<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>scuola | 4e-parent</title>
	<atom:link href="https://4e-parentproject.eu/tag/scuola/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://4e-parentproject.eu</link>
	<description>EQUAL ENGAGED EARLY EMPATHETIC</description>
	<lastBuildDate>Mon, 24 Feb 2025 12:26:58 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2023/05/cropped-favicon-32x32.png</url>
	<title>scuola | 4e-parent</title>
	<link>https://4e-parentproject.eu</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Educazione sessuale comprensiva:  anche per combattere gli stereotipi di genere</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/educazione-sessuale-comprensiva-anche-per-combattere-gli-stereotipi-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2024 13:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Societa’ e diritti]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2662</guid>

					<description><![CDATA[L'educazione sessuale comprensiva non si limita alle nozioni della fisiologia dei rapporti sessuali e alle precauzioni per prevenire gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, ma integra aspetti cognitivi, fisici, emotivi e sociali della sessualità, per fornire conoscenze e competenze che consentano per tutta la vita di aver cura della propria salute fisica e psicologica, del proprio benessere e sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose dei diritti di ogni persona coinvolta. I documenti dell'UNESCO, le linee guida italiane e la posizione del coordinamento genitori. 
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è grande fermento nella comunità scientifica italiana sul tema dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. In particolare sulla cosiddetta educazione sessuale comprensiva, che non si limita a un insegnamento nozionistico della fisiologia dei rapporti sessuali e delle precauzioni per prevenire gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, ma integra aspetti cognitivi, fisici, emotivi e sociali della sessualità, per fornire a bambini, bambine e adolescenti conoscenze e competenze che consentano loro per tutta la vita di aver cura della propria salute fisica e psicologica, del proprio benessere e sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose dei diritti di ogni persona coinvolta.</p>
<p>È questo l’approccio promosso dalle <a href="https://healtheducationresources.unesco.org/library/documents/international-technical-guidance-sexuality-education-evidence-informed-approach-0">linee guida</a> <em>“International technical guidance on sexuality education”</em> pubblicate nel 2018 dall’UNESCO ed è questo approccio che ispira due documenti pubblicati negli ultimi mesi in Italia dall’Ordine degli psicologi del Lazio e dal Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Gruppo CRC).</p>
<p>I testi includono indicazioni basate sull’evidenza scientifica per gli operatori del settore e la raccomandazione ai decisori politici di introdurre l’educazione sessuale e affettiva comprensiva nelle scuole di ogni ordine e grado con programmi strutturali, omogenei sul territorio nazionale e il coinvolgimento di personale qualificato.<br />
Oltre ai benefici per la salute individuale e collettiva, un’iniziativa di questo tipo promuoverebbe efficacemente un cambio di passo culturale verso la parità di genere e un modo diverso di vivere i rapporti interpersonali e familiari.</p>
<p><strong>L’Italia in ritardo</strong></p>
<p>È dal 1994, con la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo, che 179 Stati membri delle Nazioni Unite hanno convenuto sulla necessità di istituire nelle scuole programmi di educazione sessuale precoci e adeguati all’età, finalizzati alla consapevolezza e allo sviluppo autonomo di un processo decisionale e diretti a prevenire le disuguaglianze di genere. Nonostante le numerose proposte di legge, in Italia questa intenzione non è mai stata attuata.</p>
<p>La legge n.107 del 2015, nota come “Buona Scuola”, prevede l’inserimento dell’educazione alla sessualità nella programmazione didattica delle scuole italiane, per favorire la parità di genere e la prevenzione delle discriminazioni e della violenza. Al momento, però, nel nostro Paese non esiste un programma strutturale di educazione sessuale e affettiva.</p>
<p>Su 25 Paesi europei considerati nel <a href="https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000384494">rapporto UNESCO</a> <em>“Comprehensive Sexuality Education (CSE) Country Profiles”</em> del 2023, sono dieci quelli che hanno inserito l’insegnamento tra le materie scolastiche. In Italia appena un terzo degli istituti, per lo più scuole secondarie, ha attivato iniziative in tal senso, con una distribuzione eterogenea e limitata soprattutto alle Regioni settentrionali.<br />
Gli interventi, documentati da uno <a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/14681811.2022.2134104">studio italiano</a> pubblicato nel 2022 nell’ambito del progetto EduForIST, sono in maggioranza incontri occasionali, focalizzati esclusivamente sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie a trasmissione sessuale.</p>
<p><strong>Le linee guida dell’Ordine degli psicologi del Lazio</strong></p>
<p>Per ribadire l’importanza di un approccio comprensivo alla materia, fornire agli operatori coinvolti indicazioni basate sull’evidenza scientifica e sollecitare i decisori politici, l’Ordine degli psicologi del Lazio ha pubblicato a marzo 2024 un <a href="https://ordinepsicologilazio.it/post/sessuo-affettiva-manuale">manuale</a> dal titolo “Educazione sessuo-affettiva nelle scuole primarie e secondarie – Linee guida di intervento”, realizzato in collaborazione con l’Ordine provinciale di Roma dei medici, chirurghi e odontoiatri, la Cattedra di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale del Dipartimento di psicologia dinamica, clinica e salute dell’università Sapienza di Roma e la Cattedra di medicina sessuale del Dipartimento di medicina dei sistemi dell’università di Roma Tor Vergata.</p>
<p>«L’adolescenza è una fase cruciale dello sviluppo dell’individuo, in cui è particolarmente importante parlare di questi argomenti, ma un efficace programma educativo sulla sessualità e l’affettività non può essere limitato alle scuole secondarie», osserva Valentina Cosmi, psicologa dell’Ordine degli psicologi del Lazio, tra le autrici e gli autori del documento. «Ciascuno di noi nasce sessuato, la sessualità fa parte della nostra personalità per tutta la vita e in ogni fase dello sviluppo evolutivo. Ecco perché il nostro manuale è indirizzato alle scuole di ogni ordine e grado. Lo scopo dell’educazione sessuo-affettiva non è solo quello di proteggere dalle gravidanze indesiderate e dalle malattie a trasmissione sessuale, ma anche di combattere i pregiudizi di genere che producono discriminazione e violenza e limitano le relazioni interpersonali. Non esistono ruoli maschili e femminili predefiniti per natura. Che spetti alle madri e non ai padri il compito dell’accudimento di figli e figlie è una costruzione sociale e culturale, che viene tramandata di generazione in generazione fin dalla più tenera età: già alunni e alunne delle elementari distinguono con chiarezza “quello che fanno le mamme” da “quello che fanno i papà”.</p>
<p>Per spezzare questa catena bisogna agire prima, già dalla scuola dell’infanzia. Sappiamo che questa è un’operazione culturale guardata con sospetto da alcune famiglie, che temono invasioni improprie nel campo dei valori. È essenziale non creare una contrapposizione tra educatori e genitori, ma dialogare con tutti in uno spirito di inclusione delle diverse istanze e dei contributi culturali di ciascuno».</p>
<p><strong>Il documento del Gruppo CRC</strong></p>
<p>«L’educazione sessuale e affettiva è un diritto di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, legato ad altri diritti fondamentali: al diritto alla libertà, alla salute, alla dignità, alla libera manifestazione del pensiero e della personalità», osserva Laura Trucchia, membro del consiglio direttivo del Coordinamento genitori democratici, associazione parte del Gruppo CRC.</p>
<p>A maggio il Gruppo CRC ha pubblicato un <a href="https://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2024/05/Educazione-allaffettivita-e-alla-sessualita-Gruppo-CRC_27.05.2024.pdf">documento di posizionamento</a> dal titolo “Educazione all’affettività e alla sessualità: perché è importante introdurre la Comprehensive Sexuality Education nelle scuole italiane”, per sollecitare il Parlamento ad approvare una legge che preveda l’inserimento dell’educazione all’affettività e alla sessualità rispettosa delle caratteristiche per età secondo quanto indicato dalle Linee guida UNESCO e dagli standard OMS, e quindi come un processo di apprendimento continuo al rispetto, al consenso, alla conoscenza e consapevolezza, allo sviluppo di atteggiamenti positivi verso di sé e gli altri, all’interno del percorso curricolare fin dalla scuola dell’infanzia. Il documento inoltre raccomanda al ministero dell’Istruzione e del Merito e al ministero della Salute di approvare in tempi brevi e pubblicare le “Linee di indirizzo nazionali per l’educazione all’affettività, alla sessualità e alla salute riproduttiva nelle scuole”.</p>
<p>«Quattro sono i pilastri del modello di educazione sessuale e effettiva proposto dall’UNESCO, che il testo del Gruppo CRC condivide: un approccio olistico alla sessualità, che comprenda l’ambito fisico, emotivo, cognitivo e sociale; la precocità degli interventi, fin dalle prime età della vita che lasciano una traccia profonda dentro di noi; il coinvolgimento dell’intera comunità educante e della rete dei servizi territoriali; infine l’universalismo, cioè un contesto inclusivo che offra a tutti e tutte le risorse per emanciparsi, realizzarsi e svilupparsi», afferma Monica Castagnetti, pedagogista del Centro per la salute del Bambino, parte del Gruppo CRC e partner del progetto 4e-parent.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La lotta agli stereotipi di genere nelle scuole italiane: nessun programma organico</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/la-lotta-agli-stereotipi-di-genere-nelle-scuole-italiane-nessun-programma-organico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 16:07:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Falsi miti e stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2423</guid>

					<description><![CDATA[L’Italia è uno dei pochi paesi UE a non avere istituito programmi scolastici obbligatori di educazione all’affettività e contro le discriminazioni e la violenza di genere, benché la legge lo preveda. L’attuazione delle indicazioni è lasciata alla buona volontà di insegnanti e dirigenti della scuola, mentre non c’è una programmazione organica che affronti questi temi in funzione preventiva, iniziando con le classi di minore età, da dove è cruciale partire.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei pochi paesi UE a non avere istituito programmi scolastici obbligatori di educazione all’affettività e contro le discriminazioni e la violenza di genere, benché la legge lo preveda. L’attuazione delle indicazioni è lasciata alla buona volontà di insegnanti e dirigenti della scuola, mentre non c’è una programmazione organica che affronti questi temi in funzione preventiva, iniziando con le classi di minore età, da dove è cruciale partire.</p>
<p>Le donne hanno una predisposizione naturale per la cura delle persone, gli uomini sono più portati per la competizione. Ecco perché spetta alle donne assistere bambini, anziani e fragili, in famiglia e nella società, mentre gli uomini sono inadatti e sprecati per queste mansioni. Si tratta, ovviamente, di uno stereotipo, ben radicato nella nostra cultura e dannoso per tutte le parti in gioco, perché limita le scelte di realizzazione personale e priva la società e le famiglie di risorse preziose. È uno stereotipo che viene inculcato fin dalla più tenera età, spesso involontariamente, con la proposta di modelli discriminanti, talvolta anche nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, che sarebbero invece la sede ideale dove attuare dei programmi di decostruzione degli stereotipi e offrire un’educazione basata sulla <a href="https://4e-parentproject.eu/ai-maschi-la-competizione-alle-femmine-la-cura-a-scuola-ancora-troppi-stereotipi-di-genere/">parità di genere</a>.</p>
<p><strong>Un compito lasciato alle associazioni</strong></p>
<p>L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a non avere istituito programmi scolastici obbligatori di educazione all’affettività, contro le discriminazioni e la violenza di genere. Tuttavia, la normativa non ignora la questione. La cosiddetta “legge della buona scuola”, la n.107 del 2015, prevede testualmente che nelle scuole di ogni ordine e grado vengano promosse “l’educazione alla parità dei sessi e la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.</p>
<p>«L’attuazione di queste indicazioni, però, viene lasciata alla buona volontà di singoli insegnanti, educatrici o educatori che mostrano al riguardo una maggiore sensibilità», osserva Elena Fierli, esperta di editoria per l’infanzia che fa parte dell’Associazione Scosse e collabora con l’<a href="http://educarealledifferenze.it/">Associazione Nazionale Educare alle Differenze</a>, una rete che collega diverse organizzazioni impegnate su tutto il territorio italiano.</p>
<p>«Dal momento che nella programmazione scolastica non sono previsti spazi specifici da dedicare all’educazione affettiva e al rispetto delle differenze, spesso questi temi vengono affrontati nell’ambito di attività organizzate da enti e associazioni esterni alla scuola. Talvolta è la dirigenza stessa, su proposta di qualche insegnante, a contattare un’associazione sul territorio e pagare l’attività con i propri fondi. Talvolta invece le associazioni partecipano a bandi organizzati dal Ministero, dalle Regioni o dai Comuni. Di solito si tratta di bandi per il contrasto della violenza, del bullismo, oppure per la promozione della lettura nelle scuole. È raro che siano esplicitamente dedicati alla promozione dell’educazione al genere e alla lotta agli stereotipi, ma sono comunque una via d’accesso per introdurre questi temi. Va detto poi che spesso queste attività sono richieste nelle scuole secondarie o zone socialmente più fragili, dove si lavora per porre rimedio a situazioni già compromesse: stereotipi diffusi e già ben radicati, episodi di bullismo e atmosfera discriminatoria. È importante agire in questi casi, ovviamente, ma la questione dovrebbe essere affrontata in un’ottica di prevenzione e cambiamento culturale con i più piccoli, nella fascia 0-6 anni».</p>
<p>Che risposta c’è da parte delle famiglie a questo tipo di attività nelle scuole? «Se i genitori degli alunni manifestano qualche perplessità nei confronti dei programmi proposti, di solito si organizza un incontro con le famiglie per illustrare gli scopi e i metodi», spiega Fierli. «Nella maggior parte dei casi, facendo chiarezza i dubbi si dissolvono. Ci sono poi alcune famiglie che per ragioni politiche e culturali si oppongono all’educazione sul rispetto delle differenze di genere nelle scuole in maniera pregiudiziale, senza neppure conoscere i programmi. Sono poche, ma ben organizzate: hanno anche dei siti da cui possono scaricare modelli di lettere di diffida alla dirigenza della scuola. Sono una minoranza».</p>
<p><strong>Ai più piccoli serve l’esempio</strong></p>
<p>La fascia d’età da 0 a 6 anni, quella su cui il lavoro di educazione alla parità di genere sarebbe più proficuo, è di fatto la più trascurata da questo punto di vista nel nostro Paese.</p>
<p>«A bimbe e bimbi così piccoli non servono tanti discorsi e spiegazioni: hanno bisogno di buoni esempi e di rispetto della loro apertura mentale, perché dai loro giochi e dalle loro narrazioni è evidente che non hanno pregiudizi innati», osserva Daniele Chitti, ex dirigente dei servizi 0-6 del Comune di Imola e consigliere del <a href="https://grupponidiinfanzia.it/">Gruppo Nazionale di Studio Nidi e Infanzia</a>. «Ci vorrebbe innanzi tutto una presenza significativa maschile tra gli educatori dei nidi e delle scuole dell’infanzia, per offrire a bambini e bambine un modello maschile accudente al di fuori di quelli che trovano nella propria famiglia. Purtroppo in questo ambito il personale è quasi tutto femminile: una conseguenza degli stessi stereotipi che vogliamo combattere. Si potrebbero allora coinvolgere i padri di piccoli e piccole nelle attività delle scuole. E bisognerebbe lavorare sulla formazione di chi opera nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, perché spesso è carente su questi temi e l’aggiornamento è lasciato alla sensibilità personale. Per quanto riguarda l’intervento di associazioni esterne, dipende molto da quello che offre il territorio ed è variabile nelle diverse Regioni».</p>
<p>Anche l’atteggiamento delle famiglie nei confronti dell’educazione al rispetto di genere varia in funzione del contesto sociale locale. «Nei piccoli centri, dove vige una mentalità più tradizionale e c’è resistenza nei confronti delle novità, si incontra una maggiore diffidenza. Alcuni genitori temono che la decostruzione degli stereotipi sia un modo per incoraggiare l’omosessualità di bambini e bambine», dice lo psicologo, «e che le scuole li privino del diritto di trasmettere i propri valori culturali a figli e figlie. Si tratta ovviamente di timori infondati, su cui bisognerà lavorare per arrivare a un profondo cambiamento culturale».</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
