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	<title>Francesca Romano | 4e-parent</title>
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	<title>Francesca Romano | 4e-parent</title>
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	<item>
		<title>Le grandi mani di mio padre &#8211; Quando un gesto vale più di mille parole</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/le-grandi-mani-di-mio-padre-quando-un-gesto-vale-piu-di-mille-parole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 15:24:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Si può riuscire a trasmettere l’importanza della figura paterna, del senso di consapevolezza e di responsabilità che si celano in ogni gesto, avendo come unico strumento delle illustrazioni? Nel silent book di Choi Deok Kyu tutto questo diventa possibile.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È possibile affrontare il tema della paternità senza ricorrere alle parole? Si può riuscire a trasmettere l’importanza della figura paterna, del senso di consapevolezza e di responsabilità che si celano in ogni gesto, avendo come unico strumento delle illustrazioni? Nel silent book di <em>Choi Deok Kyu</em> tutto questo diventa possibile.</p>
<p>Parlare di paternità non è mai stata cosa semplice né scontata. La maternità ha da sempre maggiore visibilità ai nostri occhi, sia per via di paradigmi sociali e culturali che ancora oggi permangono, sia per l’atto che lega inevitabilmente la figura femminile alla nascita di una nuova vita, uno straordinario evento, fatto di lunghe attese e di importanti sconvolgimenti fisici per la mamma.</p>
<p>Ma parlare di paternità diventa ancora più complesso se si prova a farlo in modo diverso, da una nuova prospettiva, trasmettendo una visione moderna, al passo coi tempi.</p>
<p>Il progetto <em>4e-parent</em> ha come obiettivo proprio quello di comunicare l’importanza della figura paterna, sottolineando la crucialità di promuovere l’impegno e la presenza del padre fin dai primi istanti di vita del bambino o della bambina, a partire dal delicato momento del <a href="https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-il-rientro-a-casa-dopo-il-parto-un-periodo-da-vivere-insieme/">rientro a casa</a> subito dopo il parto, secondo un’idea di mascolinità capace di essere accudente e responsiva. In questo contesto, spesso ci si dimentica del profondo significato che può assumere un semplice gesto o l’impatto comunicativo che può avere la raffigurazione di una scena di vita quotidiana.</p>
<p>Questo invece è proprio quello che <em>Choi Deok-Kyu, </em>classe 1974, scrittore coreano di molti libri per bambini, è riuscito a fare con il suo libro <em><a href="https://www.quintoquartoedizioni.it/libro/le-grandi-mani-di-mio-padre/">Le grandi mani di mio padre (Quinto quarto, pagg. 40, euro 17,10)</a>, </em>un silent book che grazie a delle splendide illustrazioni parla dritto al cuore senza bisogno di parole.</p>
<p><strong>Due vite a confronto</strong></p>
<p>Attraverso una sola sequenza di immagini, infatti, l’autore descrive dettagliatamente le tappe più importanti di due vite messe a confronto, quella di un padre e quella di suo figlio, che con il tempo si ritrovano a vivere le stesse dinamiche, seppure a ruoli invertiti.</p>
<p>La narrazione si svolge su due canali paralleli, dove ogni pagina è divisa sia fisicamente sia idealmente; a sinistra un papà che si prende cura di un neonato in diverse situazioni, a destra quello stesso bambino, diventato adulto, che si ritrova ad accudire il papà, ormai anziano, negli stessi identici scenari.</p>
<p>Disegni dalla grafica semplice e chiara, messi in sequenza, comunicano l’importanza dei semplici gesti di cura, che si ripetono uguali a distanza di tempo; allacciare le scarpe, tagliare le unghie, infilare i bottoni, fare il bagno, sorreggere i passi. Si tratta sempre di gesti molto intimi, che implicano l’accettazione dell’altro in una sfera molto personale.</p>
<p>Se si guarda con attenzione, si noterà come alcune raffigurazioni delle pagine a sinistra siano state pensate all’interno di un cerchio, forse a voler rappresentare simbolicamente uno sguardo verso il passato, quasi attraverso un cannocchiale immaginario, mentre a destra il presente prende il sopravvento, manifestandosi con raffigurazioni a piena pagina.</p>
<p>Dunque un racconto, quello di Choi Deok Kyu, in cui le parole non servono. Una narrazione lasciata appositamente libera da riferimenti testuali, quasi come a volere che ciascun lettore guardi, osservi, ricordi per conto suo. Un silenzio voluto, per aiutare a far emergere il lato emotivo nascosto in ognuno di noi, ma anche per focalizzare l’attenzione sul senso di consapevolezza e di responsabilità che ogni genitore affronta per i propri figli e figlie, quella stessa responsabilità che ogni figlio a tempo debito sente di dover ricambiare, a testimonianza di un legame forte e indissolubile.</p>
<p><em>Le grandi mani di mio padre</em> sottolinea come quelle mani un tempo forti e possenti, che per lungo tempo hanno sorretto, protetto, accompagnato in ogni istante di vita, dall’infanzia all&#8217;età adulta, sono destinate a diventare fragili, rugose e bisognose di cure, ricordando il perpetuarsi del cerchio della vita, dove gli eventi ciclicamente si ripetono e ogni fine porta con sé un nuovo inizio.</p>
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		<item>
		<title>I primi mille giorni &#8211; Le schede. Integrare l&#8217;allattamento con i primi alimenti solidi, un passo importante.</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-integrare-lallattamento-con-i-primi-alimenti-solidi-un-passo-importante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 11:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Con alimentazione complementare si intende l’introduzione graduale di alimenti semi-solidi e solidi, che integrano l’assunzione del latte materno, a partire dai 6 mesi di vita del bambino o bambina. Un passaggio importante, che papà e mamma possono condurre insieme. La parola ‘svezzamento’, che vuol dire “svezzare dal seno”, è un termine non corretto, perché in questa fase l’allattamento al seno non si interrompe, ma si integra.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali momenti legati a questi primi 1000 giorni e del loro impatto.</em></p>
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<p>Parliamo di <em>Alimentazione complementare, </em>ovvero dell’introduzione graduale di alimenti solidi in aggiunta al latte materno, con Alessandro Volta, pediatra, neonatologo e Direttore del Programma Materno Infantile della ausl Reggio Emilia</p>
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<p><strong>Cosa si intende per alimentazione complementare?</strong></p>
<p>Si intende l’introduzione graduale di alimenti semi-solidi e solidi, che integrano l’assunzione del latte materno, a partire dai 6 mesi di vita del bambino o bambina. Purtroppo spesso si sente ancora oggi utilizzare erroneamente la parola ‘svezzamento’, che vuol dire “svezzare dal seno”; si tratta di un termine non corretto, perché in questa fase l’allattamento al seno non si interrompe, ma per l’appunto si integra progressivamente con l’assunzione di cibi solidi come aggiunta al latte materno, che rimane, almeno inizialmente, l’alimento principale.</p>
<p>L’alimentazione complementare si rende necessaria quando il latte materno o le formule artificiali non sono più in grado di soddisfare i bisogni del bambino o della bambina. Questo processo si realizza dai 6 mesi ai 2 anni, periodo in cui, oltre a evitare deficit nutrizionali, i bambini devono acquisire sane abitudini alimentari, nonché un buon rapporto con il cibo, che tendono entrambi a persistere nel tempo.</p>
<p>A ottobre 2023 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha pubblicato una nuova <a href="https://www.who.int/publications/i/item/9789240081864">linea guida</a> sull’alimentazione complementare per la fascia di età 6-23 mesi, che sostituisce le precedenti, con raccomandazioni rivolte sia a bambine e bambini allattati al seno sia non allattati al seno, nati a termine e che vivono in paesi a basso, medio e alto reddito (leggi <a href="https://www.epicentro.iss.it/allattamento/alimentazione-complementare-infantile-linea-guida-oms-2023">qui</a> la presentazione).</p>
<p>In questo documento, oltre a ricevere tutte le indicazioni su come procedere, si confermano i molteplici benefici dell’alimentazione complementare. Dal minor rischio di sviluppare intolleranze o allergie, al minor tasso di obesità, allo sviluppo di una masticazione corretta.</p>
<p><strong>In questa fase padre e madre possono contribuire esattamente allo stesso modo?</strong></p>
<p>Assolutamente si, più che mai in questo momento vale il gioco di squadra, nonché il buon senso e l’esperienza sul campo. Questa fase è anche l&#8217;occasione per rivedere e migliorare le abitudini alimentari dell&#8217;intera famiglia, perché con l’arrivo di un figlio si innesca inevitabilmente una visione diversa della vita, più attenta, sostenibile e proiettata al futuro. Pensare al futuro predispone il genitore a mettere in atto dei cambiamenti positivi. Quindi mangiare bene, con alimenti il più possibile diversificati; la dieta mediterranea è sempre la via più giusta. Oltre a frutta e verdura, è importante mangiare più legumi e usare poco sale. È bene anche limitare i cibi processati (ovvero sottoposti a processi di trasformazione, come la conservazione, la salatura, la precottura…) ed evitare le bibite zuccherate. Cucinare insieme è una buona idea, per dare il buon esempio ma anche per rafforzare il legame tra genitori e figli. Il cibo ha infatti una grande valenza relazionale e “mettere le mani in pasta” aiuta il bambino o bambina a conoscere il cibo, a scoprirne il sapore, il colore e l’odore, cosa difficile da ottenere con la somministrazione di pappe, che invece mandano in confusione perché formulate da più alimenti messi insieme.</p>
<p><strong>In che modo va gestito questo importante passaggio?</strong></p>
<p>Innanzitutto va individuato il momento giusto per iniziare l’alimentazione complementare senza cercare di forzare o anticipare il momento. La bambina o bambino deve essere in grado di stare seduto da solo, mostrare interesse per il cibo, deve aver perso il riflesso di estrusione della lingua, un riflesso istintivo presente in tutti i bambini nei primi mesi, collegato alla suzione. Questo vuol dire che anche i genitori necessitano di una adeguata informazione e preparazione, nonché del giusto supporto per poter gestire questa transizione. È importante informarsi dal proprio pediatra di famiglia, ma anche approfondire l’importanza di un’alimentazione responsiva attraverso la lettura di articoli specifici o siti di settore. Può essere molto utile avvalersi del sostegno dei gruppi di auto aiuto presenti sul territorio e partecipare ad un corso di disostruzione pediatrica, per sapere come gestire eventuali emergenze. L’obiettivo è quello di condividere il pasto in famiglia, come momento piacevole, tranquillo, conviviale, evitando conflitti o la distrazione legata a schermi. È importante anche lasciare il bambino o la bambina liberi di sperimentare e imitare, creando anche occasioni in cui consumare il pasto in forme e contesti diversi, ad esempio in terrazza o su un prato.</p>
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		<item>
		<title>I primi mille giorni &#8211; Le schede. Il rientro a casa dopo il parto, un periodo da vivere insieme</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-il-rientro-a-casa-dopo-il-parto-un-periodo-da-vivere-insieme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 14:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L’importanza dei primi 1000 giorni. Le schede]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Il rientro a casa dopo il parto con il neonato o la neonata è un periodo particolare e molto importante, che mamma e papà devono vivere insieme. Ecco come viverlo al meglio e perché è importante che entrambi i genitori prendano un periodo di congedo insieme in queste settimane. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>I primi 1000 giorni, cioè il periodo che va dai giorni precedenti il concepimento, passando per i 9 mesi di gravidanza, fino al compimento dei due anni di età del bambino o della bambina, sono determinanti per il suo sviluppo e il suo benessere futuro. Parliamo con le specialiste e gli specialisti della salute dei principali momenti legati a questi primi 1000 giorni e del loro impatto.</em></p>
<p>Parliamo del rientro a casa con Alessandro Volta, pediatra, neonatologo e Direttore del Programma Materno Infantile della Ausl Reggio Emilia.</p>
<p><strong>Quali sono le principali difficoltà in questi primi giorni a casa, lontano dalle cure e dalle attenzioni costanti fornite dal contesto ospedaliero?</strong></p>
<p>Il rientro a casa è un momento particolare che coinvolge e stravolge la coppia di neo genitori dal punto di vista fisico, psicologico, logistico, e questo perché per quanto si possa immaginare è difficile riuscire a mentalizzare l’enorme cambiamento, soprattutto se si tratta dell’arrivo del primo figlio. Si crea un nuovo assetto (da coppia a triade) che porta con sé tutta una serie di adattamenti; si modifica la fruizione degli ambienti domestici, ma cambiano anche tutte le dinamiche, sia giornaliere sia notturne. È importante quindi avere flessibilità, buone capacità di adattamento, ma soprattutto bisogna imparare a conoscersi e riconoscersi, nel nuovo ruolo di madre e padre, nell’interazione con il neonato, nel comprendere i bisogni e le fragilità della bambina o bambino. Generalmente nel giro di 2-3 settimane la famiglia riesce a individuare un nuovo equilibrio, ma per favorirlo occorre calma, tranquillità e tempo. Un supporto esterno è sempre ben accetto, ma deve limitarsi a questioni logistiche (portare cibo pronto, sollevare dalle incombenze domestiche la mamma e il papà) senza interferire con la genitorialità, che va supportata e non ostacolata.</p>
<p><strong>In che modo il papà può partecipare attivamente ed essere di aiuto in questo delicato momento?</strong></p>
<p>Il papà deve assumere un ruolo attivo nel lavoro domestico, deve tranquillizzare e confortare la mamma, condividere le incertezze nella gestione del bambino o bambina, ma anche prendere parte attivamente alle decisioni di tipo logistico. Il papà non può allattare, non può quindi <a href="https://4e-parentproject.eu/i-primi-mille-giorni-le-schede-lallattamento-un-lavoro-di-squadra/">sollevare la mamma</a> da questo compito, ma può e deve supportarla ed essere presente nell’intera routine quotidiana. Da qui l’importanza di usufruire dei giorni di congedo di paternità immediatamente dopo il parto e non in un secondo momento, poiché è stato scientificamente provato che la presenza della figura paterna nei primi giorni di vita influisce positivamente sul benessere della mamma e su quello del bambino o bambina, diminuisce l’incidenza della depressione perinatale, migliora la gestione del maternity blues, stabilisce un legame profondo con il bambino o bambina, che si riflette poi nello sviluppo cognitivo del neonato.</p>
<p><strong>Come ci si può preparare?</strong></p>
<p>Durante gli incontri di accompagnamento alla nascita, ci si concentra prevalentemente sull’evento della nascita e la coppia negli ultimi mesi della gravidanza difficilmente riesce a pensare ad altro. Tra gli strumenti a disposizione per supportare i genitori nel rientro a casa ci sono gli incontri post partum e le visite domiciliari, anche se ancora poco diffuse. Sicuramente le letture sono molto d’aiuto, quindi informarsi attraverso i giusti canali, avere poche informazioni ma giuste. Essere flessibili e affrontare con calma i cambiamenti. Imparare ad osservare e ascoltare il bambino o la bambina. Il pediatra o la pediatra e l’ostetrica o l’ostetrico, consultabili anche presso i consultori, possono contribuire a rassicurare i neo genitori nel gestire le preoccupazioni o nell’affrontare le varie difficoltà. Molto importanti sono anche i gruppi di auto aiuto per confrontarsi con altri genitori che stanno vivendo momenti simili. Occorre poi cambiare le relazioni, adattandole al nuovo contesto che si sta vivendo, magari avvicinandosi ad amici e amiche o parenti che condividono la stessa esperienza, sebbene in fasi diverse. In questo modo, i neo genitori si sentiranno più tranquilli, compresi, meno soli nel gestire dubbi o incertezze, e attraverso la condivisione di momenti o esperienze ricreative si rafforzeranno questi nuovi legami, con effetti benefici sia per gli adulti che per i bambini e le bambine.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché non sia una “GravidANSIA” &#8211; Come i papà vivono l&#8217;attesa</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/perche-non-sia-una-gravidansia-come-i-papa-vivono-lattesa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 10:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche per i futuri papà l’attesa può essere motivo di dubbi e ansie. Uno di loro ha raccontato in una serie di cinque podcast la sua esperienza, condivisa con la compagna. Ed è stato subito un successo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Anche per i futuri papà l’attesa può essere motivo di dubbi e ansie. Danilo Cinti, uno di loro, ha raccontato in un podcast di cinque puntate la sua esperienza, condivisa con la compagna. Ed è stato subito un successo. Attraverso la condivisione del vissuto, passa un messaggio che invita ad accogliere le fragilità del momento, senza vergogne o paure.</em></p>
<p>Come si preparano all’arrivo di un figlio o di una figlia i futuri papà? Oggi, un momento in cui le aspettative sul ruolo dei padri stanno cambiando, crescono i timori o comunque ci si interroga in un modo diverso? Ne abbiamo parlato con Danilo Cinti, fisico, editore e comunicatore della scienza, che ha deciso di affrontare la sua paternità in modo originale, dando vita al podcast <em>Gravidansia &#8211; l’attesa di chi non aspetta,</em> diffuso via social. In meno di un mese ha già totalizzato un migliaio di download, confermando l’interesse e l’attenzione sul tema<u> (come testimoniano anche i racconti raccolti da 4e-parent nella sezione </u><a href="https://4e-parentproject.eu/category/podcast/">podcast</a><u>). </u>Il 70% di ascolti si riferisce al target 35-44 anni, con una netta maggioranza di donne (65%) rispetto agli uomini (35%), dati che suggeriscono come per la figura maschile approcciare il discorso continui a essere complicato.</p>
<p>Danilo si ritrova a vivere la sua paternità a 43 anni, e questo riflette un quadro europeo già di per sé noto e allarmante, di cui l’Italia detiene il primato; nel nostro paese, infatti, si diventa papà <a href="https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2024/03/18/papa-italiani-i-piu-vecchi-in-ueil-primo-figlio-quasi-a-36-anni_f3ba59f1-d7c0-4ec1-accb-def55f446c89.html">sempre più tardi</a>, mediamente intorno a 35,8 anni, mentre in Francia a 33,9, in Germania a 33,2. Un uomo su tre supera questa soglia arrivando a 36 anni ancora senza figli.<br />
Danilo ha realizzato il podcast, ci ha raccontato, come modo per esorcizzare dubbi, paure e ansie, oltre che per costruire un ricordo dettagliato di quella fortissima esperienza.</p>
<p><strong>Davvero in coppia durante l’attesa</strong></p>
<p>Nel suo podcast questo neopapà dalla sensibilità spiccata ripercorre in cinque episodi le tappe principali della gravidanza che condivide con la sua compagna, Giulia, al tempo stesso musa ispiratrice e protagonista del racconto. Sarà proprio lei, infatti, a rispondere alle domande e alle riflessioni poste da Danilo, testimoniando forte connessione e particolare maturità come coppia.<br />
Si parte così dalle prime domande esistenziali, che invadono la mente di Danilo fin dall&#8217;inizio, ovvero: <em>«La mia compagna starà bene?»</em> o anche: <em>«Che cosa posso fare per aiutare?»</em>, per poi fare spazio a un altro interrogativo:<em> «Ma non sarò troppo vecchio?».<br />
</em>Danilo si sofferma anche sull&#8217;importanza della fiducia reciproca (fondamento indispensabile per qualunque progetto di coppia), ma nel podcast si parla molto anche di identità, di come questa venga stravolta e messa in discussione, sia per lui sia per lei, nei nove mesi di attesa, colmi anche di cliché e di ovvietà, per finire con la prova più ardua, quella del parto, che segnerà l’inizio di una nuova vita.</p>
<p>Affrontare l’attesa con l’aiuto di una narrazione non è soltanto l’occasione per costruire ricordi e sfidare le proprie paure: riflette anche il bisogno interiore di un uomo di essere ascoltato, compreso e supportato nel suo nuovo ruolo, consapevole che esprimere le proprie sensazioni e manifestare le proprie emozioni continua a non essere facile per il genere maschile, almeno secondo gli <a href="https://4e-parentproject.eu/ai-maschi-la-competizione-alle-femmine-la-cura-a-scuola-ancora-troppi-stereotipi-di-genere/">stereotipi</a> ancora presenti e diffusi. Sono davvero poche le volte, infatti, in cui un futuro papà si si sente rivolgere domande di questo tipo: <em>«Come stai?» </em> oppure<em> «Come stai vivendo questo momento?»</em>. Le classiche domande che invece si fanno per abitudine e senza pensarci troppo alla futura mamma; ma di solito, mentre per la donna risulta più facile aprirsi e confrontarsi, per l&#8217;uomo non è altrettanto semplice.<br />
Anche per questo 4e-parent ha previsto degli <a href="https://4e-parentproject.eu/formazione/incontrare-i-genitori-%20in-cerchio/">incontri</a> di supporto per la transizione alla genitorialità e per le mamme e i papà nel periodo dei primi mille giorni, realizzati dall’associazione <em>Cerchio degli uomini,</em> partner del progetto.</p>
<p><strong>In squadra, come i pinguini</strong></p>
<p>Nel primo episodio del suo podcast, Danilo parla di un <em>empatico spirito di squadra, </em>ma non si riferisce agli esseri umani: racconta dei pinguini imperatore, descrivendo come questi animali vivono l’attesa. Per questo uccello che abita l’Antartide spetta infatti ai maschi covare l’unico uovo deposto, per tutti i mesi invernali, fino al momento della schiusa, in modo da permettere nel frattempo alla femmina di raggiungere l’oceano per rifocillarsi e recuperare le forze. Per ben quattro mesi saranno i futuri papà a proteggere l’uovo dalle intemperie e a prendersi cura dei primi istanti di vita del piccolo (in uno schema del tutto opposto al nostro) e per farlo si aiutano a vicenda, facendo scudo con il proprio corpo e avvicinandosi l&#8217;uno all’altro per far fronte alle rigide temperature antartiche. Solo alla fine dell’inverno la femmina farà ritorno, portando con sé provviste per il piccolo e dando il cambio al papà, che potrà finalmente riposare un po’.</p>
<p>Un bell’esempio di <a href="https://4e-parentproject.eu/essere-genitori-insieme-i-benefici-della-cogenitorialita/">cogenitorialità</a>, ci vuole dire Danilo, che si riferisce al proprio podcast come a un <em>diario di auto-aiuto</em>, in cui possono rispecchiarsi tanti papà, ma anche tante mamme e spera che possa essere d’ispirazione sia per le coppie che si apprestano a vivere l’esperienza dell’attesa, sia per tutti quei genitori che fanno fatica a raccontarsi e che forse così prenderanno coraggio.<br />
Accogliere le fragilità del momento, senza vergogne o paure: questo è il consiglio che Danilo, neo-papà si sente di dare a conclusione della sua esperienza, poiché non è sbagliato avere paura, è sbagliato non parlarne.</p>
<p>Puoi ascoltare Gravidansia su Spotify:</p>
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<p>Oppure su Spreaker: <a href="https://www.spreaker.com/podcast/gravidansia-l-attesa-di-chi-non-aspetta--6110641">https://www.spreaker.com/podcast/gravidansia-l-attesa-di-chi-non-aspetta&#8211;6110641</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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