Anche per i papà c’è ancora domani

da , | Dic 12, 2023

Tempo di lettura: 6 minuti

L’evento cinematografico dell’autunno, è il film di Paola Cortellesi C’è ancora domani, che sta tuttora raccogliendo un crescente favore di pubblico (mentre scriviamo rimane saldamente in testa alle classifiche di incasso), ma che, soprattutto, sta facendo discutere il Paese sulle diverse forme di violenza a cui sono soggette le donne, sulla cultura della disparità di genere che alimenta queste violenze e ancora permea la nostra società. La concomitanza del femminicidio della giovane Giulia Cecchettin, a ridosso di quel 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha ulteriormente ampliato le riflessioni sulle responsabilità maschili e su ciò che può aiutare a trasformare questo stato di cose. A margine del film e della mobilitazione di piazza, e, ancora, dell’intervento del padre di Giulia durante i funerali, ci si è interrogati su quali interventi siano più efficaci per ridurre, se non annullare, la violenza maschile, in particolare all’interno della coppia. Abbiamo ascoltato proposte di intervento molto diverse tra loro per obiettivi, capacità di impatto e fattibilità. Una riflessione specifica riguarda i tempi in cui intervenire, per esempio rispetto all’educazione all’affettività che alla fine sembra aver concentrato il massimo favore come misura di contrasto a un approccio tossico nelle relazioni tra ragazzi e ragazze, uomini e donne. E su questo aspetto, il progetto 4e-parent offre un’indicazione chiara: è indispensabile intervenire subito, con un ruolo cruciale per i papà.

Un catalogo di abusi

Ambientato a Roma nel 1946, alla vigilia del referendum per la scelta tra Repubblica e monarchia, prima chiamata alle urne per le donne italiane, il film di Cortellesi ci propone in maniera didascalica un catalogo degli abusi che segnano gli effetti delle diseguaglianze di genere e della violenza domestica. Ripercorrerlo, perciò, ci consente di mettere a fuoco i presupposti che sostengono l’azione di 4e-parent, rivolta alla promozione dell’impegno precoce dei padri nella cura di figli e figlie e di una mascolinità accudente. Condizioni per prevenire la violenza di genere e per accrescere il benessere di tutte le componenti della famiglia.
Delia, una donna del popolo interpretata dalla stessa Cortellesi, è sposata con Ivano, che l’ha conquistata da giovanissima con romanticismo e promesse di amore, ma che ora la svilisce e la picchia ogni momento. Frustrato dalla povertà, Ivano riscatta la sua scarsa autostima umiliando le donne della famiglia, la moglie e la figlia adolescente, secondo un meccanismo che funziona ancora oggi e che 4e-parent documenta con un podcast dedicato all’esperienza importante dei “cerchi dei padri”, realizzati dall’associazione il Cerchio degli uomini, partner del progetto.
Il lavoro dell’associazione nel coinvolgere i padri in una riflessione condivisa su quel che significa essere papà e sul contrasto ai modelli della cosiddetta “maschilità tossica” (come quella di Ivano), prende le mosse dagli studi che testimoniano che i ragazzi e gli uomini che hanno avuto padri premurosi fin dalla nascita hanno meno probabilità di mettere in atto comportamenti violenti. Una maggiore parità di genere nelle coppie si associa a minori rischi di conflitto e violenza domestica, sia contro le donne, sia contro i bambini e le bambine.
Nel film di Cortellesi, la dinamica tossica si riconosce anche nel rapporto tra la figlia più grande, Marcella e i fratelli. A Marcella il padre riserva solo il lavoro come stiratrice (per poi farsi consegnare i soldi guadagnati) e l’aiuto alla madre nelle faccende di casa. Pur essendo brava e studiosa, a Marcella non è permesso andare a scuola, perché è femmina, mentre ci vanno i fratelli più giovani, disinteressati e sbruffoni, mai coinvolti nella cura della casa.
Il modello paterno, violento e prepotente, si replica nei comportamenti dei ragazzini, in litigio perenne, ma a sua volta Ivano lo ha ereditato dal padre Ottorino, che esorta il figlio a mantenere il controllo su Delia a suon di botte. Esattamente quello che emerge dagli studi sulla trasmissione intergenerazionale della violenza, che sottolineano come assistere ai comportamenti violenti tra genitori sia il fattore di rischio principale nel replicarla.
Al contrario, il legame precoce tra il padre e il proprio figlio o figlia rafforza l’empatia e l’attenzione ai bisogni altrui, a loro volta fondamentali per la genitorialità paritetica e responsabile, in cui padre e madre riescono a essere consapevoli dei bisogni emotivi e fisici dei propri bambini e delle proprie bambine in modo appropriato e coerente. Se le ragazze sono biologicamente dotate di una maggiore predisposizione alla cura e all’empatia, la ricerca dimostra che i ragazzi imparano l’empatia in modo più efficace quando è il genitore dello stesso genere a modellare questo comportamento.
Il coinvolgimento precoce dei padri, promosso dal progetto 4e-parent si associa anche a una riduzione dello stress genitoriale, a una maggiore uguaglianza di genere e a una divisione più equilibrata del lavoro domestico. La partecipazione degli uomini alle visite prenatali e ai corsi per genitori, l’accompagnamento della madre durante il travaglio e l’assistenza all’infante, il supporto all’allattamento sono pietre miliari di questi processo di genitorialità.

La violenza di genere è anche violenza economica

Nel film di Cortellesi trovano espressione tutte le sfaccettature della violenza di genere, compresa quella economica. Dal fabbricante di ombrelli che paga un giovane apprendista più dell’esperta riparatrice Delia «perché lui è maschio», al padre benestante del fidanzato di Marcella, che manda a scuola la figlia come status symbol, ma disprezza l’autonomia economica e di pensiero delle donne. La disuguaglianza di genere è trasversale rispetto alle condizioni economiche e allo stato sociale: anche nella famiglia del vecchio notaio le donne vengono messe a tacere. Le uniche risparmiate sono la commerciante di calze, perché non ha un marito ed è economicamente indipendente (Qua uomini nun ce ne stanno, che volemo fa’?), e l’amica verduraia di Delia, perché per fortuna esistono anche partner innamorati e rispettosi.
In direzione opposta, naturalmente, va 4e-parent, che sottolinea come la ridistribuzione dei ruoli nel lavoro di cura e in altri lavori domestici ha un effetto modellante, con un impatto sul modo in cui i ragazzi e le ragazze si vedono come futuri caregiver, nonché come futuri datori di lavoro, per esempio come manager nelle aziende.
L’obiettivo della parità economica come presupposto per una famiglia attenta al benessere dei propri componenti non è solo italiano, ma l’Europa si presenta assai articolata in questo ambito.
Per esempio, i Paesi hanno situazioni e politiche molto diverse per quanto riguarda le disposizioni sui congedi di paternità e sui congedi parentali, entrambi strumenti per facilitare la partecipazione dei padri nei cosiddetti mille giorni di vita. Il progetto 4e-parent le ha documentate in un report.

Non tutti gli uomini

All’uscita nelle sale, il film della Cortellesi ha suscitato commenti positivi e riflessioni, ma anche critiche da parte di uomini che hanno accusato l’autrice di criminalizzare il genere maschile nel suo complesso. Sono le stesse critiche mosse sui social e su alcuni media alle proteste scatenate dalla morte di Giulia Cecchettin: parlare di patriarcato e di cultura della violenza -si dice- equivarrebbe ad accusare tutti gli uomini di femminicidio, mentre non tutti gli esponenti del genere maschile sono violenti e prevaricatori.
Certamente la responsabilità del singolo atto di violenza è personale e non tutti gli uomini si comportano in modo violento. Ma è anche vero che gli stereotipi di genere vengono tramandati e trasmessi anche da tante donne, che contribuiscono ad alimentare la disparità di potere tra i generi.
Combattere gli stereotipi è tra gli obiettivi di 4e-parent perché una genitorialità collaborativa e la condivisione più equa del lavoro di cura e delle decisioni, valorizzando il ruolo specifico dei padri nella cura a partire dalla gravidanza, può ridurre le tensioni nelle coppie e quindi il rischio di violenza. I padri che vengono coinvolti emotivamente e praticamente nella cura della prole fin dalla nascita hanno molte meno probabilità di usare punizioni corporali o altre forme di violenza contro i loro figli e le loro figlie.
Per quanto attiene alla manifestazione più estrema della violenza di genere, l’Italia si trova al di sotto della media europea in termini di tassi di femminicidio, tuttavia ogni 3-4 giorni una donna viene uccisa e in tre episodi su quattro da un partner o ex partner. Tutto quello che può essere d’aiuto nel contrastare il ricorso alla violenza deve quindi essere messo in gioco e i presupposti del progetto 4e-parent tengono conto delle evidenze scientifiche che possono aiutare a orientare le scelte. Le neuroscienze, per esempio dimostrano che il coinvolgimento dei padri nelle cure intime fin dalla nascita aumenta i livelli di ossitocina negli uomini e riduce i comportamenti aggressivi. In parallelo, i comportamenti di cura precoce abbassano il testosterone.
Indicazioni utili, che si accompagnano agli interventi educativi e al lavoro di decostruzione sociale degli stereotipi di genere.
Insomma, se il film di Cortellesi da una parte e le proteste e le riflessioni dopo l’ultimo femminicidio dall’altra hanno illuminato la realtà odierna della violenza di genere, l’obiettivo non è costringere ogni singolo uomo a fare atto di contrizione, ma al contrario stimolare l’impegno di tutti e tutte a combattere in modo concreto la disparità di potere. Così come sta lavorando 4e-parent: per esempio, sostenendo l’istituzione di congedi di paternità più lunghi, per favorire un maggior coinvolgimento dei padri nella cura di figli e figlie e alleviare il carico di lavoro delle madri. Promuovendo il lavoro retribuito delle donne, perché l’indipendenza economica è un efficace strumento di difesa contro la violenza di genere. Proponendo percorsi formativi per il personale sanitario, gli educatori e i volontari per promuovere l’uguaglianza e il rispetto dell’autodeterminazione altrui. E, insieme, la gioia di essere padri e madri alla pari.

Bibliografia

1. Eva Diniz, Tânia Brandão, Lígia Monteiro, Manuela Veríssimo
Father Involvement During Early Childhood: A Systematic Review of the Literature, Journal of Family Theory&Review (2021) https://doi.org/10.1111/jftr.12410

2. Anna Sarkadi, Robert Kristiansson, Frank Oberklaid, Sven Bremberg
Fathers’ involvement and children’s developmental outcomes: a systematic review of longitudinal studies, Acta Pediatrica (2007) https://doi.org/10.1111/j.1651-2227.2007.00572.x

3. Jennifer Abbass-Dick, Hilary K. Brown, Kimberley T. Jackson, Lynn Rempel, Cindy-Lee Dennis
Perinatal breastfeeding interventions including fathers/partners: A systematic review of the literature, Midwifery, p. 41-51 (2019) https://doi.org/10.1016/j.midw.2019.04.001

4. Charles Opondo, Maggie Redshaw, Emily Savage-McGlynn, Maria A Quigley
Father involvement in early child-rearing and behavioural outcomes in their pre-adolescent children: evidence from the ALSPAC UK birth cohort, BMJ Open 2016;6:e012034 10.1136/bmjopen-2016-012034

5. Ruth Feldman, Ilanit Gordon, Inna Schneiderman, Omri Weisman, Orna Zagoory-Sharon
Natural variations in maternal and paternal care are associated with systematic changes in oxytocin following parent–infant contact, Psychoneuroendocrinology
Volume 35, Issue 8, September 2010, Pages 1133-1141 https://doi.org/10.1016/j.psyneuen.2010.01.013

6. Lee T. Gettler, Thomas W. McDade, Alan B. Feranil, and Christopher W. Kuzawa
Longitudinal evidence that fatherhood decreases testosterone in human males, Pnas, September 2011, 108 (39) 16194-16199 https://doi.org/10.1073/pnas.1105403108

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *