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	<title>L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede | 4e-parent</title>
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	<title>L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede | 4e-parent</title>
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		<title>I primi mille giorni – Le schede. La lettura condivisa fin da piccoli è utile per lo sviluppo e il benessere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 13:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[La lettura condivisa fin da piccoli è utile per lo sviluppo e il benessere di bambini e bambine, promuove il loro attaccamento sicuro agli adulti di riferimento e giova anche alla mamma e al papà, rafforzando la loro confidenza nelle proprie competenze genitoriali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali step fisiologici di questi primi 1000 giorni e del loro impatto. </em></p>
<p>Parliamo di lettura condivisa con Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la Salute del Bambino, uno dei fondatori del programma “Nati per Leggere”</p>
<p><strong>In che modo la lettura di un libro condivisa tra i genitori e figlie o figli molto piccoli è utile per il loro sviluppo e per il loro benessere?</strong></p>
<p>Dedicarsi alla lettura condivisa di un libro vuol dire trascorrere del tempo insieme, un’esperienza che promuove l’attaccamento sicuro del bambino o della bambina agli adulti di riferimento e giova anche alla mamma e al papà, rafforzando la loro confidenza nelle proprie competenze genitoriali.</p>
<p>Inoltre, ascoltare un adulto che legge fin dai primi mesi di vita, ancor prima di avere imparato a parlare, velocizza il processo di apprendimento del linguaggio, sia nella comprensione delle parole che nella capacità di utilizzarle. Lo svolgimento di un racconto pagina dopo pagina insegna a riconoscere la struttura di un discorso, la successione logica dei suoi passaggi. Le illustrazioni aiutano a esercitare la vista, che si fa via via più acuta, e dare un nome agli oggetti raffigurati.</p>
<p><strong>Leggere un libro al proprio bimbo o bimba è un compito adatto sia alla mamma sia al papà?</strong></p>
<p>L’ideale è che entrambi abbiano modo di ritagliarsi dei momenti per leggere insieme al bambino o alla bambina. Ascoltare due voci è meglio che ascoltarne una sola, perché arricchisce l’esperienza. Mamma e papà parlano e leggono in modo differente. Le mamme più spesso usano il &#8220;bambinese&#8221;, cioè un’intonazione della voce più acuta e musicale, nomignoli ed espressioni onomatopeiche. I papà invece tendono ad assumere un’intonazione più adulta, rispettando maggiormente il testo che stanno leggendo e usando un linguaggio più articolato.</p>
<p>Tra il 2022 e il 2023, il programma &#8220;Nati per Leggere&#8221; ha realizzato il progetto “Papà mi leggi?” per invitare i padri alla lettura condivisa in alcune zone periferiche del comune di Milano. Con questo progetto abbiamo raggiunto molti padri immigrati, provenienti da culture in cui la separazione tra i ruoli, con la mamma che si prende cura di figli e figlie e il papà meno coinvolto è ancora presente, una divisione di compiti che la nostra società sta lentamente ma progressivamente superando. Ecco, la lettura condivisa è un modo di prendersi cura dei piccoli che è stato particolarmente apprezzato da questi padri, meno abituati all’accudimento, ha contribuito a rafforzare la loro capacità genitoriale e la loro relazione con i figli. La divisione di ruoli nell’accudimento e nell’educazione della prole è un costrutto culturale e, come tale, può essere modificato. La lettura condivisa si è rivelato uno strumento efficace per promuovere questo cambiamento e favorire la paternità accudente, a beneficio di tutti i componenti della famiglia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I primi mille giorni &#8211; Le schede. Integrare l&#8217;allattamento con i primi alimenti solidi, un passo importante.</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-integrare-lallattamento-con-i-primi-alimenti-solidi-un-passo-importante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 11:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Con alimentazione complementare si intende l’introduzione graduale di alimenti semi-solidi e solidi, che integrano l’assunzione del latte materno, a partire dai 6 mesi di vita del bambino o bambina. Un passaggio importante, che papà e mamma possono condurre insieme. La parola ‘svezzamento’, che vuol dire “svezzare dal seno”, è un termine non corretto, perché in questa fase l’allattamento al seno non si interrompe, ma si integra.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali momenti legati a questi primi 1000 giorni e del loro impatto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>Parliamo di <em>Alimentazione complementare, </em>ovvero dell’introduzione graduale di alimenti solidi in aggiunta al latte materno, con Alessandro Volta, pediatra, neonatologo e Direttore del Programma Materno Infantile della ausl Reggio Emilia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa si intende per alimentazione complementare?</strong></p>
<p>Si intende l’introduzione graduale di alimenti semi-solidi e solidi, che integrano l’assunzione del latte materno, a partire dai 6 mesi di vita del bambino o bambina. Purtroppo spesso si sente ancora oggi utilizzare erroneamente la parola ‘svezzamento’, che vuol dire “svezzare dal seno”; si tratta di un termine non corretto, perché in questa fase l’allattamento al seno non si interrompe, ma per l’appunto si integra progressivamente con l’assunzione di cibi solidi come aggiunta al latte materno, che rimane, almeno inizialmente, l’alimento principale.</p>
<p>L’alimentazione complementare si rende necessaria quando il latte materno o le formule artificiali non sono più in grado di soddisfare i bisogni del bambino o della bambina. Questo processo si realizza dai 6 mesi ai 2 anni, periodo in cui, oltre a evitare deficit nutrizionali, i bambini devono acquisire sane abitudini alimentari, nonché un buon rapporto con il cibo, che tendono entrambi a persistere nel tempo.</p>
<p>A ottobre 2023 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha pubblicato una nuova <a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240081864">linea guida</a> sull’alimentazione complementare per la fascia di età 6-23 mesi, che sostituisce le precedenti, con raccomandazioni rivolte sia a bambine e bambini allattati al seno sia non allattati al seno, nati a termine e che vivono in paesi a basso, medio e alto reddito (leggi <a href="https://www.epicentro.iss.it/allattamento/alimentazione-complementare-infantile-linea-guida-oms-2023">qui</a> la presentazione).</p>
<p>In questo documento, oltre a ricevere tutte le indicazioni su come procedere, si confermano i molteplici benefici dell’alimentazione complementare. Dal minor rischio di sviluppare intolleranze o allergie, al minor tasso di obesità, allo sviluppo di una masticazione corretta.</p>
<p><strong>In questa fase padre e madre possono contribuire esattamente allo stesso modo?</strong></p>
<p>Assolutamente si, più che mai in questo momento vale il gioco di squadra, nonché il buon senso e l’esperienza sul campo. Questa fase è anche l&#8217;occasione per rivedere e migliorare le abitudini alimentari dell&#8217;intera famiglia, perché con l’arrivo di un figlio si innesca inevitabilmente una visione diversa della vita, più attenta, sostenibile e proiettata al futuro. Pensare al futuro predispone il genitore a mettere in atto dei cambiamenti positivi. Quindi mangiare bene, con alimenti il più possibile diversificati; la dieta mediterranea è sempre la via più giusta. Oltre a frutta e verdura, è importante mangiare più legumi e usare poco sale. È bene anche limitare i cibi processati (ovvero sottoposti a processi di trasformazione, come la conservazione, la salatura, la precottura…) ed evitare le bibite zuccherate. Cucinare insieme è una buona idea, per dare il buon esempio ma anche per rafforzare il legame tra genitori e figli. Il cibo ha infatti una grande valenza relazionale e “mettere le mani in pasta” aiuta il bambino o bambina a conoscere il cibo, a scoprirne il sapore, il colore e l’odore, cosa difficile da ottenere con la somministrazione di pappe, che invece mandano in confusione perché formulate da più alimenti messi insieme.</p>
<p><strong>In che modo va gestito questo importante passaggio?</strong></p>
<p>Innanzitutto va individuato il momento giusto per iniziare l’alimentazione complementare senza cercare di forzare o anticipare il momento. La bambina o bambino deve essere in grado di stare seduto da solo, mostrare interesse per il cibo, deve aver perso il riflesso di estrusione della lingua, un riflesso istintivo presente in tutti i bambini nei primi mesi, collegato alla suzione. Questo vuol dire che anche i genitori necessitano di una adeguata informazione e preparazione, nonché del giusto supporto per poter gestire questa transizione. È importante informarsi dal proprio pediatra di famiglia, ma anche approfondire l’importanza di un’alimentazione responsiva attraverso la lettura di articoli specifici o siti di settore. Può essere molto utile avvalersi del sostegno dei gruppi di auto aiuto presenti sul territorio e partecipare ad un corso di disostruzione pediatrica, per sapere come gestire eventuali emergenze. L’obiettivo è quello di condividere il pasto in famiglia, come momento piacevole, tranquillo, conviviale, evitando conflitti o la distrazione legata a schermi. È importante anche lasciare il bambino o la bambina liberi di sperimentare e imitare, creando anche occasioni in cui consumare il pasto in forme e contesti diversi, ad esempio in terrazza o su un prato.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>I primi mille giorni &#8211; Le schede. Diventare papà e mamma, un ottimo motivo per smettere di fumare</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-diventare-papa-e-mamma-un-ottimo-motivo-per-smettere-di-fumare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2024 22:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Il fumo di tabacco è il più pericoloso tra gli inquinanti dell’ambiente domestico. Esiste una mole enorme di prove della sua pericolosità per la salute umana: contiene migliaia di sostanze tossiche, irritanti, mutagene e cancerogene. E questo è vero in particolare per neonati e neonate. Diventare papà e mamma è un'occasione preziosa per smettere di fumare. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali step fisiologici di questi primi 1000 giorni e del loro impatto.</em></p>
<p>Parliamo delle conseguenze negative dell’esposizione al fumo di tabacco con Jennifer Chiarolanza, pediatra dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP)</p>
<p><strong>L’esposizione al fumo di tabacco è un fattore di rischio per la salute nei primi 1000 giorni di vita?</strong></p>
<p>Il fumo di tabacco è il più pericoloso tra gli inquinanti dell’ambiente domestico. Esiste una mole enorme di prove della sua pericolosità per la salute umana: contiene migliaia di sostanze tossiche, irritanti, mutagene e cancerogene. Ne è bersaglio chi fuma, ma anche chi entra in contatto con queste sostanze a causa dell’esposizione passiva. Poiché bambine e bambini piccoli trascorrono gran parte del tempo in casa, bisogna fare il possibile per rendere salubre il loro ambiente. Per fortuna, l’esposizione al fumo di tabacco è un fattore di rischio modificabile perché dipende dalla scelta di rinunciare alle sigarette.</p>
<p><strong>Quali sono i rischi per il nascituro o la nascitura dell’esposizione al fumo di tabacco in gravidanza?</strong></p>
<p>Se la gestante fuma oppure è esposta al fumo passivo, le sostanze tossiche passano dai suoi polmoni al circolo sanguigno e, attraverso la placenta, raggiungono il feto, che è particolarmente vulnerabile ai loro effetti dannosi perché i suoi organi sono in fase di sviluppo. I potenziali effetti dell’esposizione in gravidanza sono: gravidanza ectopica, distacco della placenta, malformazioni, ritardo della crescita, aborto spontaneo, basso peso alla nascita e un aumentato rischio di sindrome della morte in culla dopo la nascita.<br />
In particolare, la nicotina ha un effetto vasocostrittore e riduce l’afflusso di ossigeno attraverso i vasi della placenta. Inoltre, il monossido di carbonio contenuto nel fumo ha la capacità di legarsi all’emoglobina al posto dell’ossigeno, riducendone il trasporto da parte del sangue e provocando così ipossia fetale.</p>
<p><strong>Quali sono i rischi dell’esposizione al fumo dopo la nascita?</strong></p>
<p>L’esposizione può essere diretta, quando un adulto si accende una sigaretta in presenza di un bambino o di una bambina, oppure indiretta, il cosiddetto fumo di terza mano. I residui tossici della combustione del tabacco vengono inalati, assorbiti per via cutanea o ingeriti da bimbi e bimbe che gattonano, toccano o esplorano con la bocca gli oggetti sui quali questi si depositano e permangono a lungo, ad esempio pelle umana, capelli, vestiti, superfici della casa.<br />
Inoltre, quando una madre viene esposta al fumo durante l’allattamento, le sostanze tossiche si accumulano nel latte e arrivano al piccolo o alla piccola. La nicotina interferisce con l’azione della prolattina, riducendo così la produzione del latte materno e altre sostanze contenute nel fumo di tabacco ne impoveriscono la composizione, determinando una riduzione della concentrazione di acidi grassi polinsaturi, di DHA, di omega-3, di vitamine, di antiossidanti e di iodio, sostanze indispensabili per lo sviluppo del cervello e del sistema immunitario.</p>
<p>Anche in caso di esposizione al fumo rimane valida l’indicazione a sostegno dell’allattamento, perché sospendere il latte materno esporrebbe comunque il bambino o la bambina agli effetti nocivi del fumo passivo e di terza mano, ma senza mantenerne i vantaggi e i fattori protettivi.</p>
<p>Quel che bisognerebbe tentare di fare, invece, è smettere di fumare. Diventare genitori o accudire una bambina o un bambino può essere un ottimo stimolo per farlo, a beneficio di tutti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>I primi mille giorni &#8211; Le schede. Il rientro a casa dopo il parto, un periodo da vivere insieme</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-il-rientro-a-casa-dopo-il-parto-un-periodo-da-vivere-insieme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 14:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Il rientro a casa dopo il parto con il neonato o la neonata è un periodo particolare e molto importante, che mamma e papà devono vivere insieme. Ecco come viverlo al meglio e perché è importante che entrambi i genitori prendano un periodo di congedo insieme in queste settimane. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali momenti legati a questi primi 1000 giorni e del loro impatto.</em></p>
<p>Parliamo del rientro a casa con Alessandro Volta, pediatra, neonatologo e Direttore del Programma Materno Infantile della Ausl Reggio Emilia.</p>
<p><strong>Quali sono le principali difficoltà in questi primi giorni a casa, lontano dalle cure e dalle attenzioni costanti fornite dal contesto ospedaliero?</strong></p>
<p>Il rientro a casa è un momento particolare che coinvolge e stravolge la coppia di neo genitori dal punto di vista fisico, psicologico, logistico, e questo perché per quanto si possa immaginare è difficile riuscire a mentalizzare l’enorme cambiamento, soprattutto se si tratta dell’arrivo del primo figlio. Si crea un nuovo assetto (da coppia a triade) che porta con sé tutta una serie di adattamenti; si modifica la fruizione degli ambienti domestici, ma cambiano anche tutte le dinamiche, sia giornaliere sia notturne. È importante quindi avere flessibilità, buone capacità di adattamento, ma soprattutto bisogna imparare a conoscersi e riconoscersi, nel nuovo ruolo di madre e padre, nell’interazione con il neonato, nel comprendere i bisogni e le fragilità della bambina o bambino. Generalmente nel giro di 2-3 settimane la famiglia riesce a individuare un nuovo equilibrio, ma per favorirlo occorre calma, tranquillità e tempo. Un supporto esterno è sempre ben accetto, ma deve limitarsi a questioni logistiche (portare cibo pronto, sollevare dalle incombenze domestiche la mamma e il papà) senza interferire con la genitorialità, che va supportata e non ostacolata.</p>
<p><strong>In che modo il papà può partecipare attivamente ed essere di aiuto in questo delicato momento?</strong></p>
<p>Il papà deve assumere un ruolo attivo nel lavoro domestico, deve tranquillizzare e confortare la mamma, condividere le incertezze nella gestione del bambino o bambina, ma anche prendere parte attivamente alle decisioni di tipo logistico. Il papà non può allattare, non può quindi <a href="https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-lallattamento-un-lavoro-di-squadra/">sollevare la mamma</a> da questo compito, ma può e deve supportarla ed essere presente nell’intera routine quotidiana. Da qui l’importanza di usufruire dei giorni di congedo di paternità immediatamente dopo il parto e non in un secondo momento, poiché è stato scientificamente provato che la presenza della figura paterna nei primi giorni di vita influisce positivamente sul benessere della mamma e su quello del bambino o bambina, diminuisce l’incidenza della depressione perinatale, migliora la gestione del maternity blues, stabilisce un legame profondo con il bambino o bambina, che si riflette poi nello sviluppo cognitivo del neonato.</p>
<p><strong>Come ci si può preparare?</strong></p>
<p>Durante gli incontri di accompagnamento alla nascita, ci si concentra prevalentemente sull’evento della nascita e la coppia negli ultimi mesi della gravidanza difficilmente riesce a pensare ad altro. Tra gli strumenti a disposizione per supportare i genitori nel rientro a casa ci sono gli incontri post partum e le visite domiciliari, anche se ancora poco diffuse. Sicuramente le letture sono molto d’aiuto, quindi informarsi attraverso i giusti canali, avere poche informazioni ma giuste. Essere flessibili e affrontare con calma i cambiamenti. Imparare ad osservare e ascoltare il bambino o la bambina. Il pediatra o la pediatra e l’ostetrica o l’ostetrico, consultabili anche presso i consultori, possono contribuire a rassicurare i neo genitori nel gestire le preoccupazioni o nell’affrontare le varie difficoltà. Molto importanti sono anche i gruppi di auto aiuto per confrontarsi con altri genitori che stanno vivendo momenti simili. Occorre poi cambiare le relazioni, adattandole al nuovo contesto che si sta vivendo, magari avvicinandosi ad amici e amiche o parenti che condividono la stessa esperienza, sebbene in fasi diverse. In questo modo, i neo genitori si sentiranno più tranquilli, compresi, meno soli nel gestire dubbi o incertezze, e attraverso la condivisione di momenti o esperienze ricreative si rafforzeranno questi nuovi legami, con effetti benefici sia per gli adulti che per i bambini e le bambine.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I primi mille giorni &#8211; Le schede. L&#8217;allattamento, un lavoro di squadra</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-lallattamento-un-lavoro-di-squadra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2024 07:24:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
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					<description><![CDATA[Il latte materno non è solo un alimento e ha un ruolo chiave nella promozione della salute e del benessere. Parliamo dell’allattamento con Angela Giusti, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del Progetto 4e-parent.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali momenti legati a questi primi 1000 giorni e del loro impatto.</em></p>
<p>Il latte materno non è solo un alimento e ha un ruolo chiave nella promozione della salute e del benessere. Parliamo dell’allattamento con Angela Giusti, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del Progetto 4e-parent.</p>
<p><strong>Quali sono i benefici dell’allattamento per la salute del bambino e della bambina?</strong></p>
<p>Il latte materno è spesso erroneamente considerato alimento. In realtà, oltre ad essere il nutrimento  ideale nella prima infanzia, <a href="https://www.epicentro.iss.it/guadagnare-salute/formazione/materiali/GS_allattamento_2.pdf">è un sistema biologico complesso</a>, che si sviluppa nell’interazione della madre con il proprio bambino o bambina. Il latte materno trasmette al lattante  composti bioattivi funzionali allo sviluppo del cervello infantile, anticorpi prodotti dall’organismo materno in modo mirato, macrofagi, cellule staminali, prebiotici che nutrono la flora batterica utile, nota come microbiota intestinale , ostacolando la proliferazione dei batteri potenzialmente patogeni. È un tessuto vivo specie specifico e individuo specifico: cambia composizione in funzione della crescita, delle necessità alimentari e di salute del piccolo o della piccola a cui è destinato.</p>
<p>Nel rispetto delle possibilità e della volontà di ogni madre, è necessario fornire con chiarezza questa informazione: l’allattamento ha un ruolo chiave nella promozione della salute e del benessere. Allo stesso modo, non essere allattati o essere alimentati con formula espone a rischi documentati per la salute a breve e lungo termine.</p>
<p><strong>In che modo il padre può partecipare all’allattamento?</strong></p>
<p>Proprio come il parto e l’accudimento, anche l’allattamento è un lavoro di squadra. Il sostegno materiale e psicologico del padre/partner è determinante per aumentare la probabilità di riuscita e la sua durata. È una delle ragioni per cui anche i papà dovrebbero usufruire di un periodo di astensione dal lavoro nei primi 6 mesi di vita, retribuito al 100%, per dedicarsi alla neonata famiglia.</p>
<p>Quel che il padre può fare per <a href="https://www.epicentro.iss.it/materno/pdf/parent-opuscolo-allattamento-ottobre-2021-italiano.pdf">sostenere l’allattamento</a> è occuparsi della casa, assumendo anche la parte del lavoro normalmente gestita dalla partner, curare le relazioni all’esterno del nucleo familiare, informarsi per aiutare la madre a trovare risposta ad eventuali dubbi e incoraggiarla. Anche se è la madre ad allattare, il papà stabilisce un rapporto privilegiato con il proprio bambino o bambina attraverso il contatto pelle-a-pelle, il tocco, la voce, e  tutti i gesti quotidiani che caratterizzano la relazione affettiva. La letteratura scientifica ha dimostrato che in questa relazione si genera una sintonia emotiva che porta il padre a riconoscere i bisogni del proprio bambino o bambina e a sviluppare una modalità di accudimento responsiva.</p>
<p>Oltre ai vantaggi diretti dell’allattamento per lo sviluppo e la salute del bambino o della bambina, il coinvolgimento paterno comporta benefici psicologici, emotivi e relazionali per tutti e tre i componenti della triade.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I primi mille giorni-Le schede. Partorire, un&#8217;esperienza positiva</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-partorire-unesperienza-positiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 10:28:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[parto]]></category>
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					<description><![CDATA[Da anni ormai l’Organizzazione Mondiale della Sanità non promuove solo la sicurezza del parto, ma anche il diritto di vivere la nascita come un’esperienza positiva, raccomandando misure per il contenimento del dolore, dell’ansia e della paura. È un approccio che comporta vantaggi documentati per la salute fisica e il benessere psicologico della donna che partorisce, del partner che la assiste e del bambino o della bambina che nasce.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali momenti legati a questi primi 1000 giorni e del loro impatto.</em></p>
<p>Da anni ormai l’Organizzazione Mondiale della Sanità non promuove solo la sicurezza del parto, ma anche il diritto di vivere la nascita come un’<a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789241550215">esperienza positiva</a>, raccomandando misure per il contenimento del dolore, dell’ansia e della paura. È un approccio che comporta vantaggi documentati per la salute fisica e il benessere psicologico della donna che partorisce, del partner che la assiste e del bambino o della bambina che nasce.</p>
<p>Parliamo della nascita come esperienza positiva con Angela Giusti, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del progetto 4e-parent</p>
<p><strong>In che modo si può contenere il dolore?</strong></p>
<p>Nel travaglio e nel parto fisiologico, il dolore può essere amplificato da emozioni negative come il senso di impotenza e l’isolamento. Ecco perché la prima misura di controllo del dolore è garantire alla partoriente la presenza di una persona di sua fiducia, che la assista dall’inizio alla fine. In Italia, secondo <a href="https://www.epicentro.iss.it/materno/cedap-2022">i dati nazionali CEDAP</a> del 2022, il 94,9% delle madri sceglie di avere accanto a sé nel travaglio e nel parto il padre del bambino o della bambina. Il partner può sostenere fisicamente la partoriente, confortarla con il tocco e con il massaggio, aiutarla ad assumere la posizione che di volta in volta lei percepisce come la più adeguata. Il sostegno del futuro padre è prezioso anche quando la donna sceglie di affrontare il travaglio e il parto in acqua.</p>
<p><strong>Quali sono i benefici per la coppia che affronta insieme il travaglio e il parto?</strong></p>
<p>La collaborazione della coppia genitoriale e la gestione attiva della situazione inducono nell’organismo di entrambi modificazioni ormonali, come l’aumento della produzione di ossitocina, che agiscono sul cervello preparandolo al parto progressivamente, nel rispetto dei tempi fisiologici. L’esperienza consolida la loro fiducia nelle proprie competenze, riduce il rischio di depressione post partum sia per lei che per lui e li predispone all’accudimento condiviso del figlio o della figlia.<br />
Se queste misure risultano insufficienti o in presenza di complicazioni, si può far ricorso a tecniche farmacologiche per il controllo del dolore fisico.</p>
<p><strong>Quali sono i benefici per il bambino o la bambina?</strong></p>
<p>La bambina e il bambino che hanno vissuto l’esperienza di una nascita fisiologica rispettata e vengono adagiati immediatamente pelle a pelle sul corpo della madre mettono in atto alcuni comportamenti che sono indicativi di un buon adattamento alla vita extrauterina e favoriscono l’avvio dell’allattamento: muovono gambe e braccia spostandosi alla ricerca del seno, sollevano e <a href="https://drive.google.com/file/d/0B88tKEXkFeMPbExjQkZpVVdCaWM/view?resourcekey=0-eth3lj3gfdgoLFGtSbnB8A">indirizzano la testa fino a trovare il capezzolo</a> con la bocca e avviare la suzione.<br />
Anche per le madri che fanno un taglio cesareo la presenza di una persona di fiducia e il contatto pelle-a-pelle immediato e prolungato con il proprio neonato o la propria neonata sono possibili. Queste buone pratiche alla nascita sono raccomandate nell’ambito delle <a href="https://www.unicef.it/italia-amica-dei-bambini/insieme-per-allattamento/">iniziative</a> Ospedali &amp; Comunità Amici delle Bambine e dei Bambini promosse da OMS e UNICEF, note come “Cure amiche della madre”.</p>
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