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	<title>Voci di cambiamento | 4e-parent</title>
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	<description>EQUAL ENGAGED EARLY EMPATHETIC</description>
	<lastBuildDate>Wed, 18 Jun 2025 08:11:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Voci di cambiamento | 4e-parent</title>
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	<item>
		<title>Family Friendly Workplace Initiative: per il benessere delle famiglie</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/family-friendly-workplace-initiative-per-il-benessere-delle-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Apuzzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 18:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Superare gli stereotipi di genere ed equilibrare i ruoli per raggiungere una genitorialità equa e condivisa richiede un impegno sociale diffuso e cambiamenti strutturali e politici profondi. Tra questi, ambienti di lavoro che supportino i e le dipendenti anche nel loro ruolo di genitori. È qui che entra in gioco il programma UNICEF.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Superare gli stereotipi di genere ed equilibrare i ruoli per raggiungere una genitorialità equa e condivisa richiede un impegno sociale diffuso e cambiamenti strutturali e politici profondi.</p>
<p>Sebbene in Italia le tendenze si stiano gradualmente invertendo e oggi, rispetto al passato, ci sia una maggiore partecipazione dei papà – sia dal lato pratico che empatico -, i congedi di maternità restano di gran lunga superiori a quelli di paternità, utilizzati esclusivamente dal 58% degli aventi diritto, con picchi al nord e minimi al sud. Ciò trova spiegazione principalmente nel pregiudizio, ancora radicato, che la cura e la crescita di figli e figlie siano responsabilità primarie delle madri, mentre ai padri è riservato solo un ruolo (facoltativo) di supporto, limitato spesso al solo sostegno economico.</p>
<p>Cambiare rotta, però, non può essere esclusivamente una responsabilità politica. C’è bisogno di promuovere innanzitutto ambienti di lavoro che riconoscano e supportino i e le dipendenti anche nel loro ruolo di genitori, offrendo tempo e risorse adeguate e mettendo sempre al centro i diritti della prole, con la consapevolezza che il coinvolgimento attivo di entrambe le figure genitoriali ha un impatto più che positivo sulla loro crescita.</p>
<p>Un esempio concreto arriva dall’ UNICEF, partner associato del progetto 4e-parent, che con la recente <a href="https://www.unicef.it/aziende/family-friendly-workplace-initiative/"><em>Family Friendly Workplace Initiative</em></a> supporta le aziende nell’introduzione di politiche family-friendly nei luoghi di lavoro volte a promuovere il benessere e i diritti di bambini e bambine. Da sempre impegnato nel dialogo con il mondo imprenditoriale, l’UNICEF invita le imprese a riflettere sull’impatto delle proprie politiche organizzative sul benessere e sullo sviluppo degli adulti del domani. I dati dimostrano che muoversi in questa direzione generi benefici duraturi per il benessere fisico e mentale dei bambini e delle bambine: dal miglioramento dello sviluppo cognitivo e socio-emotivo alla riduzione del rischio di insorgenza di ansia, depressione e disturbi alimentari.</p>
<p>Per una società equilibrata e realmente inclusiva è fondamentale partire da ambiti familiari fatti di genitori realmente presenti e partecipi. Ne abbiamo parlato con Chiara Zanetti, responsabile della <em>Family Friendly Workplace Initiative</em> per l’UNICEF, che ci ha raccontato come questa iniziativa sia nata a seguito di un’analisi preliminare riguardo il benessere dei minori in Italia, la quale ha evidenziato l’assenza di un reale approccio sistemico che tenesse conto di questi aspetti in un’ottica di supporto genitoriale alla crescita.  Il programma è stato ispirato da esperienze internazionali pregresse, come in Australia, Argentina o Vietnam, paesi nei quali l’UNICEF ha promosso piani di supporto alla genitorialità all’interno dei contesti lavorativi. “L’elemento innovativo” – ci spiega Chiara – “è adottare la lente dei diritti degli under 18 per andare a supportare le aziende in questa fase di revisione e implementazione di politiche family friendly […] con l’obiettivo che l’azienda stessa diventi ambasciatrice e promotrice di un cambiamento il cui centro è il benessere dei bambini”. La <em>Family Friendly Workplace Initiative</em> è strutturata come percorso di <em>mentoring</em>, attraverso il quale le aziende sono accompagnate nel riconoscere i propri gap e nel definire obiettivi concreti per implementare le policy. A partire da un processo di autovalutazione, viene organizzato un piano d’azione operativo specifico con una serie di strategie mirate, la cui efficacia è monitorata grazie a un set di strumenti manageriali sviluppati in collaborazione con la SDA Bocconi. L’iniziativa ad oggi è in una prima fase di sperimentazione durante la quale saranno raccolti e valutati i feedback da parte delle aziende, con l’intenzione di poter eventualmente estendere l’iniziativa nel tempo.</p>
<p>Promuovere i diritti dei bambini e delle bambine in ambienti lavorativi che favoriscono un equilibrio tra vita professionale e vita privata equivale non solo a tutelare le famiglie, ma anche a rafforzare la fidelizzazione del personale e ridurre il turnover, con vantaggi tangibili per tutti e tutte.</p>
<p>Un sistema che sostiene la genitorialità, sostiene l&#8217;infanzia. E un paese che investe nei bambini e nelle bambine, investe su se stesso. È un cambiamento culturale che può prendere forma solo attraverso gesti concreti e scelte consapevoli, capaci di generare un impatto reale sul futuro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È arrivato il tempo dei padri che accudiscono</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/e-arrivato-il-tempo-dei-padri-che-accudiscono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 10:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è vero che per natura i maschi sono sempre aggressivi e le femmine sempre accudenti, dice Sarah B. Hrdy, autrice di un saggio ponderoso e ben documentato, pubblicato a maggio scorso dalla Princeton University Press e più recentemente in Italiano da Bollati Boringhieri col titolo “Il tempo dei padri: l’istinto maschile nella cura dei figli”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo in un periodo storico ambiguo. Da decenni ormai le donne in quasi tutti i Paesi occidentali hanno conquistato a pieno titolo l’accesso al mondo del lavoro e questa rivoluzione ha già modificato la struttura della famiglia. Sempre più padri sono coinvolti nell’accudimento dei figli e gli stereotipi di genere si avviano a tramontare.<br />
Al tempo stesso, in Europa e negli Stati Uniti stanno guadagnando consenso movimenti e personaggi politici che promuovono un ideale di mascolinità competitiva e aggressiva e una rigida divisione dei ruoli tra uomini e donne, con queste ultime destinate “per natura” all’accudimento.<br />
È in questo contesto che si leva la voce della sociobiologa statunitense Sarah Blaffer Hrdy, autrice di un saggio ponderoso e ben documentato dal titolo “Father time: a natural history of men and babies“, pubblicato a maggio scorso dalla Princeton University Press e più recentemente in Italiano da Bollati Boringhieri col titolo “Il tempo dei padri: l’istinto maschile nella cura dei figli”.</p>
<p><strong>Questione di strategie</strong></p>
<p>Non è vero che per natura i maschi sono sempre aggressivi e le femmine sempre accudenti, dice la Hrdy. Nel corso della storia evolutiva dei vertebrati e dei primati, compresi i nostri diretti antenati e anche oggi nel mondo animale, maschi e femmine hanno messo e mettono in atto diverse strategie per adattarsi alle condizioni ambientali e assicurare la sopravvivenza della prole, del gruppo e della specie. Talvolta un comportamento aggressivo nei confronti degli individui estranei è funzionale all’affermazione della discendenza di un maschio. Talvolta questo approccio è dannoso per il gruppo, come è accaduto ad alcune popolazioni di mammiferi in cui i maschi usano uccidere i cuccioli degli altri padri per avere accesso alle femmine e generare con loro figli propri, popolazioni che si sono avvicinate all’estinzione per avere reiterato troppo spesso la pratica.<br />
In questi casi si è rivelata vincente una strategia maschile alternativa: rimanere accanto alla femmina durante la gravidanza e l’accudimento della cucciolata per scoraggiare gli attacchi degli estranei. E quel che succede quando il maschio è esposto assiduamente alla presenza dei cuccioli fin dalla nascita è stupefacente: l’assetto ormonale del padre muta, il suo livello di testosterone cala, mentre cresce la prolattina. Di pari passo cambia anche il comportamento del maschio, che risponde agli stimoli dei piccoli e li accudisce con lo stesso impegno della madre.</p>
<p><strong>Lo stesso fenomeno nella nostra specie</strong></p>
<p>Diversi studi dimostrano che anche nella specie umana la fisiologia maschile cambia quando il padre rimane a lungo a stretto contatto con figlie e figli piccoli, esposto alle loro richieste di accudimento.<br />
Come in altre specie, il testosterone cala e aumenta la prolattina. È stato anche osservato un altro fenomeno. I padri che assistono le madri senza però impegnarsi personalmente nel ruolo di care giver primario, attivano le aree del cervello deputate al pensiero razionale e all’organizzazione. Quelli invece che si dedicano in prima persona all’accudimento e condividono alla pari con la madre il ruolo di care giver primario, attivano le aree limbiche del cervello, quelle più antiche e primitive. Lo stesso accade nelle famiglie monogenitoriali in cui è presente solo il padre e in quelle omogenitoriali con due padri.<br />
In sostanza, il padre distaccato dalla prole non è più “naturale” di quello accudente. Il modello di paternità più adeguato dipende dal contesto socioculturale.<br />
Il calo della concentrazione del testosterone favorisce comportamenti più collaborativi con tutti, non solo con i familiari, a beneficio del gruppo. E dal punto di vista evolutivo, un uomo più collaborativo e meno aggressivo è avvantaggiato, perché preferito dalla donna che vuole costruire una famiglia.<br />
Per operare questo cambiamento è necessario che il neo-papà abbia il tempo per dedicarsi senza distrazioni al figlio o alla figlia appena nata. È evidente quanto sia importante in questo senso il ruolo del congedo di paternità.</p>
<p><strong>Più vantaggi per tutti</strong></p>
<p>Già nel primo anno di vita, il bambino o la bambina è in grado di percepire le intenzioni degli adulti di riferimento. I neuroni specchio aiutano i piccoli e le piccole a sviluppare l’empatia prendendo a modello chi li accudisce. La presenza di un padre coinvolto è preziosa per lo sviluppo delle loro competenze sociali.<br />
Il padre stesso, come dimostrano diversi studi, trae dall’esperienza dell’accudimento gratificazione e fiducia nelle proprie capacità genitoriali e sviluppa un proprio personale stile di cura, che non scimmiotta quello materno.<br />
Infine la madre non è solo alleggerita nelle sue incombenze quotidiane, ma trova anche sostegno nell’allattamento. È dimostrato che quando il padre è informato e motivato al riguardo, aumentano la probabilità di un corretto avvio dell’allattamento e la sua durata e migliora la capacità della madre di ottenere aiuto in caso di difficoltà.<br />
La legittima aspirazione femminile a dividere equamente con il partner maschile la cura della famiglia non è quindi affatto in contrasto con la natura. Bambini e bambine hanno bisogno della mamma, ma ne hanno altrettanto del papà.<br />
In conclusione, dice la Hrdy, “la base biologica che determina il comportamento di cura (o di non cura) nei maschi ha centinaia di milioni di anni”, ma per secoli la nostra società patriarcale ha preferito ignorare questa possibilità e prodotto ruoli di genere rigidi, decisamente vantaggiosi per gli uomini. Da questo deriva la necessità di ridefinire, oltre che la paternità, anche la maschilità in genere, compreso il concetto stesso di ‘virilità’.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Papà ha bruciato i biscotti e non se lo aspettava</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/papa-ha-bruciato-i-biscotti-e-non-se-lo-aspettava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 17:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Diventato padre, Jeffrey scivola in un’inattesa spirale di crisi e si sente senza vie d’uscita: reagisce prendendo in mano la telecamera e realizzando un video diario personale come tentativo di auto terapia. Il senso di smarrimento per il repentino cambiamento di ruolo e di abitudini è lo stesso che vivono tante nuove mamme, nonostante abbiano avuto nove mesi di tempo per prepararsi anche fisicamente all’idea. La novità qui sta nel fatto che a percepirlo e a manifestarlo siano dei padri: è il sintomo di un cambiamento che si fa sempre più strada nella nostra società.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«È come se ti avessero messo una pentola in testa e avessero cominciato a suonarci la batteria». Così descrive la paternità una delle voci narranti del documentario <em>Papà ha bruciato i biscotti,</em> realizzato e prodotto dal giornalista e regista Jeffrey Zani. Poche parole bastano a trasmettere in modo efficace lo sbigottimento di chi viveva una quotidianità familiare che tutto a un tratto viene travolta dall’arrivo di un bambino o di una bambina. Una piccola persona che prima non c’era sbuca dal nulla, richiede accudimento ininterrotto 24 ore su 24 e responsabilità assoluta, si esprime spesso in modo incomprensibile, agisce in modo imprevedibile, tiene svegli la notte.</p>
<p>Il senso di smarrimento per il repentino cambiamento di ruolo e di abitudini è lo stesso che vivono tante nuove mamme, nonostante abbiano avuto nove mesi di tempo per prepararsi anche fisicamente all’idea. La novità qui sta nel fatto che a percepirlo e a manifestarlo siano dei padri: è il sintomo di un cambiamento che si fa sempre più strada nella nostra società. Il buon padre modello del secolo scorso aveva la responsabilità di mantenere la famiglia, ma raramente era coinvolto nell’accudimento di bimbe e bimbi piccoli. Non aveva modo di sperimentare l’impegno fisico e psicologico richiesto da questo compito. All’epoca la realizzazione di un documentario come questo sarebbe stata impensabile. Quella dei nuovi padri accudenti è una realtà ormai diffusa e anche le loro istanze trovano voce.</p>
<p><strong>Una rappresentazione edulcorata che non prepara alla realtà</strong></p>
<p>Il documentario si apre con una piccola finestra al centro dello schermo nero che mostra scene di un filmino retrò: bambini che ridono e giocano sul prato di una villetta, un papà sereno e sorridente che intrattiene il suo piccolo, che taglia una torta di compleanno, una festa in famiglia. La voce fuori campo di uno psicologo britannico spiega che quelle immagini edulcorate non rendono giustizia alla realtà vissuta ogni giorno da tanti padri.</p>
<p>Rappresentare la paternità come un compito facile, istintivo, senza accogliere le ombre e le insicurezze che comporta, può generare sensi di colpa e inadeguatezza. Il disagio provato da tanti neo padri nei primi mesi di vita di figli e figlie può sfociare nel corrispondente maschile della depressione post partum. Capita al 10% dei padri. Il 16% soffre di manifestazioni di ansia. E, pur senza arrivare alla patologia, tanti si sentono sopraffatti dalla stanchezza e dalla responsabilità.</p>
<p>«Ho sentito la necessità di parlarne, perché è qualcosa che si scopre solo nel momento in cui ci si trova a viverlo», commenta l’autore Jeffrey Zani, che è partito dalla sua esperienza personale per coinvolgere le voci di altri testimoni, neo padri e psicologi. «Negli incontri per la preparazione alla nascita nessuno avverte i futuri padri. Non hai il coraggio di confrontarti con familiari e amici perché ti senti sbagliato, diverso. Non ne parli con la tua partner per non caricarla di un peso ulteriore, sapendo quanto a sua volta è impegnata nelle cure. Vuoi fare una ricerca in rete e non sai quali parole chiave usare, perché non possiedi neppure un vocabolario adeguato per descrivere quello che stai vivendo».</p>
<p>La solitudine è forse lo scoglio maggiore in cui si imbatte il neo papà che vive con disagio la novità del suo ruolo. «L’ho rappresentata nel documentario con lo schermo nero che separa le testimonianze, come fossero tanti puntini scollegati tra loro», spiega Zani.</p>
<p>L’isolamento è accentuato dallo stigma di cui è oggetto nel sentire comune l’uomo che manifesta la sua fragilità. Il padre tradizionale è una figura infrangibile, che non soccombe alla stanchezza, al dubbio o al senso di inadeguatezza. L’idea che l’uomo non possa manifestare queste debolezze è ancora molto radicata nella nostra cultura. A questo pregiudizio si aggiunge luogo comune che il neo papà, proprio come la neo mamma, dovrebbe essere felice perché ha realizzato il proprio desiderio di genitorialità o, quanto meno, non dovrebbe lamentarsi delle conseguenze di una sua scelta consapevole.</p>
<p>«L’uomo tende a reagire allo stress con lo scatto di rabbia, l’urlo, il gesto, trova rifugio nel fumo, nello sport praticato in modo compulsivo, nel lavoro come scusa per allontanarsi, nel tradimento», osserva nel documentario Franco Baldoni, professore di Psicologia Clinica dell’Università di Bologna. «Difficilmente chiede aiuto a un professionista».</p>
<p>È proprio questo, invece, l’obiettivo di “Papà ha bruciato i biscotti”: dare voce al disagio, renderlo visibile, così che altri padri capiscano di non essere soli e trovino la forza di chiedere aiuto.</p>
<p><strong>La diffusione del documentario </strong></p>
<p>La realizzazione dei 55 minuti di documentario ha richiesto 3-4 anni, per la difficoltà di reperire testimoni disposti a raccontare le loro storie, esperti con specifiche competenze, di riprendere scene spontanee di vita domestica, con le ulteriori limitazioni imposte durante la pandemia. Ora che è stato finalmente completato, dovrà trovare i giusti canali di distribuzione. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lJ8D2Df6pho">Il trailer è già a disposizione online</a>.</p>
<p>Dopo avere partecipato ad alcuni festival nel corso degli ultimi mesi, l’autore sta ora organizzando proiezioni rivolte a operatori del settore, i primi a dover essere sensibilizzati per raggiungere un pubblico più ampio.<br />
Il prossimo 9 ottobre il film verrà mostrato a Bologna durante una matinée organizzato dal Coordinamento Centri per le famiglie Emilia – Romagna &#8211; Area Infanzia e Adolescenza, pari opportunità, terzo settore &#8211; Settore Politiche sociali, di inclusione e pari opportunità. Sono stati invitati ad assistere i referenti di 42 centri per le famiglie.<br />
Una seconda proiezione è prevista per il 16 ottobre a Torino, nella sede dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte e nell’ambito di un evento curato in collaborazione con SSD Psicologia Clinica e Neonatologia Universitaria del P.O.S. Anna di Torino, in programma dalle ore 16:30 alle 20:30.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un movimento di papà che si batte per congedi di paternità più lunghi attacca bimbi nel marsupio alle statue di Londra</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/un-movimento-di-papa-attacca-bimbi-nel-marsupio-alle-statue-di-londra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Natalia Milazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 12:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Il movimento inglese The Dad Shift, che si batte per congedi di paternità più lunghi nel Regno Unito, ha attaccato alle statue di alcuni personaggi famosi marsupi con un bambino, per sottolineare l'importanza del legame tra padre e figli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Amelia Gentleman sul <a href="https://www.theguardian.com/money/2024/sep/17/campaigners-model-baby-slings-statues-london-paternity-leave">Guardian</a> racconta l&#8217;iniziativa del movimento <a href="https://thedadshift.org/">The Dad Shift</a> (&#8220;Diventare papà&#8221;), attivo in Gran Bretagna per chiedere un aumento del congedo di paternità, tra i più corti al mondo nel paese anglosassone.</p>
<p>Gli attivisti a Londra hanno attaccato colorati marsupi con (finti) bambini alle statue di importanti personaggi maschili: si sono così ritrovati con un bel bambino stretto al petto l&#8217;ingegnere Isambard Kingdom Brunel, gli attori Laurence Olivier e Gene Kelly, i calciatori Thierry Henry e Tony Adams. Lo scopo è attirare l&#8217;attenzione sull&#8217;importanza del legame tra papà e figlio o figlia.</p>
<p>Gli attivisti intendono consegnare una<a href="https://action.thedadshift.org/a/open-letter?utm_source=organic&amp;utm_medium=website&amp;utm_campaign=homepage"> lettera aperta</a> al Primo Ministro alla fine del mese, invitandolo ad agire rapidamente per migliorare le condizioni del congedo di paternità.</p>
<p>“Un congedo parentale adeguato per i padri e i co-genitori è un bene per le madri, per i bambini e le bambine, per i padri e anche per la società. I Paesi con un congedo di paternità di sei o più settimane hanno un divario di genere negli stipendi inferiore del 4% e un divario di partecipazione alla forza lavoro inferiore del 3,7%, il che significa che il cambiamento può contribuire a far crescere l&#8217;economia aiutando le famiglie britanniche”, si legge tra l&#8217;altro nella lettera aperta.</p>
<p>&#8220;Un&#8217;idea geniale, a cui ispirarsi per la campagna di advocacy con la parte politica promossa dal progetto 4e-Parent, per aumentare significativamente i congedi di paternità in Italia&#8221;, ha commentato Angela Giusti, coordinatrice scientifica del progetto 4e-Parent.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La neve in fondo al mare e i papà sommozzatori: il dolore dei giovani e il ruolo dei genitori.</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/la-neve-in-fondo-al-mare-e-i-papa-sommozzatori-un-romanzo-sul-dolore-dei-giovani-e-sul-ruolo-dei-genitori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 10:06:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Cristina Valsecchi ha letto per noi "La neve in fondo al mare" (Einaudi), romanzo incentrato su due temi: Il primo è la sofferenza mentale dei giovani, che ci destabilizza e ci coinvolge. Questa ci porta a riflettere sul secondo tema, il compito dei genitori, il loro rapporto con figli e figlie, le aspettative sociali nei loro confronti. In particolare, l’esperienza della paternità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caetano Bernardi è il papà di Tommaso, sedicenne affetto da anoressia nervosa, ricoverato in un reparto di neuropsichiatria infantile perché ha assunto un’overdose di pillole dimagranti.<br />
Veglia sul figlio notte e giorno dal letto accanto, si interroga sulle ragioni che hanno condotto il ragazzo fino a quel punto, aspetta il suo ritorno “come Ulisse e Telemaco al contrario”. Protagonista del romanzo di Matteo Bussola <em>La neve in fondo al mare</em> (Einaudi, 2024, pp.192, 17 euro), Caetano trascorre giorni nel reparto in cui è ricoverato il figlio, ripercorrendo la sua esperienza di padre alla ricerca di un suo errore, dell’origine del male, e incontrando altri ragazzi sofferenti, altre storie e altri genitori smarriti.<br />
Due sono i temi principali del racconto. Il primo è la sofferenza mentale dei giovani, che ci destabilizza, ci coinvolge e ci porta a riflettere sul secondo: il compito dei genitori, il loro rapporto con figli e figlie, le aspettative sociali nei loro confronti. In particolare, l’esperienza della paternità.</p>
<p><strong>“’Sti papà non sai mai dove metterli”</strong></p>
<p>Nonostante Caetano sia un papà presente nella vita del figlio, quando rievoca la nascita e le prime esperienze di vita di Tommaso lo fa con amarezza, per un senso di estraneità che sente di non meritare, un senso di estraneità imposto in parte dalla natura, ma soprattutto dalla cultura.</p>
<p>“Ti tengo in braccio che hai un minuto di vita. Hai labbra rosse e sottili, occhi dal taglio orientale, stretti e allungati, un colorito violaceo che per un attimo ci ha fatti preoccupare. Sul panno che ti avvolge ci sono ancora tracce di sangue e fluidi corporei, sulla pelle del viso piccoli filamenti biancastri: i segni della tua prima battaglia di figlio e della mia prima impotenza di padre. Sembri così arrabbiato, mentre le tue urla riempiono la stanza dalle pareti verdi, il grido antico di chi è stato sottratto al suo essere intero, di chi si trova di colpo nuovo e diviso. Quando il tuo pianto aumenta, quasi ti strappano dalle mie mani per riconsegnarti a tua madre, perché – mi spiegheranno in seguito – lo skin to skin con la mamma è fondamentale per calmare il bambino, regolare il suo respiro, placare il battito. Resto in piedi con le braccia vuote protese in avanti, già orfano di te, vi guardo immobile, un’ostetrica mi passa di fianco e mi urta con un vassoio. – ’Sti papà non si sa mai dove metterli, – dice con un tono carico di comprensibile stanchezza”.</p>
<p>Al contrario delle madri, che vivono nella carne il loro rapporto con i figli ancor prima del parto, i padri devono costruirselo giorno per giorno dal momento della nascita “e a volte non ci riescono mai”, osserva Caetano. È la sofferenza di Tommaso che porta alla luce il senso di estraneità di Caetano. Senza la crisi, non sarebbe mai emerso e le sue istanze di cambiamento sarebbero rimaste invisibili. Lui ama suo figlio e fa tutto quello che la società chiede a un bravo padre di fare. Perché allora non ottiene la ricompensa che gli spetta, un figlio felice?</p>
<p><strong>Gli altri padri e madri, gli altri figli e figlie</strong></p>
<p>Le vicende parallele degli altri ragazzi e ragazze ospiti del reparto e delle loro famiglie ci permettono di allargare lo sguardo su altre situazioni, reazioni, modi di vivere il rapporto genitoriale. Quello del padre di Marika, Franco, che nega la sofferenza della figlia, la accusa di essere una manipolatrice, contesta il parere dei medici con un atteggiamento esasperato che tradisce la sua stessa fragilità. Quello del padre di Nicholas, sopraffatto dagli scatti di violenza del figlio, inebetito. Quello di Amelia, divorata dal rimpianto per la vita di prima, prima della malattia di sua figlia, prima di sua figlia, e dal senso di colpa per il suo rimpianto. E gli altri padri e le altre madri rappresentati solo con qualche pennellata, per ricordarci che il panorama delle storie umane è vario.</p>
<p>Salvo un singolo caso, questa carrellata suggerisce che non ci sono colpe specifiche all’origine della sofferenza di figli e figlie, ma errori involontari e umana imperfezione.</p>
<p><strong>Dinamiche inevitabili</strong></p>
<p>Anche Caetano, pur sentendosi inadeguato, non ha vere colpe, se non quella di avere proiettato sul figlio la propria idea di felicità. Né lui, né sua moglie, che pure ha dato alla luce Tommaso, hanno la ricetta segreta per preservare il ragazzo dalla sofferenza: è destino che figli e figlie prendano la loro via e non è facile trovare il giusto equilibrio tra l’accompagnarli e il lasciarli liberi.</p>
<p>A questo punto il tema della sofferenza mentale è servito allo scopo di introdurre una riflessione sulla genitorialità e ha portato a termine il suo compito. Così le vicende di Tommaso e dei suoi compagni e compagne di reparto arrivano più o meno a conclusione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le grandi mani di mio padre &#8211; Quando un gesto vale più di mille parole</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/le-grandi-mani-di-mio-padre-quando-un-gesto-vale-piu-di-mille-parole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 15:24:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Si può riuscire a trasmettere l’importanza della figura paterna, del senso di consapevolezza e di responsabilità che si celano in ogni gesto, avendo come unico strumento delle illustrazioni? Nel silent book di Choi Deok Kyu tutto questo diventa possibile.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È possibile affrontare il tema della paternità senza ricorrere alle parole? Si può riuscire a trasmettere l’importanza della figura paterna, del senso di consapevolezza e di responsabilità che si celano in ogni gesto, avendo come unico strumento delle illustrazioni? Nel silent book di <em>Choi Deok Kyu</em> tutto questo diventa possibile.</p>
<p>Parlare di paternità non è mai stata cosa semplice né scontata. La maternità ha da sempre maggiore visibilità ai nostri occhi, sia per via di paradigmi sociali e culturali che ancora oggi permangono, sia per l’atto che lega inevitabilmente la figura femminile alla nascita di una nuova vita, uno straordinario evento, fatto di lunghe attese e di importanti sconvolgimenti fisici per la mamma.</p>
<p>Ma parlare di paternità diventa ancora più complesso se si prova a farlo in modo diverso, da una nuova prospettiva, trasmettendo una visione moderna, al passo coi tempi.</p>
<p>Il progetto <em>4e-parent</em> ha come obiettivo proprio quello di comunicare l’importanza della figura paterna, sottolineando la crucialità di promuovere l’impegno e la presenza del padre fin dai primi istanti di vita del bambino o della bambina, a partire dal delicato momento del <a href="https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-il-rientro-a-casa-dopo-il-parto-un-periodo-da-vivere-insieme/">rientro a casa</a> subito dopo il parto, secondo un’idea di mascolinità capace di essere accudente e responsiva. In questo contesto, spesso ci si dimentica del profondo significato che può assumere un semplice gesto o l’impatto comunicativo che può avere la raffigurazione di una scena di vita quotidiana.</p>
<p>Questo invece è proprio quello che <em>Choi Deok-Kyu, </em>classe 1974, scrittore coreano di molti libri per bambini, è riuscito a fare con il suo libro <em><a href="https://www.quintoquartoedizioni.it/libro/le-grandi-mani-di-mio-padre/">Le grandi mani di mio padre (Quinto quarto, pagg. 40, euro 17,10)</a>, </em>un silent book che grazie a delle splendide illustrazioni parla dritto al cuore senza bisogno di parole.</p>
<p><strong>Due vite a confronto</strong></p>
<p>Attraverso una sola sequenza di immagini, infatti, l’autore descrive dettagliatamente le tappe più importanti di due vite messe a confronto, quella di un padre e quella di suo figlio, che con il tempo si ritrovano a vivere le stesse dinamiche, seppure a ruoli invertiti.</p>
<p>La narrazione si svolge su due canali paralleli, dove ogni pagina è divisa sia fisicamente sia idealmente; a sinistra un papà che si prende cura di un neonato in diverse situazioni, a destra quello stesso bambino, diventato adulto, che si ritrova ad accudire il papà, ormai anziano, negli stessi identici scenari.</p>
<p>Disegni dalla grafica semplice e chiara, messi in sequenza, comunicano l’importanza dei semplici gesti di cura, che si ripetono uguali a distanza di tempo; allacciare le scarpe, tagliare le unghie, infilare i bottoni, fare il bagno, sorreggere i passi. Si tratta sempre di gesti molto intimi, che implicano l’accettazione dell’altro in una sfera molto personale.</p>
<p>Se si guarda con attenzione, si noterà come alcune raffigurazioni delle pagine a sinistra siano state pensate all’interno di un cerchio, forse a voler rappresentare simbolicamente uno sguardo verso il passato, quasi attraverso un cannocchiale immaginario, mentre a destra il presente prende il sopravvento, manifestandosi con raffigurazioni a piena pagina.</p>
<p>Dunque un racconto, quello di Choi Deok Kyu, in cui le parole non servono. Una narrazione lasciata appositamente libera da riferimenti testuali, quasi come a volere che ciascun lettore guardi, osservi, ricordi per conto suo. Un silenzio voluto, per aiutare a far emergere il lato emotivo nascosto in ognuno di noi, ma anche per focalizzare l’attenzione sul senso di consapevolezza e di responsabilità che ogni genitore affronta per i propri figli e figlie, quella stessa responsabilità che ogni figlio a tempo debito sente di dover ricambiare, a testimonianza di un legame forte e indissolubile.</p>
<p><em>Le grandi mani di mio padre</em> sottolinea come quelle mani un tempo forti e possenti, che per lungo tempo hanno sorretto, protetto, accompagnato in ogni istante di vita, dall’infanzia all&#8217;età adulta, sono destinate a diventare fragili, rugose e bisognose di cure, ricordando il perpetuarsi del cerchio della vita, dove gli eventi ciclicamente si ripetono e ogni fine porta con sé un nuovo inizio.</p>
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		<title>Condividere in cerchio: racconto in prima persona</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/condividere-in-cerchio-racconto-in-prima-persona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 18:25:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Cristina Valsecchi racconta la sua partecipazione a uno degli incontri del corso “Incontrare i genitori in cerchio”. Dove ha potuto constatare che la condivisione delle esperienze, anche tra persone molto diverse, è non solo possibile, ma anche efficace nell&#8217;aiutare a riconoscere, decostruire e superare gli stereotipi legati al genere. «Tra i numerosi benefici della scoperta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cristina Valsecchi racconta la sua partecipazione a uno degli incontri del corso “Incontrare i genitori in cerchio”. Dove ha potuto constatare che la condivisione delle esperienze, anche tra persone molto diverse, è non solo possibile, ma anche efficace nell&#8217;aiutare a riconoscere, decostruire e superare gli stereotipi legati al genere.</p>
<p>«Tra i numerosi benefici della scoperta del fuoco per il genere umano, ce n’è uno che probabilmente ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo sociale dei nostri antenati: l’uso di riunirsi seduti in circolo intorno al focolare», dice Andrea Santoro. «Il cerchio è un potente strumento di condivisione  di esperienze e pensieri che pone i membri di un gruppo in posizione paritaria, favorisce il confronto, crea comunità». Andrea Santoro è presidente dell’Associazione il Cerchio degli Uomini di Torino ed è uno degli organizzatori dell’evento formativo del progetto 4e-parent “Incontrare i genitori in cerchio”, che si è tenuto a Torino, Roma e si ripeterà a Palermo il 4, 18 e 19 maggio e a Napoli il 14, 28 e 29 settembre 2024. Informazioni più dettagliate e il modulo per iscriversi gratuitamente al corso si trovano <a href="https://4e-parentproject.eu/formazione/incontrare-i-genitori-%20in-cerchio/">qui</a>.</p>
<p><strong>L’esperienza del cerchio</strong></p>
<p>Il cerchio è davvero uno strumento molto efficace. Ho potuto sperimentarlo di persona partecipando a una delle giornate del corso di Roma. Le persone presenti erano una quarantina, provenienti dagli ambiti più disparati: psicologhe, ostetriche, ricercatrici, volontarie e volontari di associazioni dedicate alla genitorialità, all’allattamento, alla cura di piccoli e piccole, un fisico delle particelle e un prete.</p>
<p>Io, alla mia prima esperienza a un incontro di questo tipo, ero abbastanza scettica sulla possibilità che tanti estranei potessero confidare senza imbarazzo esperienze personali, riflessioni intime, ricordi ed emozioni. Eppure così è stato e il confronto con gli altri ha permesso, in una manciata di ore, di trovare elementi comuni tra individui apparentemente molto diversi tra loro.</p>
<p>Credo che uno dei maggiori ostacoli che impediscono di infrangere gli stereotipi di genere nella nostra società sia la solitudine di ciascun uomo o donna imprigionato nella gabbia del proprio ruolo designato. Prova disagio per i propri limiti senza sapere che spesso chi lo circonda sperimenta le stesse difficoltà. Solo la condivisione del vissuto di ciascuno può portare alla consapevolezza di quanto gli stereotipi siano nocivi per tutti e tutte. Il cerchio può aiutare a intraprendere questo percorso. Non a caso, al termine dell’esperienza di confronto, i concetti che sono emersi riguardano proprio la costrizione dei ruoli: quello di “uomo vero”, a cui non sono consentite manifestazioni di tenerezza, e quello materno tradizionale, che si impone come una gabbia di doveri.</p>
<p><strong>Uno strumento per i formatori</strong></p>
<p>Mi ha sorpresa anche l’autodisciplina dei partecipanti, che si sono alternati negli interventi senza togliersi spazio reciprocamente, senza sforzo apparente di Andrea Santoro e degli altri conduttori e conduttrici. Probabilmente la buona riuscita in questo senso è dovuta in parte al fatto che i presenti erano tutti molto motivati e già abbastanza esperti di attività di gruppo. Il corso è destinato soprattutto a formatori, formatrici e aspiranti tali. Mi chiedo quali difficoltà si possano incontrare nella gestione di cerchi a cui partecipano madri e padri senza esperienze precedenti e anche in che modo coinvolgere chi avrebbe più bisogno di questa esperienza, cioè persone che hanno vissuti problematici e sono poco propense ad aprirsi.</p>
<p>Si è parlato, verso la conclusione della giornata, di cosa fare se durante la condivisione emergono delle testimonianze di violenza, fisica o psicologica. Come reagire se una persona ammette di esercitare violenza nei confronti dei figli o del o della partner? E se una persona confida di essere vittima di violenza? La risposta emersa è che in primo luogo bisogna aiutare la persona in questione a prendere coscienza di quello che agisce o subisce, invitando tutti a riflettere sulla situazione descritta. «A voi è mai capitato di essere stati umiliati? Come vi siete sentiti?».<br />
È necessario poi informarsi sulle strutture presenti sul territorio, per indirizzare all’occorrenza le persone in difficoltà verso percorsi di protezione, oppure di presa di coscienza e assunzione di responsabilità verso i propri agiti.</p>
<p><strong>Osserva l&#8217;esperienza anche attraverso un video</strong></p>
<p>Se vuoi farti un&#8217;idea realistica dell&#8217;esperienza dell&#8217;evento formativo &#8220;Incontrare i genitori in cerchio&#8221;, puoi guardare anche il video realizzato da Monia Torre in occasione di questo racconto. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=YNSR_dZalXM&amp;feature=youtu.be">Lo trovi su questo sito, nella sezione video.</a></p>
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		<title>Perché non sia una “GravidANSIA” &#8211; Come i papà vivono l&#8217;attesa</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/perche-non-sia-una-gravidansia-come-i-papa-vivono-lattesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 10:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche per i futuri papà l’attesa può essere motivo di dubbi e ansie. Uno di loro ha raccontato in una serie di cinque podcast la sua esperienza, condivisa con la compagna. Ed è stato subito un successo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Anche per i futuri papà l’attesa può essere motivo di dubbi e ansie. Danilo Cinti, uno di loro, ha raccontato in un podcast di cinque puntate la sua esperienza, condivisa con la compagna. Ed è stato subito un successo. Attraverso la condivisione del vissuto, passa un messaggio che invita ad accogliere le fragilità del momento, senza vergogne o paure.</em></p>
<p>Come si preparano all’arrivo di un figlio o di una figlia i futuri papà? Oggi, un momento in cui le aspettative sul ruolo dei padri stanno cambiando, crescono i timori o comunque ci si interroga in un modo diverso? Ne abbiamo parlato con Danilo Cinti, fisico, editore e comunicatore della scienza, che ha deciso di affrontare la sua paternità in modo originale, dando vita al podcast <em>Gravidansia &#8211; l’attesa di chi non aspetta,</em> diffuso via social. In meno di un mese ha già totalizzato un migliaio di download, confermando l’interesse e l’attenzione sul tema<u> (come testimoniano anche i racconti raccolti da 4e-parent nella sezione </u><a href="https://4e-parentproject.eu/category/podcast/">podcast</a><u>). </u>Il 70% di ascolti si riferisce al target 35-44 anni, con una netta maggioranza di donne (65%) rispetto agli uomini (35%), dati che suggeriscono come per la figura maschile approcciare il discorso continui a essere complicato.</p>
<p>Danilo si ritrova a vivere la sua paternità a 43 anni, e questo riflette un quadro europeo già di per sé noto e allarmante, di cui l’Italia detiene il primato; nel nostro paese, infatti, si diventa papà <a href="https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2024/03/18/papa-italiani-i-piu-vecchi-in-ueil-primo-figlio-quasi-a-36-anni_f3ba59f1-d7c0-4ec1-accb-def55f446c89.html">sempre più tardi</a>, mediamente intorno a 35,8 anni, mentre in Francia a 33,9, in Germania a 33,2. Un uomo su tre supera questa soglia arrivando a 36 anni ancora senza figli.<br />
Danilo ha realizzato il podcast, ci ha raccontato, come modo per esorcizzare dubbi, paure e ansie, oltre che per costruire un ricordo dettagliato di quella fortissima esperienza.</p>
<p><strong>Davvero in coppia durante l’attesa</strong></p>
<p>Nel suo podcast questo neopapà dalla sensibilità spiccata ripercorre in cinque episodi le tappe principali della gravidanza che condivide con la sua compagna, Giulia, al tempo stesso musa ispiratrice e protagonista del racconto. Sarà proprio lei, infatti, a rispondere alle domande e alle riflessioni poste da Danilo, testimoniando forte connessione e particolare maturità come coppia.<br />
Si parte così dalle prime domande esistenziali, che invadono la mente di Danilo fin dall&#8217;inizio, ovvero: <em>«La mia compagna starà bene?»</em> o anche: <em>«Che cosa posso fare per aiutare?»</em>, per poi fare spazio a un altro interrogativo:<em> «Ma non sarò troppo vecchio?».<br />
</em>Danilo si sofferma anche sull&#8217;importanza della fiducia reciproca (fondamento indispensabile per qualunque progetto di coppia), ma nel podcast si parla molto anche di identità, di come questa venga stravolta e messa in discussione, sia per lui sia per lei, nei nove mesi di attesa, colmi anche di cliché e di ovvietà, per finire con la prova più ardua, quella del parto, che segnerà l’inizio di una nuova vita.</p>
<p>Affrontare l’attesa con l’aiuto di una narrazione non è soltanto l’occasione per costruire ricordi e sfidare le proprie paure: riflette anche il bisogno interiore di un uomo di essere ascoltato, compreso e supportato nel suo nuovo ruolo, consapevole che esprimere le proprie sensazioni e manifestare le proprie emozioni continua a non essere facile per il genere maschile, almeno secondo gli <a href="https://4e-parentproject.eu/ai-maschi-la-competizione-alle-femmine-la-cura-a-scuola-ancora-troppi-stereotipi-di-genere/">stereotipi</a> ancora presenti e diffusi. Sono davvero poche le volte, infatti, in cui un futuro papà si si sente rivolgere domande di questo tipo: <em>«Come stai?» </em> oppure<em> «Come stai vivendo questo momento?»</em>. Le classiche domande che invece si fanno per abitudine e senza pensarci troppo alla futura mamma; ma di solito, mentre per la donna risulta più facile aprirsi e confrontarsi, per l&#8217;uomo non è altrettanto semplice.<br />
Anche per questo 4e-parent ha previsto degli <a href="https://4e-parentproject.eu/formazione/incontrare-i-genitori-%20in-cerchio/">incontri</a> di supporto per la transizione alla genitorialità e per le mamme e i papà nel periodo dei primi mille giorni, realizzati dall’associazione <em>Cerchio degli uomini,</em> partner del progetto.</p>
<p><strong>In squadra, come i pinguini</strong></p>
<p>Nel primo episodio del suo podcast, Danilo parla di un <em>empatico spirito di squadra, </em>ma non si riferisce agli esseri umani: racconta dei pinguini imperatore, descrivendo come questi animali vivono l’attesa. Per questo uccello che abita l’Antartide spetta infatti ai maschi covare l’unico uovo deposto, per tutti i mesi invernali, fino al momento della schiusa, in modo da permettere nel frattempo alla femmina di raggiungere l’oceano per rifocillarsi e recuperare le forze. Per ben quattro mesi saranno i futuri papà a proteggere l’uovo dalle intemperie e a prendersi cura dei primi istanti di vita del piccolo (in uno schema del tutto opposto al nostro) e per farlo si aiutano a vicenda, facendo scudo con il proprio corpo e avvicinandosi l&#8217;uno all’altro per far fronte alle rigide temperature antartiche. Solo alla fine dell’inverno la femmina farà ritorno, portando con sé provviste per il piccolo e dando il cambio al papà, che potrà finalmente riposare un po’.</p>
<p>Un bell’esempio di <a href="https://4e-parentproject.eu/essere-genitori-insieme-i-benefici-della-cogenitorialita/">cogenitorialità</a>, ci vuole dire Danilo, che si riferisce al proprio podcast come a un <em>diario di auto-aiuto</em>, in cui possono rispecchiarsi tanti papà, ma anche tante mamme e spera che possa essere d’ispirazione sia per le coppie che si apprestano a vivere l’esperienza dell’attesa, sia per tutti quei genitori che fanno fatica a raccontarsi e che forse così prenderanno coraggio.<br />
Accogliere le fragilità del momento, senza vergogne o paure: questo è il consiglio che Danilo, neo-papà si sente di dare a conclusione della sua esperienza, poiché non è sbagliato avere paura, è sbagliato non parlarne.</p>
<p>Puoi ascoltare Gravidansia su Spotify:</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Trailer" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/show/5rflpbhsQPib3wbb8QoL79?utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>Oppure su Spreaker: <a href="https://www.spreaker.com/podcast/gravidansia-l-attesa-di-chi-non-aspetta--6110641">https://www.spreaker.com/podcast/gravidansia-l-attesa-di-chi-non-aspetta&#8211;6110641</a></p>
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		<title>Le risorse per i papà: una mappa per trovarle</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/le-risorse-per-i-papa-una-mappa-per-trovarle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 10:41:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=1799</guid>

					<description><![CDATA[Gruppi di ascolto e confronto tra papà che vogliono vivere il loro ruolo con maggiore consapevolezza, attività di accompagnamento alla nascita per futuri padri, consulenza psicologica, ausilio legale, biblioteche e archivi di dati per gli studiosi che si occupano di paternità: sul sito del progetto 4e-parent c’è una mappa di risorse di sostegno per individuare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gruppi di ascolto e confronto tra papà che vogliono vivere il loro ruolo con maggiore consapevolezza, attività di accompagnamento alla nascita per futuri padri, consulenza psicologica, ausilio legale, biblioteche e archivi di dati per gli studiosi che si occupano di paternità: sul sito del progetto 4e-parent c’è una <a href="https://4e-parentproject.eu/risorse/">mappa di risorse di sostegno</a> per individuare sul territorio nazionale decine di attività indirizzate agli uomini che vogliono impegnarsi in prima persona nell’accudimento dei propri figli e figlie, per il benessere di tutti i membri della famiglia e per contrastare la cultura della violenza di genere. Per ogni risorsa indicata sulla mappa c’è una breve descrizione delle attività svolte, dei loro destinatari, indirizzi e numeri di telefono per prendere contatto.<br />
A mettere insieme questa iniziale raccolta nell’ambito di 4e-parent è stata l’associazione <a href="https://maschileplurale.it/">Maschile Plurale</a>, partner del progetto, che ne curerà l’ampliamento e l’aggiornamento nel corso del tempo, anche oltre i limiti temporali del progetto stesso.</p>
<p><strong>Un confronto a tante voci sulla mascolinità</strong></p>
<p>«L’associazione nazionale Maschile Plurale è nata nel 2007 e raccoglie oltre una trentina di membri provenienti da ogni parte d’Italia che, a loro volta, fanno parte di gruppi locali di consapevolezza maschile. In questo modo l’associazione è divenuta un riferimento per una rete di realtà associative autonome ma interconnesse», spiega il sociologo Marco Deriu, che ha partecipato alla sua fondazione. «Lo scopo di Maschile Plurale è mettere in discussione il modello patriarcale della mascolinità, valorizzando le differenze e le soggettività per prevenire sessismo e violenza e per fare spazio a nuove forme di maschilità e paternità».<br />
Nella sua attività culturale e sociale, l’associazione collabora con realtà femministe, con Centri Antiviolenza (CAV) e i Centri per Uomini Autori di Violenza (CUAV). «Ma la nostra attività principale è la formazione per promuovere una cultura che attraverso l’autoconsapevolezza e il confronto, prevenga la violenza, con la produzione di documenti, seminari, incontri nelle scuole e dibattiti», spiega Deriu.<br />
Attingendo alla propria rete di contatti e con l’aiuto di un primo nucleo di soggetti impegnati sui temi della paternità, Maschile Plurale ha selezionato le prime attività da riportare sulla mappa, dopo avere controllato che siano estranee a qualunque elemento di misoginia e omotransfobia. «Inoltre, abbiamo posto come condizione che non si tratti di iniziative commerciali, come consulenze o corsi professionali, ma principalmente gratuite, che talvolta richiedono un contributo economico di autofinanziamento per alcune delle loro attività, purché siano specificate con chiarezza nella descrizione», aggiunge.<br />
Le risorse elencate sul sito sono suddivise anche per tematica oltre che per area geografica.</p>
<p><strong>Ampliare la scelta</strong></p>
<p>Osservando la mappa, non si può fare a meno di notare che alcune Regioni ne sono del tutto sguarnite. «Sappiamo che in qualche area del Paese, soprattutto nelle Regioni meridionali e nelle isole, ancora scarseggiano le iniziative organizzate sui temi delle nuove maschilità e delle nuove paternità», commenta Deriu. «D’altra parte, la mappa è ancora incompleta: stiamo lavorando per arricchirla, per prendere contatto con associazioni e gruppi che ancora non conosciamo, pubblicizzare la nostra iniziativa e cercare nuove adesioni».<br />
Dal sito di 4e-parent si può accedere a un <a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdJRdk8tTJ_7N1JBZaOUEFKO6H7RASkVoZkBKlamOfAT1Ggnw/viewform">modulo</a> da compilare per segnalare realtà locali interessate. «Prenderemo contatti con chi ci scriverà per verificare insieme che le iniziative segnalate siano coerenti con le finalità del progetto», spiega. «E continueremo a curare la mappa anche dopo il termine previsto del progetto. La figura del padre nella nostra società sta cambiando e tanti giovani uomini che si preparano a vivere l’esperienza della genitorialità non hanno modelli tramandati dalle generazioni precedenti a cui fare riferimento. È importante offrire loro degli strumenti per costruire questi nuovi modelli, liberandosi dei vincoli imposti dagli stereotipi, attraverso il confronto e la discussione aperta a una molteplicità di esperienze e punti di vista».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Anche per i papà c’è ancora domani</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/anche-per-i-papa-ce-ancora-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 12:22:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=1691</guid>

					<description><![CDATA[Il femminicidio di Giulia Cecchettin, mentre ancora raccoglie ampi consensi il film di Paola Cortellesi, sta facendo discutere sulla cultura della disparità di genere che alimenta le violenze, e sui possibili interventi. Il progetto 4e-parent offre un’indicazione chiara: intervenire da subito, con un ruolo cruciale per i papà.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’evento cinematografico dell’autunno, è il film di Paola Cortellesi <em>C’è ancora domani</em>, che sta tuttora raccogliendo un crescente favore di pubblico (mentre scriviamo rimane saldamente in testa alle classifiche di incasso), ma che, soprattutto, sta facendo discutere il Paese sulle diverse forme di violenza a cui sono soggette le donne, sulla cultura della disparità di genere che alimenta queste violenze e ancora permea la nostra società. La concomitanza del femminicidio della giovane Giulia Cecchettin, a ridosso di quel 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha ulteriormente ampliato le riflessioni sulle responsabilità maschili e su ciò che può aiutare a trasformare questo stato di cose. A margine del film e della mobilitazione di piazza, e, ancora, dell’intervento del padre di Giulia durante i funerali, ci si è interrogati su quali interventi siano più efficaci per ridurre, se non annullare, la violenza maschile, in particolare all’interno della coppia. Abbiamo ascoltato proposte di intervento molto diverse tra loro per obiettivi, capacità di impatto e fattibilità. Una riflessione specifica riguarda i tempi in cui intervenire, per esempio rispetto all’educazione all’affettività che alla fine sembra aver concentrato il massimo favore come misura di contrasto a un approccio tossico nelle relazioni tra ragazzi e ragazze, uomini e donne. E su questo aspetto, il progetto <em>4e-parent</em> offre un’indicazione chiara: è indispensabile intervenire subito, con un ruolo cruciale per i papà.</p>
<p><strong>Un catalogo di abusi</strong></p>
<p>Ambientato a Roma nel 1946, alla vigilia del referendum per la scelta tra Repubblica e monarchia, prima chiamata alle urne per le donne italiane, il film di Cortellesi ci propone in maniera didascalica un catalogo degli abusi che segnano gli effetti delle diseguaglianze di genere e della violenza domestica. Ripercorrerlo, perciò, ci consente di mettere a fuoco i presupposti che sostengono l’azione di <em>4e-parent</em>, rivolta alla promozione dell’impegno precoce dei padri nella cura di figli e figlie e di una mascolinità accudente. Condizioni per prevenire la violenza di genere e per accrescere il benessere di tutte le componenti della famiglia.<br />
Delia, una donna del popolo interpretata dalla stessa Cortellesi, è sposata con Ivano, che l’ha conquistata da giovanissima con romanticismo e promesse di amore, ma che ora la svilisce e la picchia ogni momento. Frustrato dalla povertà, Ivano riscatta la sua scarsa autostima umiliando le donne della famiglia, la moglie e la figlia adolescente, secondo un meccanismo che funziona ancora oggi e che <em>4e-parent</em> documenta con un <a href="https://4eparent.substack.com/p/in-un-cerchio-di-padri#details">podcast</a> dedicato all’esperienza importante dei “cerchi dei padri”, realizzati dall’associazione il <a href="https://cerchiodegliuomini.org/">Cerchio degli uomini</a>, partner del progetto.<br />
Il lavoro dell’associazione nel coinvolgere i padri in una riflessione condivisa su quel che significa essere papà e sul contrasto ai modelli della cosiddetta “maschilità tossica” (come quella di Ivano), prende le mosse dagli <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/jftr.12410">studi</a> che testimoniano che i ragazzi e gli uomini che hanno avuto padri premurosi fin dalla nascita hanno meno probabilità di mettere in atto comportamenti violenti. Una maggiore parità di genere nelle coppie si associa a minori rischi di conflitto e violenza domestica, sia contro le donne, sia contro i bambini e le bambine.<br />
Nel film di Cortellesi, la dinamica tossica si riconosce anche nel rapporto tra la figlia più grande, Marcella e i fratelli. A Marcella il padre riserva solo il lavoro come stiratrice (per poi farsi consegnare i soldi guadagnati) e l’aiuto alla madre nelle faccende di casa. Pur essendo brava e studiosa, a Marcella non è permesso andare a scuola, perché è femmina, mentre ci vanno i fratelli più giovani, disinteressati e sbruffoni, mai coinvolti nella cura della casa.<br />
Il modello paterno, violento e prepotente, si replica nei comportamenti dei ragazzini, in litigio perenne, ma a sua volta Ivano lo ha ereditato dal padre Ottorino, che esorta il figlio a mantenere il controllo su Delia a suon di botte. Esattamente quello che emerge dagli <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/j.1651-2227.2007.00572.x">studi</a> sulla trasmissione intergenerazionale della violenza, che sottolineano come assistere ai comportamenti violenti tra genitori sia il fattore di rischio principale nel replicarla.<br />
Al contrario, il legame precoce tra il padre e il proprio figlio o figlia rafforza l&#8217;empatia e l&#8217;attenzione ai bisogni altrui, a loro volta fondamentali per la genitorialità paritetica e responsabile, in cui padre e madre riescono a essere consapevoli dei bisogni emotivi e fisici dei propri bambini e delle proprie bambine in modo appropriato e coerente. Se le ragazze sono biologicamente dotate di una maggiore predisposizione alla cura e all&#8217;empatia, la <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/jftr.12410">ricerca</a> dimostra che i ragazzi imparano l&#8217;empatia in modo più efficace quando è il genitore dello stesso genere a modellare questo comportamento.<br />
Il coinvolgimento precoce dei padri, promosso dal progetto <em>4e-parent</em> si associa anche a una riduzione dello stress genitoriale, a una maggiore uguaglianza di genere e a una divisione più equilibrata del lavoro domestico. La partecipazione degli uomini alle visite prenatali e ai corsi per genitori, l&#8217;accompagnamento della madre durante il <a href="https://4e-parentproject.eu/i-papa-in-sala-parto-ancora-difficile-farli-rientrare/">travaglio</a> e l&#8217;assistenza all&#8217;infante, il supporto all’<a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0266613819300841?via%3Dihub">allattamento</a> sono pietre miliari di questi processo di genitorialità.</p>
<p><strong>La violenza di genere è anche violenza economica</strong></p>
<p>Nel film di Cortellesi trovano espressione tutte le sfaccettature della violenza di genere, compresa quella economica. Dal fabbricante di ombrelli che paga un giovane apprendista più dell’esperta riparatrice Delia «perché lui è maschio», al padre benestante del fidanzato di Marcella, che manda a scuola la figlia come status symbol, ma disprezza l’autonomia economica e di pensiero delle donne. La disuguaglianza di genere è trasversale rispetto alle condizioni economiche e allo stato sociale: anche nella famiglia del vecchio notaio le donne vengono messe a tacere. Le uniche risparmiate sono la commerciante di calze, perché non ha un marito ed è economicamente indipendente (Qua uomini nun ce ne stanno, che volemo fa’?), e l’amica verduraia di Delia, perché per fortuna esistono anche partner innamorati e rispettosi.<br />
In direzione opposta, naturalmente, va <em>4e-parent</em>, che sottolinea come la <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/jftr.12410">ridistribuzione dei ruoli</a> nel lavoro di cura e in altri lavori domestici ha un effetto modellante, con un impatto sul modo in cui i ragazzi e le ragazze si vedono come futuri caregiver, nonché come futuri datori di lavoro, per esempio come manager nelle aziende.<br />
L’obiettivo della parità economica come presupposto per una famiglia attenta al benessere dei propri componenti non è solo italiano, ma l’Europa si presenta assai articolata in questo ambito.<br />
Per esempio, i Paesi hanno situazioni e politiche molto diverse per quanto riguarda le disposizioni sui congedi di paternità e sui congedi parentali, entrambi strumenti per facilitare la partecipazione dei padri nei cosiddetti mille giorni di vita. Il progetto <em>4e-parent</em> le ha <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2023/11/4ep-report_papaneimillegiorni_def.pdf">documentate</a> in un report.</p>
<p><strong>Non tutti gli uomini</strong></p>
<p>All’uscita nelle sale, il film della Cortellesi ha suscitato commenti positivi e riflessioni, ma anche critiche da parte di uomini che hanno accusato l’autrice di criminalizzare il genere maschile nel suo complesso. Sono le stesse critiche mosse sui social e su alcuni media alle proteste scatenate dalla morte di Giulia Cecchettin: parlare di patriarcato e di cultura della violenza -si dice- equivarrebbe ad accusare tutti gli uomini di femminicidio, mentre non tutti gli esponenti del genere maschile sono violenti e prevaricatori.<br />
Certamente la responsabilità del singolo atto di violenza è personale e non tutti gli uomini si comportano in modo violento. Ma è anche vero che gli stereotipi di genere vengono tramandati e trasmessi anche da tante donne, che contribuiscono ad alimentare la disparità di potere tra i generi.<br />
Combattere gli stereotipi è tra gli obiettivi di <em>4e-parent</em> perché una genitorialità collaborativa e la condivisione più equa del lavoro di cura e delle decisioni, valorizzando il <a href="https://4e-parentproject.eu/ribaltare-il-paradigma-il-lavoro-di-cura-e-un-impegno-che-riguarda-a-tutti/">ruolo specifico dei padri nella cura</a> a partire dalla gravidanza, può ridurre le tensioni nelle coppie e quindi il rischio di violenza. I padri che vengono <a href="https://bmjopen.bmj.com/content/6/11/e012034">coinvolti emotivamente e praticamente</a> nella cura della prole fin dalla nascita hanno molte meno probabilità di usare punizioni corporali o altre forme di violenza contro i loro figli e le loro figlie.<br />
Per quanto attiene alla manifestazione più estrema della violenza di genere, l&#8217;Italia si trova al di sotto della media europea in termini di tassi di femminicidio, tuttavia ogni 3-4 giorni una donna viene uccisa e in tre episodi su quattro da un partner o ex partner. Tutto quello che può essere d’aiuto nel contrastare il ricorso alla violenza deve quindi essere messo in gioco e i presupposti del progetto <em>4e-parent</em> tengono conto delle evidenze scientifiche che possono aiutare a orientare le scelte. Le neuroscienze, per esempio dimostrano che il coinvolgimento dei padri nelle cure intime fin dalla nascita <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0306453010000296?via%3Dihub">aumenta i livelli di ossitocina</a> negli uomini e riduce i comportamenti aggressivi. In parallelo, i comportamenti di cura precoce abbassano il testosterone.<br />
Indicazioni utili, che si accompagnano agli interventi educativi e al lavoro di <a href="https://www.pnas.org/doi/full/10.1073/pnas.1105403108">decostruzione sociale degli stereotipi di genere</a>.<br />
Insomma, se il film di Cortellesi da una parte e le proteste e le riflessioni dopo l’ultimo femminicidio dall’altra hanno illuminato la realtà odierna della violenza di genere, l’obiettivo non è costringere ogni singolo uomo a fare atto di contrizione, ma al contrario stimolare l’impegno di tutti e tutte a combattere in modo concreto la disparità di potere. Così come sta lavorando <em>4e-parent</em>: per esempio, sostenendo l’istituzione di congedi di paternità più lunghi, per favorire un maggior coinvolgimento dei padri nella cura di figli e figlie e alleviare il carico di lavoro delle madri. Promuovendo il lavoro retribuito delle donne, perché l’indipendenza economica è un efficace strumento di difesa contro la violenza di genere. Proponendo percorsi formativi per il personale sanitario, gli educatori e i volontari per promuovere l’uguaglianza e il rispetto dell’autodeterminazione altrui. E, insieme, la gioia di essere padri e madri alla pari.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong></p>
<p>1. Eva Diniz, Tânia Brandão, Lígia Monteiro, Manuela Veríssimo<br />
Father Involvement During Early Childhood: A Systematic Review of the Literature, Journal of Family Theory&amp;Review (2021) https://doi.org/10.1111/jftr.12410</p>
<p>2. Anna Sarkadi, Robert Kristiansson, Frank Oberklaid, Sven Bremberg<br />
Fathers&#8217; involvement and children&#8217;s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies, Acta Pediatrica (2007) https://doi.org/10.1111/j.1651-2227.2007.00572.x</p>
<p>3. Jennifer Abbass-Dick, Hilary K. Brown, Kimberley T. Jackson, Lynn Rempel, Cindy-Lee Dennis<br />
Perinatal breastfeeding interventions including fathers/partners: A systematic review of the literature, Midwifery, p. 41-51 (2019) https://doi.org/10.1016/j.midw.2019.04.001</p>
<p>4. Charles Opondo, Maggie Redshaw, Emily Savage-McGlynn, Maria A Quigley<br />
Father involvement in early child-rearing and behavioural outcomes in their pre-adolescent children: evidence from the ALSPAC UK birth cohort, BMJ Open 2016;6:e012034 10.1136/bmjopen-2016-012034</p>
<p>5. Ruth Feldman, Ilanit Gordon, Inna Schneiderman, Omri Weisman, Orna Zagoory-Sharon<br />
Natural variations in maternal and paternal care are associated with systematic changes in oxytocin following parent–infant contact, Psychoneuroendocrinology<br />
Volume 35, Issue 8, September 2010, Pages 1133-1141 https://doi.org/10.1016/j.psyneuen.2010.01.013</p>
<p>6. Lee T. Gettler, Thomas W. McDade, Alan B. Feranil, and Christopher W. Kuzawa<br />
Longitudinal evidence that fatherhood decreases testosterone in human males, Pnas, September 2011, 108 (39) 16194-16199 https://doi.org/10.1073/pnas.1105403108</p>
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