genere che sanciscono le diseguaglianze arrivano molto prima, praticamente dalla nascita, come ha ricordato Giorgio Tamburlini nel suo articolo <em>Nella prima infanzia le radici della sopraffazione</em>, pubblicato su Avvenire il 21 novembre.<br />
Ma la questione di fondo resta la realizzazione di una effettiva eguaglianza di genere, e dunque l’autonomia economica e decisionale delle donne, e le trasformazioni culturali che portino uomini e donne, la società nel suo complesso, ad accettarla. Per questo servono politiche con obbiettivi chiari, sostanziati da risorse adeguate, misurabili e misurati.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Manovra e natalità: quanto aiuta un mese di congedo in più al 60%?</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/congedi-parentali-una-misura-destinata-a-incidere-poco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annina Lubbock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 10:08:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Societa’ e diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[Si sa, la coperta è stretta, ma con questo ulteriore intervento il governo rischia di perdere, una volta di più, l’occasione di incidere sull'ineguale distribuzione del lavoro domestico e di cura fra madri e padri.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ambito della manovra finanziaria per il 2024 il governo ha inserito l’aumento della retribuzione di un altro mese di congedo parentale (cioè il congedo che può essere utilizzato sia dalle mamme sia dai papà) dal 30 al 60%.<br />
La finanziaria dello scorso anno aveva già aumentato all’80% la retribuzione di un solo mese dei congedi parentali, mese usato principalmente dalle mamme. Si trattava quindi di un piccolo beneficio economico.</p>
<p>Si sa, la coperta finanziaria è stretta, ma con questo ulteriore intervento il governo rischia di perdere una volta di più l’occasione (semplice in verità) di dare il segno di un cambiamento strutturale, di incidere, o almeno di cominciare a farlo, sulla ineguale distribuzione del lavoro domestico e di cura fra madri e padri. Gli studi e la ricerca sociologica ci dicono da tempo che la distribuzione diseguale nel lavoro domestico è una delle cause della bassa occupazione femminile e della bassa fecondità. Lo ha confermato anche il recente convegno Istat: <a href="https://www.istat.it/it/archivio/287904">Un nuovo inizio? Fecondità e dinamiche familiari in Italia</a>.</p>
<p>La nuova misura non solo non cambia nulla di questo, con la sola eccezione del piccolo vantaggio economico, anzi, aumenta lo squilibrio già grande fra durata dei congedi per le mamme e per i papà.<br />
Ben diverso sarebbe portare la retribuzione di quel mese all’80% (soglia al di sotto della quale, come ci dice chiaramente l’esperienza europea, i padri non prendono i congedi), e riservarlo ai padri, magari accompagnandolo con una campagna di sensibilizzazione.<br />
Così, di colpo, si porterebbero i congedi fruibili dai papà da 10 a 30 giorni. Un cambio di passo importante.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mese di congedo parentale all’80%</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/il-mese-di-congedo-parentale-all80-cosa-cambia-davvero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annina Lubbock]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2023 13:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La situazione in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[La legge di bilancio 2023 apporta un lieve incremento economico dei congedi parentali. Tuttavia, inquadrandolo nel contesto italiano, non solo i suoi effetti positivi sono estremamente limitati, ma con tutta probabilità incrementerà pure il divario di genere in termini occupazionali e di cura genitoriale.  ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il mese di congedo parentale all’80%: c</strong><strong>osa cambia davvero e chi ne beneficerà, al di là della retorica</strong></p>
<p>Il 17 maggio è uscita la <a href="http://www.lavorosi.it/fileadmin/user_upload/PRASSI_2023/inps-circ-n-45-del-16-05-2023-congedo-parentale-indennita-maggiorata.pdf">circolare Inps</a> su come richiedere il mese di congedo parentale pagato all’80% del salario, previsto dalla legge di bilancio del 2023.<br />
Diverse testate online hanno dato la notizia con l’abituale enfasi nei titoli, parlando di “maxi-congedo” o “super-congedo”. Ma di che cosa si tratta per davvero? Cerchiamo di chiarire la portata effettiva di questa norma e chi ne potrà beneficiare.</p>
<p><strong>Non si tratta di un mese in più</strong><br />
In primo luogo, non si tratta di un mese in più: la misura non aumenta il numero totale dei mesi di congedo parentale, – o come meglio andrebbero definiti, congedi ‘genitoriali’ – bensì interviene sulla compensazione economica di uno dei mesi già previsti.<br />
I congedi genitoriali sono, in sostanza, quelli fruibili dalle madri, oltre ai 5 mesi di congedo di maternità pagati all’80% del salario e, dai padri, oltre ai 10 giorni di congedo di paternità pagati al 100%. Il totale dei mesi di congedo genitoriale a disposizione resta di 10, ripartibili fino a un massimo di 6 per genitore e usufruibili entro il sesto anno di età – dodicesimo nel caso di adozione. Possono diventare 11 totali solo se il padre ne usufruisce almeno 3.<br />
La novità della recente legge di bilancio consiste, dunque, nell’aumentare il riconoscimento economico per uno dei mesi fino all’80%, potendolo inoltre ripartire tra i due genitori. Gli altri 8 mesi restano coperti al 30% del salario, ai quali si aggiungono 1 o eventualmente 2 mesi indennizzabili solo nel caso di difficoltà economiche, e sempre solo fino al 30%.</p>
<p><strong>Un passo avanti, ma la strada è ancora lunga</strong><br />
Sebbene teoricamente fruibile anche dai padri, questo mese maggiorato verrà prevedibilmente usato quasi esclusivamente dalle donne, che aggiungono di solito, se ne hanno la possibilità economica, alcuni mesi del congedo genitoriale ai 5 del congedo di maternità. Per inciso, non si comprende perché questo non venga pagato al 100% <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2022/698892/EPRS_ATA(2022)698892_EN.pdf">come nella maggioranza degli altri paesi europei</a>, compresi quelli vicini a noi come Francia, Portogallo, Spagna e Austria.<br />
Il fatto di poter usufruire di un mese retribuito con 50 punti percentuali in più rispetto allo standard del 30% è certamente un beneficio, il quale permetterà di raggiungere il minimo sindacale consigliato dalla Società italiana di neonatologia e dall’Organizzazione mondiale della sanità di almeno 6 mesi per sostenere l’allattamento. Nei fatti però, questa misura, sia pure utile e giusta, non solo non risponde ancora ai bisogni minimi delle mamme, ma aumenterà plausibilmente lo squilibrio fra congedi disponibili per le madri e quelli per i padri, che è tra i più marcati in Europa, allineandoci a Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Ciò si riflette a sua volta nel divario occupazionale fra uomini e donne che è <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/EDN-20200306-1">il più alto d’Europa dopo quello della Grecia</a>.<br />
È importante, poi, sottolineare che, se per il congedo di maternità l’Italia si colloca ai posti medio-alti, per <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2022/698892/EPRS_ATA(2022)698892_EN.pdf">il congedo di paternità si colloca invece ai livelli più bassi</a>, mentre i congedi parentali sono non solo fra i peggio pagati (un mese all’80% non cambia questo ranking), ma anche piuttosto brevi rispetto ad altri Paesi (la Germania, per esempio, garantisce 24 mesi a ciascun genitore) .</p>
<p><strong>Che fare?</strong><br />
La strada da fare per portarci a livelli comparabili a Paesi vicini a noi è lunga, <a href="https://www.eurofound.europa.eu/publications/customised-report/2019/parental-and-paternity-leave-uptake-by-fathers">sia in termini di politiche che di impegno dei padri nella cura</a>. Se il traguardo è quello di arrivare, il più velocemente possibile, alla piena parità nel coinvolgimento di madri e padri, si potrebbe partire subito con un prolungamento deciso dei congedi di paternità, come ha fatto in Francia il presidente Macron portandoli in un colpo solo da 14 giorni lavorativi a 28. Più ambizioso, ma cruciale, sarebbe garantire un periodo continuativo e significativamente più lungo di congedo di paternità dopo la nascita, effettivamente obbligatorio ed esteso ai lavoratori che ora non ne hanno diritto. Il tutto accompagnato da una campagna di sensibilizzazione dei datori di lavoro, che potrebbe vedere un’alleanza strategica con soggetti istituzionali come l&#8217;Inps, affinché i congedi di paternità vengano usati dalla totalità dei padri aventi diritto. Infine, aggiungere una migliore retribuzione per tutti i mesi di congedo genitoriale per madri e padri pari almeno all’80% del salario, soglia sotto la quale, secondo l’esperienza europea, i padri neanche li prendono e le madri lavoratrici subiscono un danno economico rilevante.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando nasce un figlio nasce anche un padre</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/quando-nasce-un-figlio-nasce-anche-un-padre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annina Lubbock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 08:56:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Societa’ e diritti]]></category>
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					<description><![CDATA[L’ottava edizione del rapporto di Save the Children sulla maternità in Italia contiene, per la prima volta, un capitolo dedicato ai papà.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo rapporto di Save the Children sulla maternità in Italia, <a href="https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2023.pdf">Mamme equilibriste</a> contiene, per la prima volta, una sezione sui padri, Quando nasce un figlio, nasce anche un padre, a cura di Maddalena Cannito, autrice del bel libro Fare spazio alla paternità (Il Mulino 2022).<br />
Si parla di come è cambiata e sta cambiando la paternità in Italia, dell’impatto del lavoro sull’essere padri, della offerta (scarsa) di congedi per i papà, e del loro utilizzo effettivo (altrettanto scarso). Una sezione ancora breve, nove pagine su settantasette, ma destinata a crescere se si pensa a quello che ci dice la scienza, ovvero che il ruolo del padre come secondo caregiver, soprattutto nei primi mille giorni, è specifico e non meno importante di quello della madre per lo sviluppo cognitivo, affettivo e sociale dei bambini e delle bambine, poi adolescenti e infine persone.<br />
La presenza affettiva e pratica del padre fin dalla gravidanza e la nascita, dunque, risponde a un bisogno effettivo e importante per l’intera famiglia. Ed è anche necessaria per riequilibrare il carico del lavoro di cura e domestico, ora fortemente sbilanciato a sfavore delle donne, come documentano con dovizia di dati le analisi di Alessandra Minello contenute in questo stesso rapporto.<br />
Un contributo, quello dei papà, importante anche per favorire l’occupazione femminile, rispetto alla quale l’Italia è al penultimo posto in Europa. Sarebbe un segnale importante che un giorno il rapporto di Save the Children, utilissimo e ben documentato, possa intitolarsi Genitori equilibristi, a documentare un avvenuto cambiamento, nella cultura e nella normativa, rispetto ai ruoli di madri e padri nella cura. Un obiettivo per il quale il progetto 4e-parent lavora.</p>
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