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	<title>DATI E REPORT | 4e-parent</title>
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	<description>EQUAL ENGAGED EARLY EMPATHETIC</description>
	<lastBuildDate>Fri, 21 Nov 2025 10:44:49 +0000</lastBuildDate>
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	<title>DATI E REPORT | 4e-parent</title>
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	<item>
		<title>Che cosa vogliono davvero i genitori oggi?</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/che-cosa-vogliono-davvero-i-genitori-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annachiara Di Nolfi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 10:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa dicono i genitori]]></category>
		<category><![CDATA[DATI E REPORT]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia, i padri continuano a utilizzare troppo poco i congedi di paternità e parentali. Un’indagine condotta su 4.500 madri e padri nell’ambito del progetto europeo 4e-parent, mostra che solo un padre su cinque ha usufruito del congedo parentale e che barriere economiche, culturali e organizzative continuano a ostacolare una piena condivisione della genitorialità. Le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, i padri continuano a utilizzare troppo poco i congedi di paternità e parentali. Un’indagine condotta su 4.500 madri e padri nell’ambito del progetto europeo 4e-parent, mostra che solo un padre su cinque ha usufruito del congedo parentale e che barriere economiche, culturali e organizzative continuano a ostacolare una piena condivisione della genitorialità. Le disuguaglianze territoriali e legate al livello di istruzione acuiscono il divario, rendendo la cura ancora un compito prevalentemente femminile. Inoltre, la maggioranza dei genitori ha dichiarato che i padri avrebbero utilizzato congedi più lunghi se fossero stati meglio retribuiti e senza ripercussioni sul lavoro.</p>
<p>Servono <a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/">politiche più inclusive</a>, meglio retribuite e accessibili a tutte e tutti, insieme a un <a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/">cambiamento culturale</a> profondo che riconosca la cura come una responsabilità condivisa. Valorizzare l’impegno dei padri fin dai primi mesi di vita di figli e figlie significa investire nel benessere dei bambini e delle bambine, dei genitori e dell’intera comunità.</p>
<p>Oggi, i genitori vogliono poter essere presenti, insieme, nella crescita dei propri figli e figlie senza che ciò comporti penalizzazioni economiche o professionali, liberi dagli stereotipi di genere che ancora relegano le madri al ruolo principale nella cura e i padri a quello di “aiuto”. Desiderano vivere la genitorialità come un’esperienza dove la cura è un diritto e una responsabilità comune.</p>
<p>Leggi l’articolo completo: <a href="https://annali.iss.it/index.php/anna/article/view/1820/1120">https://annali.iss.it/index.php/anna/article/view/1820/1120</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>A che punto stiamo in Italia quanto a condivisione della cura e ruolo del padre?</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/a-che-punto-stiamo-in-italia-quanto-a-condivisione-della-cura-e-ruolo-del-padre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annina Lubbock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2025 09:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DATI E REPORT]]></category>
		<category><![CDATA[La situazione in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Una survey recente condotta dal Centro per la mascolinità e la giustizia sociale Equimundo in tre paesi (Italia, Francia e Spagna) offre uno sguardo sul coinvolgimento dei padri nelle cure di figlie e figli. In Italia la durata di congedi per i padri è ferma allo standard minimo di 10 giorni, ma qualcosa sta cambiando...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ce lo dice una survey recente condotta dal Centro per la mascolinità e la giustizia sociale Equimundo in tre paesi: Italia, Francia e Spagna. Il lavoro <a href="https://issa.nl/state-southern-european-fathers-2024-building-evidence-engaging-men-nurturing-care-italy-portugal">The State of Southern European Fathers</a>, (SOSEF) è stato condotto nell’ambito del progetto Eminc (Engaging Men in Nurturing Care) di cui è capofila per l’Italia il Centro per la Salute delle bambine e dei bambini (CSB). Sono forti le differenze di contesto fra i tre paesi: l’Italia ha un tasso di occupazione femminile più basso rispetto a Spagna e Portogallo (ed è anche il più basso di Europa), che si coniuga con una durata di congedi per i padri ferma allo standard minimo di 10 giorni richiesto dalla <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2019/1158/oj/ita">direttiva UE sulla conciliazione del 2019</a>, contro le 16 settimane per ciascun genitore della Spagna (tutte da fruire nel primo anno di vita del figlio o la figlia), recentemente elevate a 19.</p>
<p><strong>Qualcosa sta cambiando</strong></p>
<p>Partendo da differenze così marcate, la survey SOSEF ci dice comunque che il ruolo dei padri sta cambiando in tutte e tre i paesi, e che i padri sono più coinvolti, ma anche che la responsabilità della cura, soprattutto nei suoi aspetti quotidiani e routinari, continua a gravare sulle madri, e <a href="https://drive.google.com/file/d/1kAQzbS1w8KGXczlEYaQRF7DtYbQLq6a5/view">in Italia più che negli altri due paesi</a>.</p>
<p>In Italia, inoltre, è più alta la percentuale (circa il 20%) di uomini che mantengono una visione tradizionale e stereotipata dei ruoli di cura. La domanda di avere più tempo da dedicare alla cura è diffusa sia fra i padri che le madri, ma le mamme sono quelle che usano di più le misure di conciliazione offerte dalle aziende (principalmente il part time). La domanda di congedi meglio retribuiti ed estesi anche per i padri, preferibilmente di durata uguale, è diffusa sia fra uomini che fra donne, e più della metà delle persone intervistate dichiara che voterebbe per un partito che sostenesse congedi più lunghi e paritetici. I risultati dell’indagine SOSEF sono stati presentati in una conferenza stampa nello scorso mese di giugno e largamente <a href="https://www.rainews.it/rubriche/tg2costumeandsocieta/video/2025/10/Tg2-Costume--Societa-del-13102025-98dca4ca-2e9f-4994-a62f-2135c7bb41e5.html">diffusi dai media</a>.</p>
<p>Nel mese di settembre sono stati al centro del convegno <a href="https://www.youtube.com/watch?v=c_h_SkgzBGk">Scegliere di essere genitori oggi</a>, sotto il patrocinio di Elena Bonetti, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto. L’obiettivo era quello di stimolare un dialogo fra rappresentanti della politica, aziende, esperti ed esperte ed esponenti della società civile sui limiti e le opportunità del nostro sistema sociale e normativo nel garantire una più agevole conciliazione (a entrambi i genitori) e una più equa condivisione del lavoro di cura in famiglia, presupposti fondamentali per favorire la natalità.</p>
<p>Come ormai ampiamente dimostrato dalla ricerca, in particolare dalla Nobel per l’economia, Claudia Goldin, la parità di genere, soprattutto per quanto attiene alla condivisione della cura, ha un’influenza decisiva sulle scelte di fertilità. Quando i padri usano i congedi e condividono di più la cura, l’occupazione femminile aumenta ed è più stabile, come anche il progetto 4e-parent ha sostenuto in più occasioni. Infatti, nei paesi sviluppati c’è una correlazione positiva fra maggior occupazione femminile e aumento/tenuta della natalità. Inoltre, la percezione della donna in merito al sostegno che potrà ricevere dal partner influisce sulla scelta di avere o no un secondo figlio o figlia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Paternità e maternità in azienda: i risultati dell’indagine 4e-parent</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/paternita-e-maternita-in-azienda-i-risultati-dellindagine-4e-parent/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emilie Sartorelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 07:56:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DATI E REPORT]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[La situazione in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Qui per saperne di più e scaricare il report.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://4eparent.substack.com/p/paternita-e-maternita-in-azienda">Qui</a> per saperne di più e scaricare il report.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Genitori in azienda: un webinar per sfatare miti e cercare soluzioni concrete</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/genitori-in-azienda-un-webinar-per-sfatare-miti-e-cercare-soluzioni-concrete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 10:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa dicono i genitori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=3043</guid>

					<description><![CDATA[Regole più eque sui congedi. Sensibilizzare sui benefici della mascolinità accudente. Collaborare con le aziende perché offrano ai lavoratori padri, oltre che alle lavoratrici madri, strumenti efficaci per conciliare gli impegni professionali con la vita privata e la famiglia. Su questi temi, il CSB ha organizzato il 5 dicembre scorso un webinar dal titolo “Genitori in azienda: come, quando, perché supportarli”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per promuovere il coinvolgimento dei neo-papà bisogna agire su diversi fronti: chiedere al legislatore regole più eque sui congedi, informare e sensibilizzare il pubblico sui benefici della mascolinità accudente e collaborare con le aziende perché offrano ai lavoratori padri, oltre che alle lavoratrici madri, strumenti efficaci per conciliare gli impegni professionali con la vita privata e la famiglia. Su questi temi, il Centro per la Salute del Bambino ha organizzato il 5 dicembre scorso un webinar dal titolo “Genitori in azienda: come, quando, perché supportarli”, di cui si può tuttora <a href="https://4e-parentproject.eu/webinar-genitori-in-azienda/">guardare la registrazione</a>.</p>
<p>«Abbiamo deciso di lavorare anche con le imprese, perché il mondo produttivo può avere un ruolo importante nella promozione della genitorialità responsiva e quindi un’influenza sul benessere delle madri e dei padri, da cui poi le aziende traggono dei benefici», ha spiegato in apertura del webinar Francesca Zambri, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità. «Sono partner strategici per favorire un cambiamento culturale e contribuire a creare consapevolezza sui diritti legati alla genitorialità».</p>
<p>L’incontro online ha offerto l’occasione per ragionare in modo costruttivo sui risultati del sondaggio condotto nell’ambito del Progetto 4e-parent tra genitori e futuri genitori dipendenti di sei aziende italiane, cinque grandi e una medio-piccola.</p>
<p><strong>Le voci di madri e padri</strong></p>
<p>Dalle risposte al questionario, più di mille raccolte, sono emersi alcuni punti degni di nota. «Innanzi tutto, sia madri che padri hanno dimostrato grande interesse per gli strumenti che consentono di trascorrere più tempo con figli e figlie», ha spiegato Maddalena Cannito, sociologa dell’Università di Torino e coautrice dell’indagine. «È vero in particolare per i più giovani, sotto i trent’anni, che attribuiscono maggior valore alla vita familiare e alle cure parentali rispetto a colleghi e colleghe della generazione precedente, al punto tale da considerare meno attraenti le posizioni lavorative che richiedono un impegno poco compatibile con la famiglia».</p>
<p>Il sondaggio ha evidenziato una carenza di informazione sui congedi di paternità, sulle modalità per usufruirne e sull’obbligo per le aziende di concederli. «Il diritto al congedo di maternità ormai è un dato acquisito e le future madri sanno come devono muoversi per presentare richiesta in gravidanza. I futuri padri invece sono ancora disorientati», ha osservato Cannito.</p>
<p>Del congedo di paternità ha usufruito solo il 45% dei lavoratori che hanno risposto al questionario. «Metà di quelli che non ne hanno goduto ha sostenuto di non averne bisogno perché del bambino o della bambina si occupa la madre. Tanti ne hanno fatto a meno per paura di critiche da parte dei dirigenti o dei colleghi, per non dare l’impressione di essere inaffidabili o poco interessati all’avanzamento della carriera», ha proseguito la sociologa.</p>
<p>Carichi di lavoro eccessivi, poco rispetto degli orari previsti, scarsa sensibilità dei dirigenti, impegni improvvisi che costringono a modificare la programmazione del tempo libero sono i principali ostacoli alla conciliazione citati dai partecipanti.</p>
<p><strong>L’impegno delle aziende</strong></p>
<p>Michela Lotti, del coordinamento diversity management del Gruppo Hera, Betty Pagnin, fondatrice di BuddyJob ed equity partner di One Day Group e Rinaldo Platti, CEO di Prolink hanno partecipato al webinar descrivendo le politiche delle rispettive aziende per sostenere i neogenitori. «Il nostro primo impegno è quello di dare ascolto alle loro necessità, organizzare incontri e webinar per informarli sui loro diritti, sugli strumenti che l’azienda offre loro e per promuovere un modello genitoriale che vada oltre la divisione tradizionale di ruoli tra padri e madri, con un’attenzione particolare ai benefici dell’accudimento paterno», ha illustrato Michela Lotti. «Abbiamo creato un sito web per aiutare concretamente i genitori a orientarsi tra le disposizioni di legge sui congedi e abbiamo introdotto misure di flessibilità, permessi retribuiti per l’inserimento di figli e figlie alla materna».</p>
<p>Informazioni e aiuto per destreggiarsi nella burocrazia sono ausili fondamentali per i neogenitori anche secondo Betty Pagnin. «Offriamo inoltre sei mesi di congedo di maternità e uno di paternità retribuiti al 100% e 300 euro al mese netti per i primi tre anni di vita del bambino o della bambina, per l’acquisto di servizi come il nido o la baby sitter», ha spiegato. «E, soprattutto, massima flessibilità negli orari, perché crediamo che quel che conta sia il raggiungimento degli obiettivi prefissati e non il numero di ore passate in ufficio. Il lavoratore è più efficiente se è libero di distribuire i suoi impegni nel modo in cui gli è più comodo e conciliarli con la cura della famiglia».</p>
<p>È dunque sostenibile per un’azienda incoraggiare l’accudimento paterno garantendo gli stessi strumenti di conciliazione a entrambi i genitori. «La domanda giusta da porsi non è se, ma come renderlo possibile e sostenibile», ha risposto Rinaldo Platti. «Dove sta scritto che la madre può fermarsi e il padre no? Bisogna combattere questo pregiudizio che si ripercuote negativamente sulla carriera professionale della donna e su tutta la sua vita retributiva e poi pensionistica. E per demolire lo stereotipo bisogna formare i dirigenti e informare e sensibilizzare i lavoratori. Il coinvolgimento dei padri è un beneficio per la salute e il benessere di bambini e bambine ed è nel loro interesse che bisogna superare qualunque pregiudizio e mettere in atto tutti gli strumenti disponibili».</p>
<p>Mettere al centro della riflessione e delle iniziative la crescita in salute e lo sviluppo di bambini e bambine aggiunge un carico importante sul piatto della bilancia. «L’impegno delle aziende è motivato dalla necessità di adeguarsi a un cambiamento sociale in atto, ma è anche un contributo importante al benessere della comunità», ha precisato Monica Castagnetti, pedagogista del Centro per la Salute del Bambino e moderatrice del webinar. «Perché lavorare con i genitori vuol dire partecipare al sistema delle cure e questa scelta ha un impatto sociale fortissimo a breve, medio e lungo termine».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I risultati di due anni di progetto</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/i-risultati-di-due-anni-di-progetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 06:44:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La proposta di 4e-parent]]></category>
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					<description><![CDATA[4e-parent è arrivato alle battute finali e tutti i partner che ne hanno condiviso gli obiettivi e l’impegno si sono riuniti a Roma il 28 novembre scorso, ospiti dell’Istituto Superiore di Sanità, capofila del progetto, per tirare le somme sui risultati raggiunti, sui temi sviluppati e sulle prospettive di lavoro futuro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>4e-parent è arrivato alle battute finali e tutti i partner che ne hanno condiviso gli obiettivi e l’impegno si sono riuniti a Roma il 28 novembre scorso, ospiti dell’Istituto Superiore di Sanità, capofila del progetto, per tirare le somme sui risultati raggiunti, sui temi sviluppati e sulle prospettive di lavoro futuro.</p>
<p><strong>Le proposte alla politica </strong></p>
<p>Tra gli emendamenti alla legge di Bilancio per il 2025, la cui discussione è in corso al momento in cui scriviamo, sono state incluse <a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/">proposte</a> formulate dal progetto 4e-parent  fra le quali : portare a 26 i giorni lavorativi di congedo di paternità obbligatorio, retribuito al 100%, di cui 10 giorni da utilizzare consecutivamente immediatamente dopo la nascita. Nonché assicurare che i mesi di congedi genitoriali retribuiti all’80% (portati a tre con questa legge di Bilancio), siano usati anche dai padri.</p>
<p>«L’obbligatorietà e la non trasferibilità sono le due caratteristiche cardine di queste misure, che hanno lo scopo di favorire fin dai primi giorni di vita il coinvolgimento dei padri nelle cure del neonato o della neonata», ha osservato al convegno la sociologa Annina Lubbock, del Centro per la Salute del Bambino, che si è impegnata in prima persona nell’attività di advocacy. «Sono richieste in linea con le direttive europee e con l’impegno di arrivare alla parità dei congedi tra partner, adottato dal Parlamento italiano già nel dicembre del 2023. Il nostro obiettivo va oltre la promozione della parità di genere: siamo qui a promuovere la paternità accudente, la mascolinità accudente».</p>
<p>Del panorama europeo ha parlato Mihaela Ionescu, dell’International Step by Step Association, partner olandese del progetto. «Troppe sono ancora le disparità tra gli Stati membri nell’applicazione della Direttiva EU 2019/1158, che prevede appunto congedi di paternità retribuiti, congedi parentali non trasferibili, ma anche modalità di lavoro flessibili», ha detto. «Occorre istituire dei piani nazionali che promuovano servizi per l’infanzia, sostegno finanziario e una nuova narrativa della famiglia e della paternità accudente».</p>
<p><strong>Cure condivise, più benefici per tutti</strong></p>
<p>I benefici del coinvolgimento precoce del padre sono ormai acclarati dalla ricerca. «Favorisce la salute fisica e lo sviluppo cognitivo e comportamentale di bambini e bambine», ha spiegato Francesca Zambri, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità. «Inoltre, produce cambiamenti ormonali e neurologici nell’organismo del neo-papà, la cui entità è dipendente dalla dose, cioè dal tempo dedicato alla cura».</p>
<p>Il cambiamento ormonale nell’uomo, l’abbassamento del suo livello di testosterone e l’aumento dell’ossitocina quando l’accudimento di figli e figlie è condiviso dalla coppia, è uno dei meccanismi che contribuiscono a ridurre il rischio di violenza di genere. «Le statistiche dicono che la violenza domestica spesso si manifesta per la prima volta, oppure aumenta di intensità, proprio durante la gravidanza, un periodo in cui la donna è più vulnerabile e il suo partner può sentirsi minacciato dall’imminente cambiamento degli equilibri familiari», ha osservato Marco Deriu, dell’Associazione Maschile Plurale. «Bisogna conoscere questo rischio e neutralizzarlo decostruendo l’immagine di una mascolinità distaccata, povera dal punto di vista emotivo».</p>
<p>Gli stereotipi di genere sono una gabbia non solo per la donna, ma anche per l’uomo. «Se il ruolo del padre è lavorare per mantenere la famiglia, l’uomo che guadagna poco vale di meno», dice Alessandro Volta, pediatra della AULS Reggio Emilia. «Se la cura e l’emotività sono appannaggio esclusivo della madre, l’uomo non è libero di vivere e di esprimere le sue emozioni. Questi rigidi ruoli di genere non hanno nulla di naturale, sono stereotipi culturali indotti attraverso l’educazione fin dai primissimi anni di vita. Il <em>paternage</em>, il padre che accudisce il suo bambino o la sua bambina spezza il circolo vizioso che perpetua il pregiudizio».</p>
<p>Il paternage è il primo passo verso una educazione veramente fondata sulla parità di genere, che possa contrastare l’immagine della virilità legata alla violenza e alla sopraffazione ancora ben radicata nella nostra società. «L’educazione basata sugli stereotipi della mascolinità tossica incoraggia gli uomini a compiere atti antisociali, con un costo che paghiamo tutti», ha osservato l’economista Ginevra Bersani, autrice del saggio “Il costo della virilità” (Il Pensiero scientifico editore, 2023).</p>
<p><strong>Un osservatorio delle tendenze sociali</strong></p>
<p>Analizzare la percezione pubblica dei ruoli di genere nell’accudimento di bambine e bambini è uno degli obiettivi che il progetto 4e-parent ha portato avanti, osservando le tendenze sui social media e sondando direttamente le opinioni di genitori e futuri genitori.</p>
<p>«Indubbiamente è in atto un cambiamento, la costruzione di una nuova narrativa, sostenuta soprattutto dai più giovani, dalla nuova generazione», ha spiegato Mara Marzella, della società di consulenza Deep Blue. «Su Instagram e Tik Tok si moltiplicano le testimonianze di padri coinvolti e di madri che apprezzano questo coinvolgimento, anche se non mancano le contraddizioni e qualche rigidità da parte delle stesse madri nell’accettare nuove dinamiche».</p>
<p>Il sito web e i profili social del progetto sono stati accolti con grande interesse. «Più di 100 mila persone in due anni hanno letto articoli, post e documenti, hanno ascoltato i podcast, guardato i video e consultato le risorse offerte online», dice Eva Benelli, di Zadig. «La stampa ha parlato dei nostri eventi e più in generale i media tradizionali stanno cominciando a recepire il cambiamento sociale in atto, benché a volte abbiano delle difficoltà a scrollarsi di dosso vecchie modalità di comunicazione, come quella di chiamare “mammo” il padre accudente».</p>
<p>Padri e madri interpellati direttamente dalle ricercatrici del Centro per la Salute del Bambino con un sondaggio online condotto tra agosto e dicembre 2023 hanno dimostrato un’attitudine positiva nei confronti della condivisione delle cure e delle cure genitoriali. «Solo una piccola percentuale di rispondenti ritiene che il ruolo di accudimento spetti in esclusiva alle madri e non riconosce quindi l’utilità dei congedi dedicati ai padri», ha riferito la ricercatrice Francesca Zambri (Iss) che ha elaborato i dati raccolti dal sondaggio.</p>
<p>Anche l’indagine condotta sui dipendenti di 6 aziende ha evidenziato grande interesse da parte di neogenitori e futuri genitori. «Al tempo stesso, i risultati del sondaggio hanno dimostrato la necessità di diffondere consapevolezza tra i lavoratori sui diritti della paternità oltre che della maternità. Tanti interpellati hanno ammesso di non avere utilizzato i congedi perché non ne erano informati», ha illustrato Maddalena Cannito, sociologa dell’Università di Torino. «È necessario un cambiamento di cultura nei luoghi di lavoro per prevenire la discriminazione dei neo-papà che vogliono dedicare tempo e impegno alla cura dei figli e delle figlie, insieme a una maggiore retribuzione dei congedi parentali e flessibilità degli orari e degli impegni».</p>
<p><strong>Il valore della formazione</strong></p>
<p>Sensibilità e cultura nei confronti della paternità accudente si costruiscono anche attraverso la formazione dei professionisti che operano nei settori più coinvolti, quello sanitario e quello educativo.</p>
<p>«Ancora oggi nel percorso nascita si tutela, giustamente, la coppia madre-bambino o bambina, ma si tende a trascurare il ruolo del padre, che invece dovrebbe essere coinvolto nel contatto pelle a pelle e nella cura fin dai primi istanti dopo il parto», ha osservato Giovanna Bestetti, psicopedagogista dell’Associazione Iris.</p>
<p>Proprio per informare e sensibilizzare sul ruolo dei padri nei primi mille giorni di vita, 4e-parent ha organizzato un corso di formazione a distanza destinato al personale sanitario che si occupa di gravidanza, parto e prima infanzia. «Ha raccolto più di 10 mila adesioni e si è rivelato utile per decostruire stereotipi nocivi che sono presenti anche nell’ambiente sanitario», ha spiegato Maria Rosa Valetto di Zadig.</p>
<p>Un altro corso compreso nell’offerta formativa del progetto è quello diretto al personale dei servizi educativi per la fascia di età 0-6 anni. «Abbiamo registrato 1500 iscritti, per il 95% donne. Già solo da questo dato si capisce come gli stereotipi di genere influiscano in un settore che è fondamentale per promuovere il cambiamento sociale», ha riferito il pediatra Giorgio Tamburlini, del Centro per la Salute del Bambino. «Il personale di nidi e materne può fare molto per favorire il coinvolgimento dei padri nella cura di bambini e bambine».</p>
<p>Infine, il progetto ha offerto incontri di persona in quattro città, Torino, Roma, Napoli e Palermo, indirizzati a facilitatori di cerchi di condivisione di padri e di madri. «Quella del cerchio è una metodologia molto efficace per favorire la transizione della coppia verso la genitorialità e prevenire la violenza», ha spiegato Andrea Santoro, dell’Associazione Il Cerchio degli Uomini. «Gli incontri ci hanno permesso di rilevare un interesse crescente per questi temi e una maggiore fluidità dei ruoli di genere nell’accudimento di figli e figlie».</p>
<p>Le risorse a disposizione dei padri o dei futuri padri per confrontarsi sulle loro esperienze e ricevere sostegno non sono tante in Italia. «Si tratta per lo più di attività o servizi offerti da associazioni e da privati, realtà piccole e poco strutturate, presenti nelle Regioni del nord Italia più che al sud», ha riferito Marco Deriu, che ha curato una mappa interattiva delle risorse disponibili per i padri, pubblicata sul sito di 4e-parent raccogliendo informazioni da tutto il territorio nazionale. «Abbiamo stabilito contatti che saranno utili per future iniziative».</p>
<p>In due anni di attività, il progetto 4e-parent ha prodotto una quantità di materiale: studi, rapporti, informazioni, eventi per sensibilizzare e diffondere consapevolezza sull’importanza di una nuova mascolinità accudente e del coinvolgimento precoce dei padri nella cura di figli e figlie. Tanto rimane da fare per accompagnare e favorire il cambiamento sociale in atto e il dialogo avviato con i decisori della politica non deve interrompersi. Per questa ragione il convegno si è concluso con l’impegno comune a proseguire il percorso nel prossimo futuro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Formazione</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/formazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 10:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azioni concrete]]></category>
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		<item>
		<title>Il coinvolgimento dei padri nei primi 1000 giorni: i benefici per le bambine, i bambini, i genitori e le famiglie</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/il-coinvolgimento-dei-padri-nei-primi-1000-giorni-i-benefici-per-le-bambine-i-bambini-i-genitori-e-le-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 09:28:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
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		<item>
		<title>Cosa chiedono i genitori e cosa possono fare le aziende: i risultati di due indagini su congedi e conciliazione</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/cosa-chiedono-i-genitori-e-cosa-possono-fare-le-aziende-i-risultati-di-due-indagini-su-congedi-e-conciliazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2024 09:12:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosa dicono i genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>Guardiamo alla Legge di Bilancio per iniziare davvero a estendere i congedi per i padri</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/guardiamo-alla-legge-di-bilancio-per-iniziare-davvero-a-estendere-i-congedi-per-i-padri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 11:21:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La proposta di 4e-parent]]></category>
		<category><![CDATA[congedo di paternità]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 26 settembre a Roma, nel corso di una partecipata conferenza dal titolo “Il tempo dei papà”, il progetto europeo 4e-parent ha presentato a rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e opposizione, del mondo aziendale e della società civile un pacchetto di iniziative con la proposta di introdurne alcune già nella Legge di Bilancio per il 2025.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le dichiarazioni di buone intenzioni non sono più sufficienti: è venuto il momento di adottare misure concrete per consentire ai padri di partecipare attivamente all’accudimento di figli e figlie fin dai primi giorni di vita, per la salute e il benessere del bambino e della bambina, ma anche dell’intera famiglia, per favorire l’occupazione femminile e per contrastare la violenza di genere. Il 26 settembre a Roma, nel corso di una partecipata conferenza dal titolo “Il tempo dei papà” <a href="https://www.youtube.com/watch?v=P7hFsHbi80I">(qui la registrazione dell&#8217;evento)</a>, il progetto europeo 4e-parent ha presentato a rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e opposizione, del mondo aziendale e della società civile un pacchetto di iniziative con la <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/sintesi_proposta.pdf">proposta</a> di introdurne alcune già nella Legge di Bilancio per il 2025. <a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/">Qui trovi tutti i documenti relativi all&#8217;evento.</a></p>
<p><strong>Le proposte</strong></p>
<p>Ecco le proposte di 4e-parent.</p>
<ul>
<li>Estendere il congedo di paternità obbligatorio dagli attuali 10 giorni a 22 giorni lavorativi, di cui almeno 10 da fruire consecutivamente nel primo mese dalla nascita, eliminando l’obbligo di preavviso di cinque giorni al datore di lavoro e ammettendo invece la possibilità di trasmettere una certificazione entro 48 ore dall’avvio della fruizione del congedo.</li>
<li>Applicare ai congedi di paternità i medesimi criteri di obbligatorietà esistenti per il congedo di maternità.</li>
<li>Estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e al congedo genitoriale ai padri freelance, iscritti alla Gestione separata, calcolando il compenso sulle ultime due dichiarazioni dei redditi precedenti all’anno di inizio della gravidanza.</li>
<li>Portare dall’80 al 100% la retribuzione del congedo obbligatorio di maternità.</li>
<li>Prevedere quattro mesi di congedi genitoriali retribuiti all’80%, di cui due riservati alle madri e due ai padri.</li>
<li>Prevedere l’anticipo da parte dello Stato dei compensi per i congedi alle aziende, per venire incontro alle esigenze della piccola e media impresa.</li>
<li>Introdurre dei premi per le aziende con certificazione di genere che, a loro volta, premiano i fornitori che avviano il processo di certificazione di genere.</li>
<li>Rilevare le modalità di utilizzo dei giorni di congedo di paternità fruiti nei primi cinque mesi di vita di bambini e bambine.</li>
<li>Avviare una campagna di informazione pubblica che illustri i benefici dell’utilizzo dei congedi riservati ai padri e dell’accudimento paterno fin dai primi mesi di vita di figli e figlie.</li>
<li>Incentivare il lavoro agile per i genitori, se fruito da entrambi.</li>
</ul>
<p>«La situazione del nostro Paese è paradossale: offre il congedo di maternità obbligatorio <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/Congedi_Italia_Europa.pdf">più generoso d’Europa</a>: 20 settimane pagate all’80% della retribuzione, mentre il congedo di paternità è pari al minimo richiesto dalla Direttiva UE sulla conciliazione del 2019», spiega la sociologa Annina Lubbock, del Centro per la Salute del Bambino. «Inoltre, abbiamo congedi genitoriali, chiamati oggi “congedi parentali”, retribuiti solo al 30%, tranne due mesi maggiorati all’80% (il secondo dei quali approvato con un emendamento), mesi che però sono trasferibili. Si tratta del livello più basso d’Europa, dunque siamo inadempienti nei confronti della Direttiva UE che prevede l’adeguatezza di tale retribuzione. Le nostre proposte tengono conto dei disegni di legge già depositati (<a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/55251.htm">DDL S. 77 &#8211; XIX</a>, <a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/57704.htm">DDL S. 941 – XIX</a>, <a href="https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=leg.19.pdl.camera.506.19PDL0008590#FR">PDL C n. 506 &#8211; XIX</a>, <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2022/04/27/97/sg/pdf">L. 7 aprile 2022 n 32,</a> “Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia”, <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=9/01627/156&amp;ramo=CAMERA&amp;leg=19">ODG 9/01627/156</a>) come proposte per il “congedo paritario” e di un impegno trasversale a estendere i congedi di paternità fino ad arrivare alla parità, impegno assunto a dicembre 2023. Per attuarle è stato stimato un costo complessivo di un miliardo e mezzo di euro, una cifra che non dovrebbe essere considerata una spesa, ma un investimento con la prospettiva di un ampio ritorno in termini di benessere delle nuove generazioni e delle famiglie, di giustizia sociale, riduzione della violenza di genere e benefici per l’economia nazionale».</p>
<p>Da notare che per avviare le prime misure sarebbero sufficienti solo 200 milioni.</p>
<p><strong>I vantaggi per la salute fisica e mentale di tutti</strong></p>
<p>«Non dovrebbero servire prove per dimostrare che la partecipazione dei padri all’accudimento è vantaggiosa per l’intera famiglia», osserva Angela Giusti, prima ricercatrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del Progetto 4e-parent. «Eppure, <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/benefici.pdf">queste prove</a> le abbiamo».</p>
<p>Un coinvolgimento paterno empatico nelle cure garantisce sostegno psicologico alla neomamma nel periodo impegnativo del post-partum e riduce i conflitti di coppia.</p>
<p>«Aumenta la sintonia nell’approccio educativo dei genitori, anche nell’eventualità di una successiva separazione», aggiunge la sociologa Chiara Saraceno. L’incremento della produzione di ossitocina nel padre che accudisce il figlio o la figlia riduce la sua aggressività e il rischio di violenza di genere, che nel post-partum è più elevato.</p>
<p>«Nel breve termine, il coinvolgimento paterno, già dai primi 15 giorni di vita, favorisce l’allattamento, attraverso il supporto dato alle madri», spiega il pediatra Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la Salute del Bambino e responsabile del WP “Transferability and mainstreaming” del Progetto 4e-parent. «Diversi studi dimostrano inoltre che nel medio e lungo periodo favorisce lo sviluppo cognitivo e relazionale di bambini e bambine, riduce il rischio di problemi comportamentali in adolescenza, aumenta la probabilità di successo scolastico, ha effetti positivi sull’autostima e la capacità di tollerare le frustrazioni di ragazzi e ragazze e riduce significativamente la violenza domestica, fatto che già da solo giustificherebbe un forte impegno per promuovere una paternità accudente».</p>
<p><strong>La parola alle famiglie, tra necessità e stereotipi</strong></p>
<p>A sostegno delle proposte formulate, 4e-parent ha presentato i risultati di due indagini condotte nel corso del 2024, una su <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/Voce_neogenitori.pdf">4.500 neogenitori</a> volontari reclutati online e una su 1000 neogenitori dipendenti di 6 aziende, per verificare il grado di informazione sui congedi di paternità e congedi parentali e la loro fruizione.</p>
<p>«I dati raccolti evidenziano che una parte significativa dei padri non ha potuto usufruire dei 10 giorni di congedo di paternità perché non rientrava nella platea degli aventi diritto, perché non era a conoscenza di averne diritto o per la resistenza dei datori di lavoro», spiega Barbara Vatta, antropologa culturale del Centro per la Salute del Bambino, coautrice di una delle due indagini.</p>
<p>Il congedo parentale è utilizzato più dalle madri che dai padri. «C’è una grande disparità soprattutto tra il numero di giorni fruiti dai padri e dalle madri: 10 giorni in media dai primi e 90 dalle seconde», osserva Maddalena Cannito, sociologa dell’Università di Torino, coautrice dell’indagine realizzata con le aziende. «I tre motivi principali per cui gli uomini si trattengono dall’utilizzo dei congedi sono il compenso inadeguato, appena il 30% della retribuzione, il timore di ripercussioni negative sulla carriera professionale e la convinzione che non sia necessario, dal momento che di figli e figlie si occupa la partner. Dal momento che in Italia in media una donna guadagna meno di un uomo, è logico che nell’economia familiare si scelga di rinunciare a una parte cospicua dello stipendio della madre rispetto a quello del padre. Gran parte dei neopapà ha confermato infatti che avrebbe utilizzato più giorni di congedo se fosse stato retribuito almeno all’80%».</p>
<p>La maggior parte dei genitori interpellati ha condiviso la necessità di istituire un congedo paritetico, cioè uguale per durata e retribuzione, per i padri e le madri e di informare e sensibilizzare la dirigenza delle aziende sui benefici del coinvolgimento paterno nelle cure di figli e figlie, così da abbattere gli stereotipi limitanti ancora radicati nei luoghi di lavoro.</p>
<p><strong>Le risposte della politica e delle aziende</strong></p>
<p>In un panel moderato da Francesco Belletti, del Centro Internazionale Studi Famiglia, e Laura Baldassarre dell’UNICEF, con politici, aziende e rappresentanti della società civile, i parlamentari e le parlamentari presenti alla conferenza in rappresentanza delle forze politiche dell’opposizione, Elena Bonetti di Azione, Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle, Marco Furfaro e Chiara Gribaudo del Partito Democratico, si sono espressi a favore delle proposte presentate, con una perplessità riguardo all’ipotesi di una riforma graduale, dati i rischi che resti incompleta.</p>
<p>C’è stato anche un largo accordo rispetto al principio che già la Legge di Bilancio per il 2025 dovrebbe contenere misure non meramente simboliche, ma che avviano un cambiamento reale. Hanno riconosciuto l’importanza di estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e la durata del congedo obbligatorio di paternità. Hanno osservato che la maggior condivisione dei compiti di cura in famiglia può contribuire a incentivare la decisione di avere un secondo figlio e questo Governo ha tra le sue priorità l’aumento della natalità, che può contribuire all’occupazione femminile, gravemente svantaggiata dalla nascita dei figli.</p>
<p>Catia Polidori, deputata di Forza Italia, unica parlamentare delle forze di governo presente alla conferenza, a causa di impegni improrogabili degli altri parlamentari invitati, ha riconosciuto l’importanza della condivisione dell’accudimento da parte di entrambi i partner, ma ha manifestato perplessità sulla capacità delle piccole e medie imprese, tanto diffuse in Italia, di far fronte all’assenza sia delle madri sia dei padri dopo la nascita di un figlio o di una figlia.</p>
<p>A questa obiezione ha risposto Marco Russomando, portavoce di Illimity Bank, osservando che le piccole e medie imprese sono diffuse in tutto il mondo, anche nei Paesi d’Europa dove i congedi genitoriali vengono largamente utilizzati anche dai padri e dunque in qualche modo è possibile risolvere i problemi organizzativi che queste misure comportano. «Del resto, può accadere in qualsiasi momento che un dipendente sia costretto ad assentarsi per malattia, anche per periodi prolungati», ha commentato. «Al contrario, il congedo per maternità o paternità può essere pianificato per tempo».</p>
<p>Lea James, di Generali Italia, e Rinaldo Pietro Platti, di Prolink, hanno messo l’accento sulla necessità di promuovere negli ambienti di lavoro una cultura rispettosa della parità di genere, di fornire informazioni chiare ai lavoratori e alle lavoratrici e monitorare l’utilizzo dei congedi.</p>
<p>«Per rendere davvero paritario il congedo genitoriale e favorire l’occupazione femminile», ha rilanciato Platti, «bisognerebbe calcolare la retribuzione non sullo stipendio del genitore che si assenta, ma di quello che guadagna di più». È un’idea di cui si potrebbe tener conto nell’ambito di progetti futuri per portare avanti il lavoro svolto fin qui da 4e-parent.</p>
<p>«Perché i nostri giovani possano guardare con speranza a un futuro nel nostro Paese, è necessario mettere in atto riforme organiche. Non sono sufficienti provvedimenti spot come i bonus economici alla nascita di un figlio», ha osservato infine Pinella Crimi, vice-presidente del Forum delle Famiglie.</p>
<p><a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/"><strong>CONSULTA LA PAGINA DEDICATA AL CONVEGNO, CON LA REGISTRAZIONE E TUTTI I DOCUMENTI</strong></a></p>
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		<title>Verso una riforma organica dei congedi: la nostra proposta</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/verso-una-riforma-organica-dei-congedi-la-nostra-proposta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 09:25:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La proposta di 4e-parent]]></category>
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