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	<title>Cristina Valsecchi | 4e-parent</title>
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	<description>EQUAL ENGAGED EARLY EMPATHETIC</description>
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	<title>Cristina Valsecchi | 4e-parent</title>
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	<item>
		<title>Genitori in azienda: un webinar per sfatare miti e cercare soluzioni concrete</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/genitori-in-azienda-un-webinar-per-sfatare-miti-e-cercare-soluzioni-concrete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 10:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa dicono i genitori]]></category>
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					<description><![CDATA[Regole più eque sui congedi. Sensibilizzare sui benefici della mascolinità accudente. Collaborare con le aziende perché offrano ai lavoratori padri, oltre che alle lavoratrici madri, strumenti efficaci per conciliare gli impegni professionali con la vita privata e la famiglia. Su questi temi, il CSB ha organizzato il 5 dicembre scorso un webinar dal titolo “Genitori in azienda: come, quando, perché supportarli”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per promuovere il coinvolgimento dei neo-papà bisogna agire su diversi fronti: chiedere al legislatore regole più eque sui congedi, informare e sensibilizzare il pubblico sui benefici della mascolinità accudente e collaborare con le aziende perché offrano ai lavoratori padri, oltre che alle lavoratrici madri, strumenti efficaci per conciliare gli impegni professionali con la vita privata e la famiglia. Su questi temi, il Centro per la Salute del Bambino ha organizzato il 5 dicembre scorso un webinar dal titolo “Genitori in azienda: come, quando, perché supportarli”, di cui si può tuttora <a href="https://4e-parentproject.eu/webinar-genitori-in-azienda/">guardare la registrazione</a>.</p>
<p>«Abbiamo deciso di lavorare anche con le imprese, perché il mondo produttivo può avere un ruolo importante nella promozione della genitorialità responsiva e quindi un’influenza sul benessere delle madri e dei padri, da cui poi le aziende traggono dei benefici», ha spiegato in apertura del webinar Francesca Zambri, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità. «Sono partner strategici per favorire un cambiamento culturale e contribuire a creare consapevolezza sui diritti legati alla genitorialità».</p>
<p>L’incontro online ha offerto l’occasione per ragionare in modo costruttivo sui risultati del sondaggio condotto nell’ambito del Progetto 4e-parent tra genitori e futuri genitori dipendenti di sei aziende italiane, cinque grandi e una medio-piccola.</p>
<p><strong>Le voci di madri e padri</strong></p>
<p>Dalle risposte al questionario, più di mille raccolte, sono emersi alcuni punti degni di nota. «Innanzi tutto, sia madri che padri hanno dimostrato grande interesse per gli strumenti che consentono di trascorrere più tempo con figli e figlie», ha spiegato Maddalena Cannito, sociologa dell’Università di Torino e coautrice dell’indagine. «È vero in particolare per i più giovani, sotto i trent’anni, che attribuiscono maggior valore alla vita familiare e alle cure parentali rispetto a colleghi e colleghe della generazione precedente, al punto tale da considerare meno attraenti le posizioni lavorative che richiedono un impegno poco compatibile con la famiglia».</p>
<p>Il sondaggio ha evidenziato una carenza di informazione sui congedi di paternità, sulle modalità per usufruirne e sull’obbligo per le aziende di concederli. «Il diritto al congedo di maternità ormai è un dato acquisito e le future madri sanno come devono muoversi per presentare richiesta in gravidanza. I futuri padri invece sono ancora disorientati», ha osservato Cannito.</p>
<p>Del congedo di paternità ha usufruito solo il 45% dei lavoratori che hanno risposto al questionario. «Metà di quelli che non ne hanno goduto ha sostenuto di non averne bisogno perché del bambino o della bambina si occupa la madre. Tanti ne hanno fatto a meno per paura di critiche da parte dei dirigenti o dei colleghi, per non dare l’impressione di essere inaffidabili o poco interessati all’avanzamento della carriera», ha proseguito la sociologa.</p>
<p>Carichi di lavoro eccessivi, poco rispetto degli orari previsti, scarsa sensibilità dei dirigenti, impegni improvvisi che costringono a modificare la programmazione del tempo libero sono i principali ostacoli alla conciliazione citati dai partecipanti.</p>
<p><strong>L’impegno delle aziende</strong></p>
<p>Michela Lotti, del coordinamento diversity management del Gruppo Hera, Betty Pagnin, fondatrice di BuddyJob ed equity partner di One Day Group e Rinaldo Platti, CEO di Prolink hanno partecipato al webinar descrivendo le politiche delle rispettive aziende per sostenere i neogenitori. «Il nostro primo impegno è quello di dare ascolto alle loro necessità, organizzare incontri e webinar per informarli sui loro diritti, sugli strumenti che l’azienda offre loro e per promuovere un modello genitoriale che vada oltre la divisione tradizionale di ruoli tra padri e madri, con un’attenzione particolare ai benefici dell’accudimento paterno», ha illustrato Michela Lotti. «Abbiamo creato un sito web per aiutare concretamente i genitori a orientarsi tra le disposizioni di legge sui congedi e abbiamo introdotto misure di flessibilità, permessi retribuiti per l’inserimento di figli e figlie alla materna».</p>
<p>Informazioni e aiuto per destreggiarsi nella burocrazia sono ausili fondamentali per i neogenitori anche secondo Betty Pagnin. «Offriamo inoltre sei mesi di congedo di maternità e uno di paternità retribuiti al 100% e 300 euro al mese netti per i primi tre anni di vita del bambino o della bambina, per l’acquisto di servizi come il nido o la baby sitter», ha spiegato. «E, soprattutto, massima flessibilità negli orari, perché crediamo che quel che conta sia il raggiungimento degli obiettivi prefissati e non il numero di ore passate in ufficio. Il lavoratore è più efficiente se è libero di distribuire i suoi impegni nel modo in cui gli è più comodo e conciliarli con la cura della famiglia».</p>
<p>È dunque sostenibile per un’azienda incoraggiare l’accudimento paterno garantendo gli stessi strumenti di conciliazione a entrambi i genitori. «La domanda giusta da porsi non è se, ma come renderlo possibile e sostenibile», ha risposto Rinaldo Platti. «Dove sta scritto che la madre può fermarsi e il padre no? Bisogna combattere questo pregiudizio che si ripercuote negativamente sulla carriera professionale della donna e su tutta la sua vita retributiva e poi pensionistica. E per demolire lo stereotipo bisogna formare i dirigenti e informare e sensibilizzare i lavoratori. Il coinvolgimento dei padri è un beneficio per la salute e il benessere di bambini e bambine ed è nel loro interesse che bisogna superare qualunque pregiudizio e mettere in atto tutti gli strumenti disponibili».</p>
<p>Mettere al centro della riflessione e delle iniziative la crescita in salute e lo sviluppo di bambini e bambine aggiunge un carico importante sul piatto della bilancia. «L’impegno delle aziende è motivato dalla necessità di adeguarsi a un cambiamento sociale in atto, ma è anche un contributo importante al benessere della comunità», ha precisato Monica Castagnetti, pedagogista del Centro per la Salute del Bambino e moderatrice del webinar. «Perché lavorare con i genitori vuol dire partecipare al sistema delle cure e questa scelta ha un impatto sociale fortissimo a breve, medio e lungo termine».</p>
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		<title>I risultati di due anni di progetto</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-risultati-di-due-anni-di-progetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 06:44:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La proposta di 4e-parent]]></category>
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					<description><![CDATA[4e-parent è arrivato alle battute finali e tutti i partner che ne hanno condiviso gli obiettivi e l’impegno si sono riuniti a Roma il 28 novembre scorso, ospiti dell’Istituto Superiore di Sanità, capofila del progetto, per tirare le somme sui risultati raggiunti, sui temi sviluppati e sulle prospettive di lavoro futuro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>4e-parent è arrivato alle battute finali e tutti i partner che ne hanno condiviso gli obiettivi e l’impegno si sono riuniti a Roma il 28 novembre scorso, ospiti dell’Istituto Superiore di Sanità, capofila del progetto, per tirare le somme sui risultati raggiunti, sui temi sviluppati e sulle prospettive di lavoro futuro.</p>
<p><strong>Le proposte alla politica </strong></p>
<p>Tra gli emendamenti alla legge di Bilancio per il 2025, la cui discussione è in corso al momento in cui scriviamo, sono state incluse <a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/">proposte</a> formulate dal progetto 4e-parent  fra le quali : portare a 26 i giorni lavorativi di congedo di paternità obbligatorio, retribuito al 100%, di cui 10 giorni da utilizzare consecutivamente immediatamente dopo la nascita. Nonché assicurare che i mesi di congedi genitoriali retribuiti all’80% (portati a tre con questa legge di Bilancio), siano usati anche dai padri.</p>
<p>«L’obbligatorietà e la non trasferibilità sono le due caratteristiche cardine di queste misure, che hanno lo scopo di favorire fin dai primi giorni di vita il coinvolgimento dei padri nelle cure del neonato o della neonata», ha osservato al convegno la sociologa Annina Lubbock, del Centro per la Salute del Bambino, che si è impegnata in prima persona nell’attività di advocacy. «Sono richieste in linea con le direttive europee e con l’impegno di arrivare alla parità dei congedi tra partner, adottato dal Parlamento italiano già nel dicembre del 2023. Il nostro obiettivo va oltre la promozione della parità di genere: siamo qui a promuovere la paternità accudente, la mascolinità accudente».</p>
<p>Del panorama europeo ha parlato Mihaela Ionescu, dell’International Step by Step Association, partner olandese del progetto. «Troppe sono ancora le disparità tra gli Stati membri nell’applicazione della Direttiva EU 2019/1158, che prevede appunto congedi di paternità retribuiti, congedi parentali non trasferibili, ma anche modalità di lavoro flessibili», ha detto. «Occorre istituire dei piani nazionali che promuovano servizi per l’infanzia, sostegno finanziario e una nuova narrativa della famiglia e della paternità accudente».</p>
<p><strong>Cure condivise, più benefici per tutti</strong></p>
<p>I benefici del coinvolgimento precoce del padre sono ormai acclarati dalla ricerca. «Favorisce la salute fisica e lo sviluppo cognitivo e comportamentale di bambini e bambine», ha spiegato Francesca Zambri, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità. «Inoltre, produce cambiamenti ormonali e neurologici nell’organismo del neo-papà, la cui entità è dipendente dalla dose, cioè dal tempo dedicato alla cura».</p>
<p>Il cambiamento ormonale nell’uomo, l’abbassamento del suo livello di testosterone e l’aumento dell’ossitocina quando l’accudimento di figli e figlie è condiviso dalla coppia, è uno dei meccanismi che contribuiscono a ridurre il rischio di violenza di genere. «Le statistiche dicono che la violenza domestica spesso si manifesta per la prima volta, oppure aumenta di intensità, proprio durante la gravidanza, un periodo in cui la donna è più vulnerabile e il suo partner può sentirsi minacciato dall’imminente cambiamento degli equilibri familiari», ha osservato Marco Deriu, dell’Associazione Maschile Plurale. «Bisogna conoscere questo rischio e neutralizzarlo decostruendo l’immagine di una mascolinità distaccata, povera dal punto di vista emotivo».</p>
<p>Gli stereotipi di genere sono una gabbia non solo per la donna, ma anche per l’uomo. «Se il ruolo del padre è lavorare per mantenere la famiglia, l’uomo che guadagna poco vale di meno», dice Alessandro Volta, pediatra della AULS Reggio Emilia. «Se la cura e l’emotività sono appannaggio esclusivo della madre, l’uomo non è libero di vivere e di esprimere le sue emozioni. Questi rigidi ruoli di genere non hanno nulla di naturale, sono stereotipi culturali indotti attraverso l’educazione fin dai primissimi anni di vita. Il <em>paternage</em>, il padre che accudisce il suo bambino o la sua bambina spezza il circolo vizioso che perpetua il pregiudizio».</p>
<p>Il paternage è il primo passo verso una educazione veramente fondata sulla parità di genere, che possa contrastare l’immagine della virilità legata alla violenza e alla sopraffazione ancora ben radicata nella nostra società. «L’educazione basata sugli stereotipi della mascolinità tossica incoraggia gli uomini a compiere atti antisociali, con un costo che paghiamo tutti», ha osservato l’economista Ginevra Bersani, autrice del saggio “Il costo della virilità” (Il Pensiero scientifico editore, 2023).</p>
<p><strong>Un osservatorio delle tendenze sociali</strong></p>
<p>Analizzare la percezione pubblica dei ruoli di genere nell’accudimento di bambine e bambini è uno degli obiettivi che il progetto 4e-parent ha portato avanti, osservando le tendenze sui social media e sondando direttamente le opinioni di genitori e futuri genitori.</p>
<p>«Indubbiamente è in atto un cambiamento, la costruzione di una nuova narrativa, sostenuta soprattutto dai più giovani, dalla nuova generazione», ha spiegato Mara Marzella, della società di consulenza Deep Blue. «Su Instagram e Tik Tok si moltiplicano le testimonianze di padri coinvolti e di madri che apprezzano questo coinvolgimento, anche se non mancano le contraddizioni e qualche rigidità da parte delle stesse madri nell’accettare nuove dinamiche».</p>
<p>Il sito web e i profili social del progetto sono stati accolti con grande interesse. «Più di 100 mila persone in due anni hanno letto articoli, post e documenti, hanno ascoltato i podcast, guardato i video e consultato le risorse offerte online», dice Eva Benelli, di Zadig. «La stampa ha parlato dei nostri eventi e più in generale i media tradizionali stanno cominciando a recepire il cambiamento sociale in atto, benché a volte abbiano delle difficoltà a scrollarsi di dosso vecchie modalità di comunicazione, come quella di chiamare “mammo” il padre accudente».</p>
<p>Padri e madri interpellati direttamente dalle ricercatrici del Centro per la Salute del Bambino con un sondaggio online condotto tra agosto e dicembre 2023 hanno dimostrato un’attitudine positiva nei confronti della condivisione delle cure e delle cure genitoriali. «Solo una piccola percentuale di rispondenti ritiene che il ruolo di accudimento spetti in esclusiva alle madri e non riconosce quindi l’utilità dei congedi dedicati ai padri», ha riferito la ricercatrice Francesca Zambri (Iss) che ha elaborato i dati raccolti dal sondaggio.</p>
<p>Anche l’indagine condotta sui dipendenti di 6 aziende ha evidenziato grande interesse da parte di neogenitori e futuri genitori. «Al tempo stesso, i risultati del sondaggio hanno dimostrato la necessità di diffondere consapevolezza tra i lavoratori sui diritti della paternità oltre che della maternità. Tanti interpellati hanno ammesso di non avere utilizzato i congedi perché non ne erano informati», ha illustrato Maddalena Cannito, sociologa dell’Università di Torino. «È necessario un cambiamento di cultura nei luoghi di lavoro per prevenire la discriminazione dei neo-papà che vogliono dedicare tempo e impegno alla cura dei figli e delle figlie, insieme a una maggiore retribuzione dei congedi parentali e flessibilità degli orari e degli impegni».</p>
<p><strong>Il valore della formazione</strong></p>
<p>Sensibilità e cultura nei confronti della paternità accudente si costruiscono anche attraverso la formazione dei professionisti che operano nei settori più coinvolti, quello sanitario e quello educativo.</p>
<p>«Ancora oggi nel percorso nascita si tutela, giustamente, la coppia madre-bambino o bambina, ma si tende a trascurare il ruolo del padre, che invece dovrebbe essere coinvolto nel contatto pelle a pelle e nella cura fin dai primi istanti dopo il parto», ha osservato Giovanna Bestetti, psicopedagogista dell’Associazione Iris.</p>
<p>Proprio per informare e sensibilizzare sul ruolo dei padri nei primi mille giorni di vita, 4e-parent ha organizzato un corso di formazione a distanza destinato al personale sanitario che si occupa di gravidanza, parto e prima infanzia. «Ha raccolto più di 10 mila adesioni e si è rivelato utile per decostruire stereotipi nocivi che sono presenti anche nell’ambiente sanitario», ha spiegato Maria Rosa Valetto di Zadig.</p>
<p>Un altro corso compreso nell’offerta formativa del progetto è quello diretto al personale dei servizi educativi per la fascia di età 0-6 anni. «Abbiamo registrato 1500 iscritti, per il 95% donne. Già solo da questo dato si capisce come gli stereotipi di genere influiscano in un settore che è fondamentale per promuovere il cambiamento sociale», ha riferito il pediatra Giorgio Tamburlini, del Centro per la Salute del Bambino. «Il personale di nidi e materne può fare molto per favorire il coinvolgimento dei padri nella cura di bambini e bambine».</p>
<p>Infine, il progetto ha offerto incontri di persona in quattro città, Torino, Roma, Napoli e Palermo, indirizzati a facilitatori di cerchi di condivisione di padri e di madri. «Quella del cerchio è una metodologia molto efficace per favorire la transizione della coppia verso la genitorialità e prevenire la violenza», ha spiegato Andrea Santoro, dell’Associazione Il Cerchio degli Uomini. «Gli incontri ci hanno permesso di rilevare un interesse crescente per questi temi e una maggiore fluidità dei ruoli di genere nell’accudimento di figli e figlie».</p>
<p>Le risorse a disposizione dei padri o dei futuri padri per confrontarsi sulle loro esperienze e ricevere sostegno non sono tante in Italia. «Si tratta per lo più di attività o servizi offerti da associazioni e da privati, realtà piccole e poco strutturate, presenti nelle Regioni del nord Italia più che al sud», ha riferito Marco Deriu, che ha curato una mappa interattiva delle risorse disponibili per i padri, pubblicata sul sito di 4e-parent raccogliendo informazioni da tutto il territorio nazionale. «Abbiamo stabilito contatti che saranno utili per future iniziative».</p>
<p>In due anni di attività, il progetto 4e-parent ha prodotto una quantità di materiale: studi, rapporti, informazioni, eventi per sensibilizzare e diffondere consapevolezza sull’importanza di una nuova mascolinità accudente e del coinvolgimento precoce dei padri nella cura di figli e figlie. Tanto rimane da fare per accompagnare e favorire il cambiamento sociale in atto e il dialogo avviato con i decisori della politica non deve interrompersi. Per questa ragione il convegno si è concluso con l’impegno comune a proseguire il percorso nel prossimo futuro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Genitori in azienda: un webinar per sfatare miti e cercare soluzioni concrete</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/la-lettura-condivisa-fin-da-piccoli-fa-bene-allo-sviluppo-e-al-benessere-di-bambini-e-bambine-e-giova-anche-a-papa-e-mamma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 14:06:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strilli]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È arrivato il tempo dei padri che accudiscono</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/e-arrivato-il-tempo-dei-padri-che-accudiscono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 10:34:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è vero che per natura i maschi sono sempre aggressivi e le femmine sempre accudenti, dice Sarah B. Hrdy, autrice di un saggio ponderoso e ben documentato, pubblicato a maggio scorso dalla Princeton University Press e più recentemente in Italiano da Bollati Boringhieri col titolo “Il tempo dei padri: l’istinto maschile nella cura dei figli”]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Viviamo in un periodo storico ambiguo. Da decenni ormai le donne in quasi tutti i Paesi occidentali hanno conquistato a pieno titolo l’accesso al mondo del lavoro e questa rivoluzione ha già modificato la struttura della famiglia. Sempre più padri sono coinvolti nell’accudimento dei figli e gli stereotipi di genere si avviano a tramontare.<br />
Al tempo stesso, in Europa e negli Stati Uniti stanno guadagnando consenso movimenti e personaggi politici che promuovono un ideale di mascolinità competitiva e aggressiva e una rigida divisione dei ruoli tra uomini e donne, con queste ultime destinate “per natura” all’accudimento.<br />
È in questo contesto che si leva la voce della sociobiologa statunitense Sarah Blaffer Hrdy, autrice di un saggio ponderoso e ben documentato dal titolo “Father time: a natural history of men and babies“, pubblicato a maggio scorso dalla Princeton University Press e più recentemente in Italiano da Bollati Boringhieri col titolo “Il tempo dei padri: l’istinto maschile nella cura dei figli”.</p>
<p><strong>Questione di strategie</strong></p>
<p>Non è vero che per natura i maschi sono sempre aggressivi e le femmine sempre accudenti, dice la Hrdy. Nel corso della storia evolutiva dei vertebrati e dei primati, compresi i nostri diretti antenati e anche oggi nel mondo animale, maschi e femmine hanno messo e mettono in atto diverse strategie per adattarsi alle condizioni ambientali e assicurare la sopravvivenza della prole, del gruppo e della specie. Talvolta un comportamento aggressivo nei confronti degli individui estranei è funzionale all’affermazione della discendenza di un maschio. Talvolta questo approccio è dannoso per il gruppo, come è accaduto ad alcune popolazioni di mammiferi in cui i maschi usano uccidere i cuccioli degli altri padri per avere accesso alle femmine e generare con loro figli propri, popolazioni che si sono avvicinate all’estinzione per avere reiterato troppo spesso la pratica.<br />
In questi casi si è rivelata vincente una strategia maschile alternativa: rimanere accanto alla femmina durante la gravidanza e l’accudimento della cucciolata per scoraggiare gli attacchi degli estranei. E quel che succede quando il maschio è esposto assiduamente alla presenza dei cuccioli fin dalla nascita è stupefacente: l’assetto ormonale del padre muta, il suo livello di testosterone cala, mentre cresce la prolattina. Di pari passo cambia anche il comportamento del maschio, che risponde agli stimoli dei piccoli e li accudisce con lo stesso impegno della madre.</p>
<p><strong>Lo stesso fenomeno nella nostra specie</strong></p>
<p>Diversi studi dimostrano che anche nella specie umana la fisiologia maschile cambia quando il padre rimane a lungo a stretto contatto con figlie e figli piccoli, esposto alle loro richieste di accudimento.<br />
Come in altre specie, il testosterone cala e aumenta la prolattina. È stato anche osservato un altro fenomeno. I padri che assistono le madri senza però impegnarsi personalmente nel ruolo di care giver primario, attivano le aree del cervello deputate al pensiero razionale e all’organizzazione. Quelli invece che si dedicano in prima persona all’accudimento e condividono alla pari con la madre il ruolo di care giver primario, attivano le aree limbiche del cervello, quelle più antiche e primitive. Lo stesso accade nelle famiglie monogenitoriali in cui è presente solo il padre e in quelle omogenitoriali con due padri.<br />
In sostanza, il padre distaccato dalla prole non è più “naturale” di quello accudente. Il modello di paternità più adeguato dipende dal contesto socioculturale.<br />
Il calo della concentrazione del testosterone favorisce comportamenti più collaborativi con tutti, non solo con i familiari, a beneficio del gruppo. E dal punto di vista evolutivo, un uomo più collaborativo e meno aggressivo è avvantaggiato, perché preferito dalla donna che vuole costruire una famiglia.<br />
Per operare questo cambiamento è necessario che il neo-papà abbia il tempo per dedicarsi senza distrazioni al figlio o alla figlia appena nata. È evidente quanto sia importante in questo senso il ruolo del congedo di paternità.</p>
<p><strong>Più vantaggi per tutti</strong></p>
<p>Già nel primo anno di vita, il bambino o la bambina è in grado di percepire le intenzioni degli adulti di riferimento. I neuroni specchio aiutano i piccoli e le piccole a sviluppare l’empatia prendendo a modello chi li accudisce. La presenza di un padre coinvolto è preziosa per lo sviluppo delle loro competenze sociali.<br />
Il padre stesso, come dimostrano diversi studi, trae dall’esperienza dell’accudimento gratificazione e fiducia nelle proprie capacità genitoriali e sviluppa un proprio personale stile di cura, che non scimmiotta quello materno.<br />
Infine la madre non è solo alleggerita nelle sue incombenze quotidiane, ma trova anche sostegno nell’allattamento. È dimostrato che quando il padre è informato e motivato al riguardo, aumentano la probabilità di un corretto avvio dell’allattamento e la sua durata e migliora la capacità della madre di ottenere aiuto in caso di difficoltà.<br />
La legittima aspirazione femminile a dividere equamente con il partner maschile la cura della famiglia non è quindi affatto in contrasto con la natura. Bambini e bambine hanno bisogno della mamma, ma ne hanno altrettanto del papà.<br />
In conclusione, dice la Hrdy, “la base biologica che determina il comportamento di cura (o di non cura) nei maschi ha centinaia di milioni di anni”, ma per secoli la nostra società patriarcale ha preferito ignorare questa possibilità e prodotto ruoli di genere rigidi, decisamente vantaggiosi per gli uomini. Da questo deriva la necessità di ridefinire, oltre che la paternità, anche la maschilità in genere, compreso il concetto stesso di ‘virilità’.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Free lance: i genitori dimenticati</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/free-lance-i-genitori-dimenticati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 12:10:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Societa’ e diritti]]></category>
		<category><![CDATA[congedo di paternità]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2905</guid>

					<description><![CDATA[Sono sempre più numerosi in Italia lavoratori e lavoratrici indipendenti, cioè privi di un contratto di lavoro dipendente, pubblico o privato, a tempo determinato o indeterminato. Sono per lo più giovani uomini e donne, che si trovano proprio nella fascia di età in cui più spesso si pianifica una gravidanza. Eppure questa ampia platea di genitori e potenziali genitori è discriminata nell’accesso ai congedi previsti alla nascita di un figlio o di una figlia. Una denuncia presentata anche al convegno "Il tempo dei papà".]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre più numerosi in Italia lavoratori e lavoratrici indipendenti, cioè privi di un contratto di lavoro dipendente, pubblico o privato, a tempo determinato o indeterminato. Sono per lo più giovani uomini e donne, che si trovano proprio nella fascia di età in cui più spesso si pianifica una gravidanza.<br />
Eppure, proprio in tempi in cui tante voci paventano le conseguenze catastrofiche della denatalità, questa ampia platea di genitori e potenziali genitori, già fragili per la precarietà della loro occupazione, è discriminata nell’accesso ai congedi previsti alla nascita di un figlio o di una figlia. E, soprattutto, sono discriminati i loro figli, che non possono godere appieno delle cure di entrambi i genitori fin dai primi giorni di vita nella stessa misura in cui ne godono i figli di genitori che sono lavoratori dipendenti.</p>
<p>Lo scorso 26 settembre, alla <a href="https://4e-parentproject.eu/guardiamo-alla-legge-di-bilancio-per-iniziare-davvero-a-estendere-i-congedi-per-i-padri/">conferenza</a> “Il tempo dei papà”, organizzata a Roma dal progetto 4e-parent, le istanze dei genitori free lance sono state illustrate da Federica Ciccariello, parte del consiglio direttivo di Acta, associazione che riunisce lavoratrici e lavoratori free lance.</p>
<p><strong>Congedi di maternità, paternità e parentali</strong></p>
<p>Quando si parla delle misure previste dallo Stato per la tutela della genitorialità – congedo obbligatorio di cinque mesi per le madri, di dieci giorni per i padri e congedi parentali – ci si riferisce a quelle destinate ai lavoratori dipendenti. Per tutti gli altri le condizioni sono eterogenee.</p>
<p>«Parlando del congedo di maternità, le lavoratrici autonome con partita Iva iscritte alla Gestione separata dell’Inps hanno diritto a cinque mesi con indennità all’80% come le lavoratrici dipendenti», spiega Ciccariello. «L’indennità, però, è calcolata sul reddito percepito nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo e, poiché si tratta di redditi non ancora dichiarati, l’Inps formula una stima al ribasso sul reddito pregresso dichiarato. L’ente, dunque, versa una somma inferiore all’80% della media del reddito che risulta dall’ultima dichiarazione disponibile. La lavoratrice può chiedere il conguaglio non appena sono disponibili le dichiarazioni di entrambi gli anni fiscali che rientrano nei 12 mesi precedenti al congedo. Il conguaglio, quindi, non viene versato automaticamente, ma deve essere richiesto attivamente dalla diretta interessata».</p>
<p>Le lavoratrici iscritte alla Cassa Artigiani e Commercianti dell’Inps hanno diritto al congedo di cinque mesi indennizzato all’80% solo se nell’anno precedente hanno versato i contributi minimi richiesti. Le free lance senza partita Iva, che lavorano in cessione dei diritti d’autore, non hanno diritto ad alcun congedo, ad alcuna indennità. A meno che non siano iscritte alla cassa di un Ordine professionale, nel qual caso fanno riferimento alle regole dello specifico ente.</p>
<p>«Il congedo obbligatorio di paternità, di dieci giorni con indennità al 100% della retribuzione, è previsto solo per i lavoratori dipendenti. Quelli indipendenti, che abbiano o meno partita Iva, e gli iscritti alla Cassa Artigiani e Commercianti non ne hanno diritto, a meno che non avvengano casi gravissimi che permettano al padre di accedere alle tutele previste per la madre, come morte prematura o grave infermità della madre o se affidatari esclusivi del minore», aggiunge Ciccariello.</p>
<p>Per quanto riguarda i congedi parentali, iscritte e iscritti alla Gestione Separata dell’Inps con partita Iva hanno diritto a tre mesi riservati alla madre, tre mesi riservati al padre e tre mesi da dividere tra i due. In totale la coppia genitoriale ha a disposizione nove mesi di congedo, di cui tre non trasferibili. Può usufruirne entro 12 anni dalla nascita e sono indennizzati al 30% del reddito medio giornaliero dei 12 mesi precedenti l&#8217;inizio del congedo, di cui probabilmente non sono disponibili le dichiarazioni al momento della richiesta. Il conguaglio deve essere richiesto attivamente dal lavoratore o dalla lavoratrice per ciascun periodo di congedo utilizzato.</p>
<p>Iscritti e iscritte alla Cassa Artigiani e Commercianti hanno diritto a soli tre mesi di congedo parentale in tutto, di cui può usufruire la madre o il padre o da dividere tra i due, che scadono entro l’anno di vita del bambino o della bambina. Infine, chi svolge una professione autonoma senza versare contributi ad alcuna cassa previdenziale è totalmente scoperto sul fronte tutele per la genitorialità. Ma non solo.</p>
<p><strong>Gli impegni di Acta</strong></p>
<p>«Oltre al trattamento evidentemente discriminatorio, lavoratori e lavoratrici indipendenti che aspirano a diventare genitori devono affrontare un carico di burocrazia non indifferente e spesso rinunciano a richiedere l’intero importo a cui avrebbero diritto per l’eccessiva complicazione delle pratiche e per la mancanza di chiarezza da parte degli enti erogatori», spiega Ciccariello. «Tanti che pure avrebbero diritto ai congedi parentali non li richiedono per questa ragione. Infatti la percentuale di lavoratori e lavoratrici indipendenti che vanno in congedo è nettamente inferiore a quella di lavoratori e lavoratrici dipendenti. Anche perché, a complicare le cose, l&#8217;Inps richiede l&#8217;astensione totale dal lavoro durante i periodi di congedo parentale».</p>
<p>Due sono gli impegni principali assunti da Acta: fornire ai propri associati informazioni utili e consulenze per organizzarsi al meglio quando la famiglia si allarga e, così come 4e-parent, sollecitare il governo ad adottare <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/10/PROPOSTA_CONGEDI_4E-PARENT_LeggeFinanziaria25.pdf">misure eque</a> per tutti i lavoratori. «Sul nostro sito pubblichiamo aggiornamenti su questo e altri temi importanti, come le indennità di malattia. Inoltre abbiamo attivato degli sportelli informativi», ricorda Ciccariello.</p>
<p>L’associazione partecipa a tavoli di lavoro del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e collabora con i sindacati per perorare le istanze di lavoratori e lavoratrici indipendenti.</p>
<p>«Condividiamo l’<a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/">obiettivo</a> del progetto 4e-parent di favorire la condivisione della responsabilità e della cura tra i genitori. Al governo chiediamo di estendere anche ai padri free lance il congedo di paternità e quello genitoriale, calcolare il compenso sugli ultimi 24 mesi anziché sugli ultimi 12, una maggiore trasparenza delle procedure di calcolo, il versamento automatico del conguaglio delle indennità, l&#8217;eliminazione dell&#8217;obbligo di astensione dal lavoro nei periodi di congedo parentale, così da rendere possibile un congedo congiunto e non separato o alternato e promuovere la costruzione di una relazione a tre con il neonato», conclude la consigliera.</p>
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		<title>I primi mille giorni – Le schede. La lettura condivisa fin da piccoli è utile per lo sviluppo e il benessere</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-la-lettura-condivisa-fin-da-piccoli-e-utile-per-lo-sviluppo-e-il-benessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 13:02:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2821</guid>

					<description><![CDATA[La lettura condivisa fin da piccoli è utile per lo sviluppo e il benessere di bambini e bambine, promuove il loro attaccamento sicuro agli adulti di riferimento e giova anche alla mamma e al papà, rafforzando la loro confidenza nelle proprie competenze genitoriali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali step fisiologici di questi primi 1000 giorni e del loro impatto. </em></p>
<p>Parliamo di lettura condivisa con Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la Salute del Bambino, uno dei fondatori del programma “Nati per Leggere”</p>
<p><strong>In che modo la lettura di un libro condivisa tra i genitori e figlie o figli molto piccoli è utile per il loro sviluppo e per il loro benessere?</strong></p>
<p>Dedicarsi alla lettura condivisa di un libro vuol dire trascorrere del tempo insieme, un’esperienza che promuove l’attaccamento sicuro del bambino o della bambina agli adulti di riferimento e giova anche alla mamma e al papà, rafforzando la loro confidenza nelle proprie competenze genitoriali.</p>
<p>Inoltre, ascoltare un adulto che legge fin dai primi mesi di vita, ancor prima di avere imparato a parlare, velocizza il processo di apprendimento del linguaggio, sia nella comprensione delle parole che nella capacità di utilizzarle. Lo svolgimento di un racconto pagina dopo pagina insegna a riconoscere la struttura di un discorso, la successione logica dei suoi passaggi. Le illustrazioni aiutano a esercitare la vista, che si fa via via più acuta, e dare un nome agli oggetti raffigurati.</p>
<p><strong>Leggere un libro al proprio bimbo o bimba è un compito adatto sia alla mamma sia al papà?</strong></p>
<p>L’ideale è che entrambi abbiano modo di ritagliarsi dei momenti per leggere insieme al bambino o alla bambina. Ascoltare due voci è meglio che ascoltarne una sola, perché arricchisce l’esperienza. Mamma e papà parlano e leggono in modo differente. Le mamme più spesso usano il &#8220;bambinese&#8221;, cioè un’intonazione della voce più acuta e musicale, nomignoli ed espressioni onomatopeiche. I papà invece tendono ad assumere un’intonazione più adulta, rispettando maggiormente il testo che stanno leggendo e usando un linguaggio più articolato.</p>
<p>Tra il 2022 e il 2023, il programma &#8220;Nati per Leggere&#8221; ha realizzato il progetto “Papà mi leggi?” per invitare i padri alla lettura condivisa in alcune zone periferiche del comune di Milano. Con questo progetto abbiamo raggiunto molti padri immigrati, provenienti da culture in cui la separazione tra i ruoli, con la mamma che si prende cura di figli e figlie e il papà meno coinvolto è ancora presente, una divisione di compiti che la nostra società sta lentamente ma progressivamente superando. Ecco, la lettura condivisa è un modo di prendersi cura dei piccoli che è stato particolarmente apprezzato da questi padri, meno abituati all’accudimento, ha contribuito a rafforzare la loro capacità genitoriale e la loro relazione con i figli. La divisione di ruoli nell’accudimento e nell’educazione della prole è un costrutto culturale e, come tale, può essere modificato. La lettura condivisa si è rivelato uno strumento efficace per promuovere questo cambiamento e favorire la paternità accudente, a beneficio di tutti i componenti della famiglia.</p>
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		<title>Guardiamo alla Legge di Bilancio per iniziare davvero a estendere i congedi per i padri</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/guardiamo-alla-legge-di-bilancio-per-iniziare-davvero-a-estendere-i-congedi-per-i-padri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 11:21:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La proposta di 4e-parent]]></category>
		<category><![CDATA[congedo di paternità]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2805</guid>

					<description><![CDATA[Il 26 settembre a Roma, nel corso di una partecipata conferenza dal titolo “Il tempo dei papà”, il progetto europeo 4e-parent ha presentato a rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e opposizione, del mondo aziendale e della società civile un pacchetto di iniziative con la proposta di introdurne alcune già nella Legge di Bilancio per il 2025.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le dichiarazioni di buone intenzioni non sono più sufficienti: è venuto il momento di adottare misure concrete per consentire ai padri di partecipare attivamente all’accudimento di figli e figlie fin dai primi giorni di vita, per la salute e il benessere del bambino e della bambina, ma anche dell’intera famiglia, per favorire l’occupazione femminile e per contrastare la violenza di genere. Il 26 settembre a Roma, nel corso di una partecipata conferenza dal titolo “Il tempo dei papà” <a href="https://www.youtube.com/watch?v=P7hFsHbi80I">(qui la registrazione dell&#8217;evento)</a>, il progetto europeo 4e-parent ha presentato a rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e opposizione, del mondo aziendale e della società civile un pacchetto di iniziative con la <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/sintesi_proposta.pdf">proposta</a> di introdurne alcune già nella Legge di Bilancio per il 2025. <a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/">Qui trovi tutti i documenti relativi all&#8217;evento.</a></p>
<p><strong>Le proposte</strong></p>
<p>Ecco le proposte di 4e-parent.</p>
<ul>
<li>Estendere il congedo di paternità obbligatorio dagli attuali 10 giorni a 22 giorni lavorativi, di cui almeno 10 da fruire consecutivamente nel primo mese dalla nascita, eliminando l’obbligo di preavviso di cinque giorni al datore di lavoro e ammettendo invece la possibilità di trasmettere una certificazione entro 48 ore dall’avvio della fruizione del congedo.</li>
<li>Applicare ai congedi di paternità i medesimi criteri di obbligatorietà esistenti per il congedo di maternità.</li>
<li>Estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e al congedo genitoriale ai padri freelance, iscritti alla Gestione separata, calcolando il compenso sulle ultime due dichiarazioni dei redditi precedenti all’anno di inizio della gravidanza.</li>
<li>Portare dall’80 al 100% la retribuzione del congedo obbligatorio di maternità.</li>
<li>Prevedere quattro mesi di congedi genitoriali retribuiti all’80%, di cui due riservati alle madri e due ai padri.</li>
<li>Prevedere l’anticipo da parte dello Stato dei compensi per i congedi alle aziende, per venire incontro alle esigenze della piccola e media impresa.</li>
<li>Introdurre dei premi per le aziende con certificazione di genere che, a loro volta, premiano i fornitori che avviano il processo di certificazione di genere.</li>
<li>Rilevare le modalità di utilizzo dei giorni di congedo di paternità fruiti nei primi cinque mesi di vita di bambini e bambine.</li>
<li>Avviare una campagna di informazione pubblica che illustri i benefici dell’utilizzo dei congedi riservati ai padri e dell’accudimento paterno fin dai primi mesi di vita di figli e figlie.</li>
<li>Incentivare il lavoro agile per i genitori, se fruito da entrambi.</li>
</ul>
<p>«La situazione del nostro Paese è paradossale: offre il congedo di maternità obbligatorio <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/Congedi_Italia_Europa.pdf">più generoso d’Europa</a>: 20 settimane pagate all’80% della retribuzione, mentre il congedo di paternità è pari al minimo richiesto dalla Direttiva UE sulla conciliazione del 2019», spiega la sociologa Annina Lubbock, del Centro per la Salute del Bambino. «Inoltre, abbiamo congedi genitoriali, chiamati oggi “congedi parentali”, retribuiti solo al 30%, tranne due mesi maggiorati all’80% (il secondo dei quali approvato con un emendamento), mesi che però sono trasferibili. Si tratta del livello più basso d’Europa, dunque siamo inadempienti nei confronti della Direttiva UE che prevede l’adeguatezza di tale retribuzione. Le nostre proposte tengono conto dei disegni di legge già depositati (<a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/55251.htm">DDL S. 77 &#8211; XIX</a>, <a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/57704.htm">DDL S. 941 – XIX</a>, <a href="https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=leg.19.pdl.camera.506.19PDL0008590#FR">PDL C n. 506 &#8211; XIX</a>, <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2022/04/27/97/sg/pdf">L. 7 aprile 2022 n 32,</a> “Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia”, <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=9/01627/156&amp;ramo=CAMERA&amp;leg=19">ODG 9/01627/156</a>) come proposte per il “congedo paritario” e di un impegno trasversale a estendere i congedi di paternità fino ad arrivare alla parità, impegno assunto a dicembre 2023. Per attuarle è stato stimato un costo complessivo di un miliardo e mezzo di euro, una cifra che non dovrebbe essere considerata una spesa, ma un investimento con la prospettiva di un ampio ritorno in termini di benessere delle nuove generazioni e delle famiglie, di giustizia sociale, riduzione della violenza di genere e benefici per l’economia nazionale».</p>
<p>Da notare che per avviare le prime misure sarebbero sufficienti solo 200 milioni.</p>
<p><strong>I vantaggi per la salute fisica e mentale di tutti</strong></p>
<p>«Non dovrebbero servire prove per dimostrare che la partecipazione dei padri all’accudimento è vantaggiosa per l’intera famiglia», osserva Angela Giusti, prima ricercatrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del Progetto 4e-parent. «Eppure, <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/benefici.pdf">queste prove</a> le abbiamo».</p>
<p>Un coinvolgimento paterno empatico nelle cure garantisce sostegno psicologico alla neomamma nel periodo impegnativo del post-partum e riduce i conflitti di coppia.</p>
<p>«Aumenta la sintonia nell’approccio educativo dei genitori, anche nell’eventualità di una successiva separazione», aggiunge la sociologa Chiara Saraceno. L’incremento della produzione di ossitocina nel padre che accudisce il figlio o la figlia riduce la sua aggressività e il rischio di violenza di genere, che nel post-partum è più elevato.</p>
<p>«Nel breve termine, il coinvolgimento paterno, già dai primi 15 giorni di vita, favorisce l’allattamento, attraverso il supporto dato alle madri», spiega il pediatra Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la Salute del Bambino e responsabile del WP “Transferability and mainstreaming” del Progetto 4e-parent. «Diversi studi dimostrano inoltre che nel medio e lungo periodo favorisce lo sviluppo cognitivo e relazionale di bambini e bambine, riduce il rischio di problemi comportamentali in adolescenza, aumenta la probabilità di successo scolastico, ha effetti positivi sull’autostima e la capacità di tollerare le frustrazioni di ragazzi e ragazze e riduce significativamente la violenza domestica, fatto che già da solo giustificherebbe un forte impegno per promuovere una paternità accudente».</p>
<p><strong>La parola alle famiglie, tra necessità e stereotipi</strong></p>
<p>A sostegno delle proposte formulate, 4e-parent ha presentato i risultati di due indagini condotte nel corso del 2024, una su <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/Voce_neogenitori.pdf">4.500 neogenitori</a> volontari reclutati online e una su 1000 neogenitori dipendenti di 6 aziende, per verificare il grado di informazione sui congedi di paternità e congedi parentali e la loro fruizione.</p>
<p>«I dati raccolti evidenziano che una parte significativa dei padri non ha potuto usufruire dei 10 giorni di congedo di paternità perché non rientrava nella platea degli aventi diritto, perché non era a conoscenza di averne diritto o per la resistenza dei datori di lavoro», spiega Barbara Vatta, antropologa culturale del Centro per la Salute del Bambino, coautrice di una delle due indagini.</p>
<p>Il congedo parentale è utilizzato più dalle madri che dai padri. «C’è una grande disparità soprattutto tra il numero di giorni fruiti dai padri e dalle madri: 10 giorni in media dai primi e 90 dalle seconde», osserva Maddalena Cannito, sociologa dell’Università di Torino, coautrice dell’indagine realizzata con le aziende. «I tre motivi principali per cui gli uomini si trattengono dall’utilizzo dei congedi sono il compenso inadeguato, appena il 30% della retribuzione, il timore di ripercussioni negative sulla carriera professionale e la convinzione che non sia necessario, dal momento che di figli e figlie si occupa la partner. Dal momento che in Italia in media una donna guadagna meno di un uomo, è logico che nell’economia familiare si scelga di rinunciare a una parte cospicua dello stipendio della madre rispetto a quello del padre. Gran parte dei neopapà ha confermato infatti che avrebbe utilizzato più giorni di congedo se fosse stato retribuito almeno all’80%».</p>
<p>La maggior parte dei genitori interpellati ha condiviso la necessità di istituire un congedo paritetico, cioè uguale per durata e retribuzione, per i padri e le madri e di informare e sensibilizzare la dirigenza delle aziende sui benefici del coinvolgimento paterno nelle cure di figli e figlie, così da abbattere gli stereotipi limitanti ancora radicati nei luoghi di lavoro.</p>
<p><strong>Le risposte della politica e delle aziende</strong></p>
<p>In un panel moderato da Francesco Belletti, del Centro Internazionale Studi Famiglia, e Laura Baldassarre dell’UNICEF, con politici, aziende e rappresentanti della società civile, i parlamentari e le parlamentari presenti alla conferenza in rappresentanza delle forze politiche dell’opposizione, Elena Bonetti di Azione, Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle, Marco Furfaro e Chiara Gribaudo del Partito Democratico, si sono espressi a favore delle proposte presentate, con una perplessità riguardo all’ipotesi di una riforma graduale, dati i rischi che resti incompleta.</p>
<p>C’è stato anche un largo accordo rispetto al principio che già la Legge di Bilancio per il 2025 dovrebbe contenere misure non meramente simboliche, ma che avviano un cambiamento reale. Hanno riconosciuto l’importanza di estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e la durata del congedo obbligatorio di paternità. Hanno osservato che la maggior condivisione dei compiti di cura in famiglia può contribuire a incentivare la decisione di avere un secondo figlio e questo Governo ha tra le sue priorità l’aumento della natalità, che può contribuire all’occupazione femminile, gravemente svantaggiata dalla nascita dei figli.</p>
<p>Catia Polidori, deputata di Forza Italia, unica parlamentare delle forze di governo presente alla conferenza, a causa di impegni improrogabili degli altri parlamentari invitati, ha riconosciuto l’importanza della condivisione dell’accudimento da parte di entrambi i partner, ma ha manifestato perplessità sulla capacità delle piccole e medie imprese, tanto diffuse in Italia, di far fronte all’assenza sia delle madri sia dei padri dopo la nascita di un figlio o di una figlia.</p>
<p>A questa obiezione ha risposto Marco Russomando, portavoce di Illimity Bank, osservando che le piccole e medie imprese sono diffuse in tutto il mondo, anche nei Paesi d’Europa dove i congedi genitoriali vengono largamente utilizzati anche dai padri e dunque in qualche modo è possibile risolvere i problemi organizzativi che queste misure comportano. «Del resto, può accadere in qualsiasi momento che un dipendente sia costretto ad assentarsi per malattia, anche per periodi prolungati», ha commentato. «Al contrario, il congedo per maternità o paternità può essere pianificato per tempo».</p>
<p>Lea James, di Generali Italia, e Rinaldo Pietro Platti, di Prolink, hanno messo l’accento sulla necessità di promuovere negli ambienti di lavoro una cultura rispettosa della parità di genere, di fornire informazioni chiare ai lavoratori e alle lavoratrici e monitorare l’utilizzo dei congedi.</p>
<p>«Per rendere davvero paritario il congedo genitoriale e favorire l’occupazione femminile», ha rilanciato Platti, «bisognerebbe calcolare la retribuzione non sullo stipendio del genitore che si assenta, ma di quello che guadagna di più». È un’idea di cui si potrebbe tener conto nell’ambito di progetti futuri per portare avanti il lavoro svolto fin qui da 4e-parent.</p>
<p>«Perché i nostri giovani possano guardare con speranza a un futuro nel nostro Paese, è necessario mettere in atto riforme organiche. Non sono sufficienti provvedimenti spot come i bonus economici alla nascita di un figlio», ha osservato infine Pinella Crimi, vice-presidente del Forum delle Famiglie.</p>
<p><a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/"><strong>CONSULTA LA PAGINA DEDICATA AL CONVEGNO, CON LA REGISTRAZIONE E TUTTI I DOCUMENTI</strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Papà ha bruciato i biscotti e non se lo aspettava</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/papa-ha-bruciato-i-biscotti-e-non-se-lo-aspettava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 17:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2762</guid>

					<description><![CDATA[Diventato padre, Jeffrey scivola in un’inattesa spirale di crisi e si sente senza vie d’uscita: reagisce prendendo in mano la telecamera e realizzando un video diario personale come tentativo di auto terapia. Il senso di smarrimento per il repentino cambiamento di ruolo e di abitudini è lo stesso che vivono tante nuove mamme, nonostante abbiano avuto nove mesi di tempo per prepararsi anche fisicamente all’idea. La novità qui sta nel fatto che a percepirlo e a manifestarlo siano dei padri: è il sintomo di un cambiamento che si fa sempre più strada nella nostra società.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«È come se ti avessero messo una pentola in testa e avessero cominciato a suonarci la batteria». Così descrive la paternità una delle voci narranti del documentario <em>Papà ha bruciato i biscotti,</em> realizzato e prodotto dal giornalista e regista Jeffrey Zani. Poche parole bastano a trasmettere in modo efficace lo sbigottimento di chi viveva una quotidianità familiare che tutto a un tratto viene travolta dall’arrivo di un bambino o di una bambina. Una piccola persona che prima non c’era sbuca dal nulla, richiede accudimento ininterrotto 24 ore su 24 e responsabilità assoluta, si esprime spesso in modo incomprensibile, agisce in modo imprevedibile, tiene svegli la notte.</p>
<p>Il senso di smarrimento per il repentino cambiamento di ruolo e di abitudini è lo stesso che vivono tante nuove mamme, nonostante abbiano avuto nove mesi di tempo per prepararsi anche fisicamente all’idea. La novità qui sta nel fatto che a percepirlo e a manifestarlo siano dei padri: è il sintomo di un cambiamento che si fa sempre più strada nella nostra società. Il buon padre modello del secolo scorso aveva la responsabilità di mantenere la famiglia, ma raramente era coinvolto nell’accudimento di bimbe e bimbi piccoli. Non aveva modo di sperimentare l’impegno fisico e psicologico richiesto da questo compito. All’epoca la realizzazione di un documentario come questo sarebbe stata impensabile. Quella dei nuovi padri accudenti è una realtà ormai diffusa e anche le loro istanze trovano voce.</p>
<p><strong>Una rappresentazione edulcorata che non prepara alla realtà</strong></p>
<p>Il documentario si apre con una piccola finestra al centro dello schermo nero che mostra scene di un filmino retrò: bambini che ridono e giocano sul prato di una villetta, un papà sereno e sorridente che intrattiene il suo piccolo, che taglia una torta di compleanno, una festa in famiglia. La voce fuori campo di uno psicologo britannico spiega che quelle immagini edulcorate non rendono giustizia alla realtà vissuta ogni giorno da tanti padri.</p>
<p>Rappresentare la paternità come un compito facile, istintivo, senza accogliere le ombre e le insicurezze che comporta, può generare sensi di colpa e inadeguatezza. Il disagio provato da tanti neo padri nei primi mesi di vita di figli e figlie può sfociare nel corrispondente maschile della depressione post partum. Capita al 10% dei padri. Il 16% soffre di manifestazioni di ansia. E, pur senza arrivare alla patologia, tanti si sentono sopraffatti dalla stanchezza e dalla responsabilità.</p>
<p>«Ho sentito la necessità di parlarne, perché è qualcosa che si scopre solo nel momento in cui ci si trova a viverlo», commenta l’autore Jeffrey Zani, che è partito dalla sua esperienza personale per coinvolgere le voci di altri testimoni, neo padri e psicologi. «Negli incontri per la preparazione alla nascita nessuno avverte i futuri padri. Non hai il coraggio di confrontarti con familiari e amici perché ti senti sbagliato, diverso. Non ne parli con la tua partner per non caricarla di un peso ulteriore, sapendo quanto a sua volta è impegnata nelle cure. Vuoi fare una ricerca in rete e non sai quali parole chiave usare, perché non possiedi neppure un vocabolario adeguato per descrivere quello che stai vivendo».</p>
<p>La solitudine è forse lo scoglio maggiore in cui si imbatte il neo papà che vive con disagio la novità del suo ruolo. «L’ho rappresentata nel documentario con lo schermo nero che separa le testimonianze, come fossero tanti puntini scollegati tra loro», spiega Zani.</p>
<p>L’isolamento è accentuato dallo stigma di cui è oggetto nel sentire comune l’uomo che manifesta la sua fragilità. Il padre tradizionale è una figura infrangibile, che non soccombe alla stanchezza, al dubbio o al senso di inadeguatezza. L’idea che l’uomo non possa manifestare queste debolezze è ancora molto radicata nella nostra cultura. A questo pregiudizio si aggiunge luogo comune che il neo papà, proprio come la neo mamma, dovrebbe essere felice perché ha realizzato il proprio desiderio di genitorialità o, quanto meno, non dovrebbe lamentarsi delle conseguenze di una sua scelta consapevole.</p>
<p>«L’uomo tende a reagire allo stress con lo scatto di rabbia, l’urlo, il gesto, trova rifugio nel fumo, nello sport praticato in modo compulsivo, nel lavoro come scusa per allontanarsi, nel tradimento», osserva nel documentario Franco Baldoni, professore di Psicologia Clinica dell’Università di Bologna. «Difficilmente chiede aiuto a un professionista».</p>
<p>È proprio questo, invece, l’obiettivo di “Papà ha bruciato i biscotti”: dare voce al disagio, renderlo visibile, così che altri padri capiscano di non essere soli e trovino la forza di chiedere aiuto.</p>
<p><strong>La diffusione del documentario </strong></p>
<p>La realizzazione dei 55 minuti di documentario ha richiesto 3-4 anni, per la difficoltà di reperire testimoni disposti a raccontare le loro storie, esperti con specifiche competenze, di riprendere scene spontanee di vita domestica, con le ulteriori limitazioni imposte durante la pandemia. Ora che è stato finalmente completato, dovrà trovare i giusti canali di distribuzione. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=lJ8D2Df6pho">Il trailer è già a disposizione online</a>.</p>
<p>Dopo avere partecipato ad alcuni festival nel corso degli ultimi mesi, l’autore sta ora organizzando proiezioni rivolte a operatori del settore, i primi a dover essere sensibilizzati per raggiungere un pubblico più ampio.<br />
Il prossimo 9 ottobre il film verrà mostrato a Bologna durante una matinée organizzato dal Coordinamento Centri per le famiglie Emilia – Romagna &#8211; Area Infanzia e Adolescenza, pari opportunità, terzo settore &#8211; Settore Politiche sociali, di inclusione e pari opportunità. Sono stati invitati ad assistere i referenti di 42 centri per le famiglie.<br />
Una seconda proiezione è prevista per il 16 ottobre a Torino, nella sede dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte e nell’ambito di un evento curato in collaborazione con SSD Psicologia Clinica e Neonatologia Universitaria del P.O.S. Anna di Torino, in programma dalle ore 16:30 alle 20:30.</p>
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		<title>La neve in fondo al mare e i papà sommozzatori: il dolore dei giovani e il ruolo dei genitori.</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/la-neve-in-fondo-al-mare-e-i-papa-sommozzatori-un-romanzo-sul-dolore-dei-giovani-e-sul-ruolo-dei-genitori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 10:06:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Cristina Valsecchi ha letto per noi "La neve in fondo al mare" (Einaudi), romanzo incentrato su due temi: Il primo è la sofferenza mentale dei giovani, che ci destabilizza e ci coinvolge. Questa ci porta a riflettere sul secondo tema, il compito dei genitori, il loro rapporto con figli e figlie, le aspettative sociali nei loro confronti. In particolare, l’esperienza della paternità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caetano Bernardi è il papà di Tommaso, sedicenne affetto da anoressia nervosa, ricoverato in un reparto di neuropsichiatria infantile perché ha assunto un’overdose di pillole dimagranti.<br />
Veglia sul figlio notte e giorno dal letto accanto, si interroga sulle ragioni che hanno condotto il ragazzo fino a quel punto, aspetta il suo ritorno “come Ulisse e Telemaco al contrario”. Protagonista del romanzo di Matteo Bussola <em>La neve in fondo al mare</em> (Einaudi, 2024, pp.192, 17 euro), Caetano trascorre giorni nel reparto in cui è ricoverato il figlio, ripercorrendo la sua esperienza di padre alla ricerca di un suo errore, dell’origine del male, e incontrando altri ragazzi sofferenti, altre storie e altri genitori smarriti.<br />
Due sono i temi principali del racconto. Il primo è la sofferenza mentale dei giovani, che ci destabilizza, ci coinvolge e ci porta a riflettere sul secondo: il compito dei genitori, il loro rapporto con figli e figlie, le aspettative sociali nei loro confronti. In particolare, l’esperienza della paternità.</p>
<p><strong>“’Sti papà non sai mai dove metterli”</strong></p>
<p>Nonostante Caetano sia un papà presente nella vita del figlio, quando rievoca la nascita e le prime esperienze di vita di Tommaso lo fa con amarezza, per un senso di estraneità che sente di non meritare, un senso di estraneità imposto in parte dalla natura, ma soprattutto dalla cultura.</p>
<p>“Ti tengo in braccio che hai un minuto di vita. Hai labbra rosse e sottili, occhi dal taglio orientale, stretti e allungati, un colorito violaceo che per un attimo ci ha fatti preoccupare. Sul panno che ti avvolge ci sono ancora tracce di sangue e fluidi corporei, sulla pelle del viso piccoli filamenti biancastri: i segni della tua prima battaglia di figlio e della mia prima impotenza di padre. Sembri così arrabbiato, mentre le tue urla riempiono la stanza dalle pareti verdi, il grido antico di chi è stato sottratto al suo essere intero, di chi si trova di colpo nuovo e diviso. Quando il tuo pianto aumenta, quasi ti strappano dalle mie mani per riconsegnarti a tua madre, perché – mi spiegheranno in seguito – lo skin to skin con la mamma è fondamentale per calmare il bambino, regolare il suo respiro, placare il battito. Resto in piedi con le braccia vuote protese in avanti, già orfano di te, vi guardo immobile, un’ostetrica mi passa di fianco e mi urta con un vassoio. – ’Sti papà non si sa mai dove metterli, – dice con un tono carico di comprensibile stanchezza”.</p>
<p>Al contrario delle madri, che vivono nella carne il loro rapporto con i figli ancor prima del parto, i padri devono costruirselo giorno per giorno dal momento della nascita “e a volte non ci riescono mai”, osserva Caetano. È la sofferenza di Tommaso che porta alla luce il senso di estraneità di Caetano. Senza la crisi, non sarebbe mai emerso e le sue istanze di cambiamento sarebbero rimaste invisibili. Lui ama suo figlio e fa tutto quello che la società chiede a un bravo padre di fare. Perché allora non ottiene la ricompensa che gli spetta, un figlio felice?</p>
<p><strong>Gli altri padri e madri, gli altri figli e figlie</strong></p>
<p>Le vicende parallele degli altri ragazzi e ragazze ospiti del reparto e delle loro famiglie ci permettono di allargare lo sguardo su altre situazioni, reazioni, modi di vivere il rapporto genitoriale. Quello del padre di Marika, Franco, che nega la sofferenza della figlia, la accusa di essere una manipolatrice, contesta il parere dei medici con un atteggiamento esasperato che tradisce la sua stessa fragilità. Quello del padre di Nicholas, sopraffatto dagli scatti di violenza del figlio, inebetito. Quello di Amelia, divorata dal rimpianto per la vita di prima, prima della malattia di sua figlia, prima di sua figlia, e dal senso di colpa per il suo rimpianto. E gli altri padri e le altre madri rappresentati solo con qualche pennellata, per ricordarci che il panorama delle storie umane è vario.</p>
<p>Salvo un singolo caso, questa carrellata suggerisce che non ci sono colpe specifiche all’origine della sofferenza di figli e figlie, ma errori involontari e umana imperfezione.</p>
<p><strong>Dinamiche inevitabili</strong></p>
<p>Anche Caetano, pur sentendosi inadeguato, non ha vere colpe, se non quella di avere proiettato sul figlio la propria idea di felicità. Né lui, né sua moglie, che pure ha dato alla luce Tommaso, hanno la ricetta segreta per preservare il ragazzo dalla sofferenza: è destino che figli e figlie prendano la loro via e non è facile trovare il giusto equilibrio tra l’accompagnarli e il lasciarli liberi.</p>
<p>A questo punto il tema della sofferenza mentale è servito allo scopo di introdurre una riflessione sulla genitorialità e ha portato a termine il suo compito. Così le vicende di Tommaso e dei suoi compagni e compagne di reparto arrivano più o meno a conclusione.</p>
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		<title>Educazione sessuale comprensiva:  anche per combattere gli stereotipi di genere</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/educazione-sessuale-comprensiva-anche-per-combattere-gli-stereotipi-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2024 13:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Societa’ e diritti]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[L'educazione sessuale comprensiva non si limita alle nozioni della fisiologia dei rapporti sessuali e alle precauzioni per prevenire gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, ma integra aspetti cognitivi, fisici, emotivi e sociali della sessualità, per fornire conoscenze e competenze che consentano per tutta la vita di aver cura della propria salute fisica e psicologica, del proprio benessere e sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose dei diritti di ogni persona coinvolta. I documenti dell'UNESCO, le linee guida italiane e la posizione del coordinamento genitori. 
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è grande fermento nella comunità scientifica italiana sul tema dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. In particolare sulla cosiddetta educazione sessuale comprensiva, che non si limita a un insegnamento nozionistico della fisiologia dei rapporti sessuali e delle precauzioni per prevenire gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, ma integra aspetti cognitivi, fisici, emotivi e sociali della sessualità, per fornire a bambini, bambine e adolescenti conoscenze e competenze che consentano loro per tutta la vita di aver cura della propria salute fisica e psicologica, del proprio benessere e sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose dei diritti di ogni persona coinvolta.</p>
<p>È questo l’approccio promosso dalle <a href="https://healtheducationresources.unesco.org/library/documents/international-technical-guidance-sexuality-education-evidence-informed-approach-0">linee guida</a> <em>“International technical guidance on sexuality education”</em> pubblicate nel 2018 dall’UNESCO ed è questo approccio che ispira due documenti pubblicati negli ultimi mesi in Italia dall’Ordine degli psicologi del Lazio e dal Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Gruppo CRC).</p>
<p>I testi includono indicazioni basate sull’evidenza scientifica per gli operatori del settore e la raccomandazione ai decisori politici di introdurre l’educazione sessuale e affettiva comprensiva nelle scuole di ogni ordine e grado con programmi strutturali, omogenei sul territorio nazionale e il coinvolgimento di personale qualificato.<br />
Oltre ai benefici per la salute individuale e collettiva, un’iniziativa di questo tipo promuoverebbe efficacemente un cambio di passo culturale verso la parità di genere e un modo diverso di vivere i rapporti interpersonali e familiari.</p>
<p><strong>L’Italia in ritardo</strong></p>
<p>È dal 1994, con la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo, che 179 Stati membri delle Nazioni Unite hanno convenuto sulla necessità di istituire nelle scuole programmi di educazione sessuale precoci e adeguati all’età, finalizzati alla consapevolezza e allo sviluppo autonomo di un processo decisionale e diretti a prevenire le disuguaglianze di genere. Nonostante le numerose proposte di legge, in Italia questa intenzione non è mai stata attuata.</p>
<p>La legge n.107 del 2015, nota come “Buona Scuola”, prevede l’inserimento dell’educazione alla sessualità nella programmazione didattica delle scuole italiane, per favorire la parità di genere e la prevenzione delle discriminazioni e della violenza. Al momento, però, nel nostro Paese non esiste un programma strutturale di educazione sessuale e affettiva.</p>
<p>Su 25 Paesi europei considerati nel <a href="https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000384494">rapporto UNESCO</a> <em>“Comprehensive Sexuality Education (CSE) Country Profiles”</em> del 2023, sono dieci quelli che hanno inserito l’insegnamento tra le materie scolastiche. In Italia appena un terzo degli istituti, per lo più scuole secondarie, ha attivato iniziative in tal senso, con una distribuzione eterogenea e limitata soprattutto alle Regioni settentrionali.<br />
Gli interventi, documentati da uno <a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/14681811.2022.2134104">studio italiano</a> pubblicato nel 2022 nell’ambito del progetto EduForIST, sono in maggioranza incontri occasionali, focalizzati esclusivamente sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie a trasmissione sessuale.</p>
<p><strong>Le linee guida dell’Ordine degli psicologi del Lazio</strong></p>
<p>Per ribadire l’importanza di un approccio comprensivo alla materia, fornire agli operatori coinvolti indicazioni basate sull’evidenza scientifica e sollecitare i decisori politici, l’Ordine degli psicologi del Lazio ha pubblicato a marzo 2024 un <a href="https://ordinepsicologilazio.it/post/sessuo-affettiva-manuale">manuale</a> dal titolo “Educazione sessuo-affettiva nelle scuole primarie e secondarie – Linee guida di intervento”, realizzato in collaborazione con l’Ordine provinciale di Roma dei medici, chirurghi e odontoiatri, la Cattedra di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale del Dipartimento di psicologia dinamica, clinica e salute dell’università Sapienza di Roma e la Cattedra di medicina sessuale del Dipartimento di medicina dei sistemi dell’università di Roma Tor Vergata.</p>
<p>«L’adolescenza è una fase cruciale dello sviluppo dell’individuo, in cui è particolarmente importante parlare di questi argomenti, ma un efficace programma educativo sulla sessualità e l’affettività non può essere limitato alle scuole secondarie», osserva Valentina Cosmi, psicologa dell’Ordine degli psicologi del Lazio, tra le autrici e gli autori del documento. «Ciascuno di noi nasce sessuato, la sessualità fa parte della nostra personalità per tutta la vita e in ogni fase dello sviluppo evolutivo. Ecco perché il nostro manuale è indirizzato alle scuole di ogni ordine e grado. Lo scopo dell’educazione sessuo-affettiva non è solo quello di proteggere dalle gravidanze indesiderate e dalle malattie a trasmissione sessuale, ma anche di combattere i pregiudizi di genere che producono discriminazione e violenza e limitano le relazioni interpersonali. Non esistono ruoli maschili e femminili predefiniti per natura. Che spetti alle madri e non ai padri il compito dell’accudimento di figli e figlie è una costruzione sociale e culturale, che viene tramandata di generazione in generazione fin dalla più tenera età: già alunni e alunne delle elementari distinguono con chiarezza “quello che fanno le mamme” da “quello che fanno i papà”.</p>
<p>Per spezzare questa catena bisogna agire prima, già dalla scuola dell’infanzia. Sappiamo che questa è un’operazione culturale guardata con sospetto da alcune famiglie, che temono invasioni improprie nel campo dei valori. È essenziale non creare una contrapposizione tra educatori e genitori, ma dialogare con tutti in uno spirito di inclusione delle diverse istanze e dei contributi culturali di ciascuno».</p>
<p><strong>Il documento del Gruppo CRC</strong></p>
<p>«L’educazione sessuale e affettiva è un diritto di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, legato ad altri diritti fondamentali: al diritto alla libertà, alla salute, alla dignità, alla libera manifestazione del pensiero e della personalità», osserva Laura Trucchia, membro del consiglio direttivo del Coordinamento genitori democratici, associazione parte del Gruppo CRC.</p>
<p>A maggio il Gruppo CRC ha pubblicato un <a href="https://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2024/05/Educazione-allaffettivita-e-alla-sessualita-Gruppo-CRC_27.05.2024.pdf">documento di posizionamento</a> dal titolo “Educazione all’affettività e alla sessualità: perché è importante introdurre la Comprehensive Sexuality Education nelle scuole italiane”, per sollecitare il Parlamento ad approvare una legge che preveda l’inserimento dell’educazione all’affettività e alla sessualità rispettosa delle caratteristiche per età secondo quanto indicato dalle Linee guida UNESCO e dagli standard OMS, e quindi come un processo di apprendimento continuo al rispetto, al consenso, alla conoscenza e consapevolezza, allo sviluppo di atteggiamenti positivi verso di sé e gli altri, all’interno del percorso curricolare fin dalla scuola dell’infanzia. Il documento inoltre raccomanda al ministero dell’Istruzione e del Merito e al ministero della Salute di approvare in tempi brevi e pubblicare le “Linee di indirizzo nazionali per l’educazione all’affettività, alla sessualità e alla salute riproduttiva nelle scuole”.</p>
<p>«Quattro sono i pilastri del modello di educazione sessuale e effettiva proposto dall’UNESCO, che il testo del Gruppo CRC condivide: un approccio olistico alla sessualità, che comprenda l’ambito fisico, emotivo, cognitivo e sociale; la precocità degli interventi, fin dalle prime età della vita che lasciano una traccia profonda dentro di noi; il coinvolgimento dell’intera comunità educante e della rete dei servizi territoriali; infine l’universalismo, cioè un contesto inclusivo che offra a tutti e tutte le risorse per emanciparsi, realizzarsi e svilupparsi», afferma Monica Castagnetti, pedagogista del Centro per la salute del Bambino, parte del Gruppo CRC e partner del progetto 4e-parent.</p>
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