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	<title>parità di genere | 4e-parent</title>
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	<description>EQUAL ENGAGED EARLY EMPATHETIC</description>
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	<title>parità di genere | 4e-parent</title>
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	<item>
		<title>Diffondere una cultura dell&#8217;allattamento come responsabilità condivisa tra le famiglie, le comunità, il personale sanitario, i politici, coinvolgendo anche i papà nel sostenere la scelta delle loro compagne. Sono tra gli obiettivi della Settimana mondiale dell’allattamento, in corso fino al 7 ottobre.</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/diffondere-una-cultura-dellallattamento-come-responsabilita-condivisa-tra-le-famiglie-le-comunita-il-personale-sanitario-i-politici-coinvolgendo-anche-i-papa-nel-sostenere-la-scelta-delle-loro-c/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[cristiano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Oct 2024 12:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strilli]]></category>
		<category><![CDATA[allattamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
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		<title>Guardiamo alla Legge di Bilancio per iniziare davvero a estendere i congedi per i padri</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/guardiamo-alla-legge-di-bilancio-per-iniziare-davvero-a-estendere-i-congedi-per-i-padri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 11:21:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La proposta di 4e-parent]]></category>
		<category><![CDATA[congedo di paternità]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 26 settembre a Roma, nel corso di una partecipata conferenza dal titolo “Il tempo dei papà”, il progetto europeo 4e-parent ha presentato a rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e opposizione, del mondo aziendale e della società civile un pacchetto di iniziative con la proposta di introdurne alcune già nella Legge di Bilancio per il 2025.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le dichiarazioni di buone intenzioni non sono più sufficienti: è venuto il momento di adottare misure concrete per consentire ai padri di partecipare attivamente all’accudimento di figli e figlie fin dai primi giorni di vita, per la salute e il benessere del bambino e della bambina, ma anche dell’intera famiglia, per favorire l’occupazione femminile e per contrastare la violenza di genere. Il 26 settembre a Roma, nel corso di una partecipata conferenza dal titolo “Il tempo dei papà” <a href="https://www.youtube.com/watch?v=P7hFsHbi80I">(qui la registrazione dell&#8217;evento)</a>, il progetto europeo 4e-parent ha presentato a rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e opposizione, del mondo aziendale e della società civile un pacchetto di iniziative con la <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/sintesi_proposta.pdf">proposta</a> di introdurne alcune già nella Legge di Bilancio per il 2025. <a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/">Qui trovi tutti i documenti relativi all&#8217;evento.</a></p>
<p><strong>Le proposte</strong></p>
<p>Ecco le proposte di 4e-parent.</p>
<ul>
<li>Estendere il congedo di paternità obbligatorio dagli attuali 10 giorni a 22 giorni lavorativi, di cui almeno 10 da fruire consecutivamente nel primo mese dalla nascita, eliminando l’obbligo di preavviso di cinque giorni al datore di lavoro e ammettendo invece la possibilità di trasmettere una certificazione entro 48 ore dall’avvio della fruizione del congedo.</li>
<li>Applicare ai congedi di paternità i medesimi criteri di obbligatorietà esistenti per il congedo di maternità.</li>
<li>Estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e al congedo genitoriale ai padri freelance, iscritti alla Gestione separata, calcolando il compenso sulle ultime due dichiarazioni dei redditi precedenti all’anno di inizio della gravidanza.</li>
<li>Portare dall’80 al 100% la retribuzione del congedo obbligatorio di maternità.</li>
<li>Prevedere quattro mesi di congedi genitoriali retribuiti all’80%, di cui due riservati alle madri e due ai padri.</li>
<li>Prevedere l’anticipo da parte dello Stato dei compensi per i congedi alle aziende, per venire incontro alle esigenze della piccola e media impresa.</li>
<li>Introdurre dei premi per le aziende con certificazione di genere che, a loro volta, premiano i fornitori che avviano il processo di certificazione di genere.</li>
<li>Rilevare le modalità di utilizzo dei giorni di congedo di paternità fruiti nei primi cinque mesi di vita di bambini e bambine.</li>
<li>Avviare una campagna di informazione pubblica che illustri i benefici dell’utilizzo dei congedi riservati ai padri e dell’accudimento paterno fin dai primi mesi di vita di figli e figlie.</li>
<li>Incentivare il lavoro agile per i genitori, se fruito da entrambi.</li>
</ul>
<p>«La situazione del nostro Paese è paradossale: offre il congedo di maternità obbligatorio <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/Congedi_Italia_Europa.pdf">più generoso d’Europa</a>: 20 settimane pagate all’80% della retribuzione, mentre il congedo di paternità è pari al minimo richiesto dalla Direttiva UE sulla conciliazione del 2019», spiega la sociologa Annina Lubbock, del Centro per la Salute del Bambino. «Inoltre, abbiamo congedi genitoriali, chiamati oggi “congedi parentali”, retribuiti solo al 30%, tranne due mesi maggiorati all’80% (il secondo dei quali approvato con un emendamento), mesi che però sono trasferibili. Si tratta del livello più basso d’Europa, dunque siamo inadempienti nei confronti della Direttiva UE che prevede l’adeguatezza di tale retribuzione. Le nostre proposte tengono conto dei disegni di legge già depositati (<a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/55251.htm">DDL S. 77 &#8211; XIX</a>, <a href="https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/57704.htm">DDL S. 941 – XIX</a>, <a href="https://documenti.camera.it/_dati/leg19/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=leg.19.pdl.camera.506.19PDL0008590#FR">PDL C n. 506 &#8211; XIX</a>, <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2022/04/27/97/sg/pdf">L. 7 aprile 2022 n 32,</a> “Deleghe al Governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia”, <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=9/01627/156&amp;ramo=CAMERA&amp;leg=19">ODG 9/01627/156</a>) come proposte per il “congedo paritario” e di un impegno trasversale a estendere i congedi di paternità fino ad arrivare alla parità, impegno assunto a dicembre 2023. Per attuarle è stato stimato un costo complessivo di un miliardo e mezzo di euro, una cifra che non dovrebbe essere considerata una spesa, ma un investimento con la prospettiva di un ampio ritorno in termini di benessere delle nuove generazioni e delle famiglie, di giustizia sociale, riduzione della violenza di genere e benefici per l’economia nazionale».</p>
<p>Da notare che per avviare le prime misure sarebbero sufficienti solo 200 milioni.</p>
<p><strong>I vantaggi per la salute fisica e mentale di tutti</strong></p>
<p>«Non dovrebbero servire prove per dimostrare che la partecipazione dei padri all’accudimento è vantaggiosa per l’intera famiglia», osserva Angela Giusti, prima ricercatrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del Progetto 4e-parent. «Eppure, <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/benefici.pdf">queste prove</a> le abbiamo».</p>
<p>Un coinvolgimento paterno empatico nelle cure garantisce sostegno psicologico alla neomamma nel periodo impegnativo del post-partum e riduce i conflitti di coppia.</p>
<p>«Aumenta la sintonia nell’approccio educativo dei genitori, anche nell’eventualità di una successiva separazione», aggiunge la sociologa Chiara Saraceno. L’incremento della produzione di ossitocina nel padre che accudisce il figlio o la figlia riduce la sua aggressività e il rischio di violenza di genere, che nel post-partum è più elevato.</p>
<p>«Nel breve termine, il coinvolgimento paterno, già dai primi 15 giorni di vita, favorisce l’allattamento, attraverso il supporto dato alle madri», spiega il pediatra Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la Salute del Bambino e responsabile del WP “Transferability and mainstreaming” del Progetto 4e-parent. «Diversi studi dimostrano inoltre che nel medio e lungo periodo favorisce lo sviluppo cognitivo e relazionale di bambini e bambine, riduce il rischio di problemi comportamentali in adolescenza, aumenta la probabilità di successo scolastico, ha effetti positivi sull’autostima e la capacità di tollerare le frustrazioni di ragazzi e ragazze e riduce significativamente la violenza domestica, fatto che già da solo giustificherebbe un forte impegno per promuovere una paternità accudente».</p>
<p><strong>La parola alle famiglie, tra necessità e stereotipi</strong></p>
<p>A sostegno delle proposte formulate, 4e-parent ha presentato i risultati di due indagini condotte nel corso del 2024, una su <a href="https://4e-parentproject.eu/wp-content/uploads/2024/09/Voce_neogenitori.pdf">4.500 neogenitori</a> volontari reclutati online e una su 1000 neogenitori dipendenti di 6 aziende, per verificare il grado di informazione sui congedi di paternità e congedi parentali e la loro fruizione.</p>
<p>«I dati raccolti evidenziano che una parte significativa dei padri non ha potuto usufruire dei 10 giorni di congedo di paternità perché non rientrava nella platea degli aventi diritto, perché non era a conoscenza di averne diritto o per la resistenza dei datori di lavoro», spiega Barbara Vatta, antropologa culturale del Centro per la Salute del Bambino, coautrice di una delle due indagini.</p>
<p>Il congedo parentale è utilizzato più dalle madri che dai padri. «C’è una grande disparità soprattutto tra il numero di giorni fruiti dai padri e dalle madri: 10 giorni in media dai primi e 90 dalle seconde», osserva Maddalena Cannito, sociologa dell’Università di Torino, coautrice dell’indagine realizzata con le aziende. «I tre motivi principali per cui gli uomini si trattengono dall’utilizzo dei congedi sono il compenso inadeguato, appena il 30% della retribuzione, il timore di ripercussioni negative sulla carriera professionale e la convinzione che non sia necessario, dal momento che di figli e figlie si occupa la partner. Dal momento che in Italia in media una donna guadagna meno di un uomo, è logico che nell’economia familiare si scelga di rinunciare a una parte cospicua dello stipendio della madre rispetto a quello del padre. Gran parte dei neopapà ha confermato infatti che avrebbe utilizzato più giorni di congedo se fosse stato retribuito almeno all’80%».</p>
<p>La maggior parte dei genitori interpellati ha condiviso la necessità di istituire un congedo paritetico, cioè uguale per durata e retribuzione, per i padri e le madri e di informare e sensibilizzare la dirigenza delle aziende sui benefici del coinvolgimento paterno nelle cure di figli e figlie, così da abbattere gli stereotipi limitanti ancora radicati nei luoghi di lavoro.</p>
<p><strong>Le risposte della politica e delle aziende</strong></p>
<p>In un panel moderato da Francesco Belletti, del Centro Internazionale Studi Famiglia, e Laura Baldassarre dell’UNICEF, con politici, aziende e rappresentanti della società civile, i parlamentari e le parlamentari presenti alla conferenza in rappresentanza delle forze politiche dell’opposizione, Elena Bonetti di Azione, Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle, Marco Furfaro e Chiara Gribaudo del Partito Democratico, si sono espressi a favore delle proposte presentate, con una perplessità riguardo all’ipotesi di una riforma graduale, dati i rischi che resti incompleta.</p>
<p>C’è stato anche un largo accordo rispetto al principio che già la Legge di Bilancio per il 2025 dovrebbe contenere misure non meramente simboliche, ma che avviano un cambiamento reale. Hanno riconosciuto l’importanza di estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e la durata del congedo obbligatorio di paternità. Hanno osservato che la maggior condivisione dei compiti di cura in famiglia può contribuire a incentivare la decisione di avere un secondo figlio e questo Governo ha tra le sue priorità l’aumento della natalità, che può contribuire all’occupazione femminile, gravemente svantaggiata dalla nascita dei figli.</p>
<p>Catia Polidori, deputata di Forza Italia, unica parlamentare delle forze di governo presente alla conferenza, a causa di impegni improrogabili degli altri parlamentari invitati, ha riconosciuto l’importanza della condivisione dell’accudimento da parte di entrambi i partner, ma ha manifestato perplessità sulla capacità delle piccole e medie imprese, tanto diffuse in Italia, di far fronte all’assenza sia delle madri sia dei padri dopo la nascita di un figlio o di una figlia.</p>
<p>A questa obiezione ha risposto Marco Russomando, portavoce di Illimity Bank, osservando che le piccole e medie imprese sono diffuse in tutto il mondo, anche nei Paesi d’Europa dove i congedi genitoriali vengono largamente utilizzati anche dai padri e dunque in qualche modo è possibile risolvere i problemi organizzativi che queste misure comportano. «Del resto, può accadere in qualsiasi momento che un dipendente sia costretto ad assentarsi per malattia, anche per periodi prolungati», ha commentato. «Al contrario, il congedo per maternità o paternità può essere pianificato per tempo».</p>
<p>Lea James, di Generali Italia, e Rinaldo Pietro Platti, di Prolink, hanno messo l’accento sulla necessità di promuovere negli ambienti di lavoro una cultura rispettosa della parità di genere, di fornire informazioni chiare ai lavoratori e alle lavoratrici e monitorare l’utilizzo dei congedi.</p>
<p>«Per rendere davvero paritario il congedo genitoriale e favorire l’occupazione femminile», ha rilanciato Platti, «bisognerebbe calcolare la retribuzione non sullo stipendio del genitore che si assenta, ma di quello che guadagna di più». È un’idea di cui si potrebbe tener conto nell’ambito di progetti futuri per portare avanti il lavoro svolto fin qui da 4e-parent.</p>
<p>«Perché i nostri giovani possano guardare con speranza a un futuro nel nostro Paese, è necessario mettere in atto riforme organiche. Non sono sufficienti provvedimenti spot come i bonus economici alla nascita di un figlio», ha osservato infine Pinella Crimi, vice-presidente del Forum delle Famiglie.</p>
<p><a href="https://4e-parentproject.eu/advocacy/riforma-dei-congedi/"><strong>CONSULTA LA PAGINA DEDICATA AL CONVEGNO, CON LA REGISTRAZIONE E TUTTI I DOCUMENTI</strong></a></p>
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<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giovedì 26 settembre presentata una proposta di riforma organica dei congedi messa a punto dal progetto 4e-parent e sottoposta alle forze politiche: un pacchetto di misure per un’efficace politica dei congedi, per il benessere delle famiglie, della società e delle aziende.</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/giovedi-26-settembre-un-incontro-a-roma-presenta-la-proposta-di-riforma-organica-dei-congedi-messa-a-punto-dal-progetto-4e-parent-subito-unefficace-politica-dei-congedi-per-il-benessere-del/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Natalia Milazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2024 10:23:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strilli]]></category>
		<category><![CDATA[congedo di paternità]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un movimento di papà che si batte per congedi di paternità più lunghi attacca bimbi nel marsupio alle statue di Londra</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/un-movimento-di-papa-attacca-bimbi-nel-marsupio-alle-statue-di-londra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Natalia Milazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 12:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Il movimento inglese The Dad Shift, che si batte per congedi di paternità più lunghi nel Regno Unito, ha attaccato alle statue di alcuni personaggi famosi marsupi con un bambino, per sottolineare l'importanza del legame tra padre e figli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo di Amelia Gentleman sul <a href="https://www.theguardian.com/money/2024/sep/17/campaigners-model-baby-slings-statues-london-paternity-leave">Guardian</a> racconta l&#8217;iniziativa del movimento <a href="https://thedadshift.org/">The Dad Shift</a> (&#8220;Diventare papà&#8221;), attivo in Gran Bretagna per chiedere un aumento del congedo di paternità, tra i più corti al mondo nel paese anglosassone.</p>
<p>Gli attivisti a Londra hanno attaccato colorati marsupi con (finti) bambini alle statue di importanti personaggi maschili: si sono così ritrovati con un bel bambino stretto al petto l&#8217;ingegnere Isambard Kingdom Brunel, gli attori Laurence Olivier e Gene Kelly, i calciatori Thierry Henry e Tony Adams. Lo scopo è attirare l&#8217;attenzione sull&#8217;importanza del legame tra papà e figlio o figlia.</p>
<p>Gli attivisti intendono consegnare una<a href="https://action.thedadshift.org/a/open-letter?utm_source=organic&amp;utm_medium=website&amp;utm_campaign=homepage"> lettera aperta</a> al Primo Ministro alla fine del mese, invitandolo ad agire rapidamente per migliorare le condizioni del congedo di paternità.</p>
<p>“Un congedo parentale adeguato per i padri e i co-genitori è un bene per le madri, per i bambini e le bambine, per i padri e anche per la società. I Paesi con un congedo di paternità di sei o più settimane hanno un divario di genere negli stipendi inferiore del 4% e un divario di partecipazione alla forza lavoro inferiore del 3,7%, il che significa che il cambiamento può contribuire a far crescere l&#8217;economia aiutando le famiglie britanniche”, si legge tra l&#8217;altro nella lettera aperta.</p>
<p>&#8220;Un&#8217;idea geniale, a cui ispirarsi per la campagna di advocacy con la parte politica promossa dal progetto 4e-Parent, per aumentare significativamente i congedi di paternità in Italia&#8221;, ha commentato Angela Giusti, coordinatrice scientifica del progetto 4e-Parent.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Educazione sessuale comprensiva:  anche per combattere gli stereotipi di genere</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/educazione-sessuale-comprensiva-anche-per-combattere-gli-stereotipi-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jul 2024 13:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Societa’ e diritti]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2662</guid>

					<description><![CDATA[L'educazione sessuale comprensiva non si limita alle nozioni della fisiologia dei rapporti sessuali e alle precauzioni per prevenire gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, ma integra aspetti cognitivi, fisici, emotivi e sociali della sessualità, per fornire conoscenze e competenze che consentano per tutta la vita di aver cura della propria salute fisica e psicologica, del proprio benessere e sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose dei diritti di ogni persona coinvolta. I documenti dell'UNESCO, le linee guida italiane e la posizione del coordinamento genitori. 
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è grande fermento nella comunità scientifica italiana sul tema dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. In particolare sulla cosiddetta educazione sessuale comprensiva, che non si limita a un insegnamento nozionistico della fisiologia dei rapporti sessuali e delle precauzioni per prevenire gravidanze indesiderate e malattie a trasmissione sessuale, ma integra aspetti cognitivi, fisici, emotivi e sociali della sessualità, per fornire a bambini, bambine e adolescenti conoscenze e competenze che consentano loro per tutta la vita di aver cura della propria salute fisica e psicologica, del proprio benessere e sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose dei diritti di ogni persona coinvolta.</p>
<p>È questo l’approccio promosso dalle <a href="https://healtheducationresources.unesco.org/library/documents/international-technical-guidance-sexuality-education-evidence-informed-approach-0">linee guida</a> <em>“International technical guidance on sexuality education”</em> pubblicate nel 2018 dall’UNESCO ed è questo approccio che ispira due documenti pubblicati negli ultimi mesi in Italia dall’Ordine degli psicologi del Lazio e dal Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Gruppo CRC).</p>
<p>I testi includono indicazioni basate sull’evidenza scientifica per gli operatori del settore e la raccomandazione ai decisori politici di introdurre l’educazione sessuale e affettiva comprensiva nelle scuole di ogni ordine e grado con programmi strutturali, omogenei sul territorio nazionale e il coinvolgimento di personale qualificato.<br />
Oltre ai benefici per la salute individuale e collettiva, un’iniziativa di questo tipo promuoverebbe efficacemente un cambio di passo culturale verso la parità di genere e un modo diverso di vivere i rapporti interpersonali e familiari.</p>
<p><strong>L’Italia in ritardo</strong></p>
<p>È dal 1994, con la Conferenza internazionale sulla popolazione e lo sviluppo del Cairo, che 179 Stati membri delle Nazioni Unite hanno convenuto sulla necessità di istituire nelle scuole programmi di educazione sessuale precoci e adeguati all’età, finalizzati alla consapevolezza e allo sviluppo autonomo di un processo decisionale e diretti a prevenire le disuguaglianze di genere. Nonostante le numerose proposte di legge, in Italia questa intenzione non è mai stata attuata.</p>
<p>La legge n.107 del 2015, nota come “Buona Scuola”, prevede l’inserimento dell’educazione alla sessualità nella programmazione didattica delle scuole italiane, per favorire la parità di genere e la prevenzione delle discriminazioni e della violenza. Al momento, però, nel nostro Paese non esiste un programma strutturale di educazione sessuale e affettiva.</p>
<p>Su 25 Paesi europei considerati nel <a href="https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000384494">rapporto UNESCO</a> <em>“Comprehensive Sexuality Education (CSE) Country Profiles”</em> del 2023, sono dieci quelli che hanno inserito l’insegnamento tra le materie scolastiche. In Italia appena un terzo degli istituti, per lo più scuole secondarie, ha attivato iniziative in tal senso, con una distribuzione eterogenea e limitata soprattutto alle Regioni settentrionali.<br />
Gli interventi, documentati da uno <a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/14681811.2022.2134104">studio italiano</a> pubblicato nel 2022 nell’ambito del progetto EduForIST, sono in maggioranza incontri occasionali, focalizzati esclusivamente sulla prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie a trasmissione sessuale.</p>
<p><strong>Le linee guida dell’Ordine degli psicologi del Lazio</strong></p>
<p>Per ribadire l’importanza di un approccio comprensivo alla materia, fornire agli operatori coinvolti indicazioni basate sull’evidenza scientifica e sollecitare i decisori politici, l’Ordine degli psicologi del Lazio ha pubblicato a marzo 2024 un <a href="https://ordinepsicologilazio.it/post/sessuo-affettiva-manuale">manuale</a> dal titolo “Educazione sessuo-affettiva nelle scuole primarie e secondarie – Linee guida di intervento”, realizzato in collaborazione con l’Ordine provinciale di Roma dei medici, chirurghi e odontoiatri, la Cattedra di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale del Dipartimento di psicologia dinamica, clinica e salute dell’università Sapienza di Roma e la Cattedra di medicina sessuale del Dipartimento di medicina dei sistemi dell’università di Roma Tor Vergata.</p>
<p>«L’adolescenza è una fase cruciale dello sviluppo dell’individuo, in cui è particolarmente importante parlare di questi argomenti, ma un efficace programma educativo sulla sessualità e l’affettività non può essere limitato alle scuole secondarie», osserva Valentina Cosmi, psicologa dell’Ordine degli psicologi del Lazio, tra le autrici e gli autori del documento. «Ciascuno di noi nasce sessuato, la sessualità fa parte della nostra personalità per tutta la vita e in ogni fase dello sviluppo evolutivo. Ecco perché il nostro manuale è indirizzato alle scuole di ogni ordine e grado. Lo scopo dell’educazione sessuo-affettiva non è solo quello di proteggere dalle gravidanze indesiderate e dalle malattie a trasmissione sessuale, ma anche di combattere i pregiudizi di genere che producono discriminazione e violenza e limitano le relazioni interpersonali. Non esistono ruoli maschili e femminili predefiniti per natura. Che spetti alle madri e non ai padri il compito dell’accudimento di figli e figlie è una costruzione sociale e culturale, che viene tramandata di generazione in generazione fin dalla più tenera età: già alunni e alunne delle elementari distinguono con chiarezza “quello che fanno le mamme” da “quello che fanno i papà”.</p>
<p>Per spezzare questa catena bisogna agire prima, già dalla scuola dell’infanzia. Sappiamo che questa è un’operazione culturale guardata con sospetto da alcune famiglie, che temono invasioni improprie nel campo dei valori. È essenziale non creare una contrapposizione tra educatori e genitori, ma dialogare con tutti in uno spirito di inclusione delle diverse istanze e dei contributi culturali di ciascuno».</p>
<p><strong>Il documento del Gruppo CRC</strong></p>
<p>«L’educazione sessuale e affettiva è un diritto di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, legato ad altri diritti fondamentali: al diritto alla libertà, alla salute, alla dignità, alla libera manifestazione del pensiero e della personalità», osserva Laura Trucchia, membro del consiglio direttivo del Coordinamento genitori democratici, associazione parte del Gruppo CRC.</p>
<p>A maggio il Gruppo CRC ha pubblicato un <a href="https://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2024/05/Educazione-allaffettivita-e-alla-sessualita-Gruppo-CRC_27.05.2024.pdf">documento di posizionamento</a> dal titolo “Educazione all’affettività e alla sessualità: perché è importante introdurre la Comprehensive Sexuality Education nelle scuole italiane”, per sollecitare il Parlamento ad approvare una legge che preveda l’inserimento dell’educazione all’affettività e alla sessualità rispettosa delle caratteristiche per età secondo quanto indicato dalle Linee guida UNESCO e dagli standard OMS, e quindi come un processo di apprendimento continuo al rispetto, al consenso, alla conoscenza e consapevolezza, allo sviluppo di atteggiamenti positivi verso di sé e gli altri, all’interno del percorso curricolare fin dalla scuola dell’infanzia. Il documento inoltre raccomanda al ministero dell’Istruzione e del Merito e al ministero della Salute di approvare in tempi brevi e pubblicare le “Linee di indirizzo nazionali per l’educazione all’affettività, alla sessualità e alla salute riproduttiva nelle scuole”.</p>
<p>«Quattro sono i pilastri del modello di educazione sessuale e effettiva proposto dall’UNESCO, che il testo del Gruppo CRC condivide: un approccio olistico alla sessualità, che comprenda l’ambito fisico, emotivo, cognitivo e sociale; la precocità degli interventi, fin dalle prime età della vita che lasciano una traccia profonda dentro di noi; il coinvolgimento dell’intera comunità educante e della rete dei servizi territoriali; infine l’universalismo, cioè un contesto inclusivo che offra a tutti e tutte le risorse per emanciparsi, realizzarsi e svilupparsi», afferma Monica Castagnetti, pedagogista del Centro per la salute del Bambino, parte del Gruppo CRC e partner del progetto 4e-parent.</p>
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		<title>Condividere equamente le cure tra padre e madre: ecco la soluzione per consentire alle famiglie di crescere. Una riflessione dopo gli Stati generali della Natalità (dove il tema più importante è stato trascurato)</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/condividere-equamente-le-cure-tra-padre-e-madre-ecco-la-soluzione-per-consentire-alle-famiglie-di-crescere-una-riflessione-dopo-gli-stati-generali-della-natalita-dove-il-tema-piu-importante-e-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Natalia Milazzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 16:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Strilli]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Genitori davvero alla pari: ecco l’uovo di colombo per promuovere la natalità</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/genitori-davvero-alla-pari-ecco-luovo-di-colombo-per-promuovere-la-natalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 16:43:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Societa’ e diritti]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Per mettere le coppie in condizioni di appagare il proprio desiderio di genitorialità bisogna attivare politiche che favoriscano il riequilibrio dei divari di genere: a partire da congedi di genitorialità perfettamente paritari, integrati con politiche fiscali e dei servizi che ne rendano paritario l'utilizzo concreto. Purtroppo invece agli Stati generali della Natalità il tema cruciale del coinvolgimento dei padri nella cura di figli e figlie è comparso pochissimo e il carico di lavoro che grava sulle madri è rimasto il classico elefante nella stanza.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Dall’anno dell’Unità d’Italia non sono mai nati così pochi bambini nel nostro Paese: appena 379 mila nel 2023! I giovani diminuiscono, aumentano gli anziani e il nostro sistema economico è in pericolo!”, sono gli slogan lanciati a Roma il 9 maggio scorso all’apertura degli <a href="https://www.statigeneralidellanatalita.it/">Stati Generali della Natalità</a>, evento organizzato dalla Fondazione per la Natalità, associazione legata al Forum delle Famiglie.</p>
<p>Per arginare il calo demografico, politici, giornalisti e dirigenti d’azienda che si sono alternati davanti alla platea nelle due giornate dell’incontro hanno proposto contributi economici per le famiglie numerose e misure per consentire alle mamme di conciliare il lavoro fuori casa con quello domestico e la cura della famiglia, perché, come ha specificato Luigi De Paolo, presidente della Fondazione per la Natalità, «non diciamo che le donne devono stare a casa e occuparsi dei figli. Hanno tutto il diritto di realizzarsi anche dal punto di vista professionale, ma devono essere messe nelle condizioni di conciliarlo con gli impegni domestici».</p>
<p>Pochissime voci sul palco degli Stati Generali della Natalità, come del resto sulla scena politica italiana, hanno citato i padri, l’opportunità del loro coinvolgimento nella cura di figli e figlie, di una equa ripartizione del lavoro domestico tra loro e le madri e di misure per la conciliazione tra lavoro e famiglia che riguardino anche gli uomini.</p>
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<p><strong>L’elefante nella stanza: il carico di lavoro femminile</strong></p>
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<p>La natalità in Italia è in calo per diverse ragioni. Da decenni nei Paesi economicamente avvantaggiati, tra cui il nostro, è in atto una transizione demografica da un regime con molte nascite e molti decessi a uno con poche nascite e pochi decessi: la durata della vita media si allunga e di pari passo cala la natalità. C’è quindi una <a href="https://aidos.it/rapporto-unfpa-lo-stato-della-popolazione-nel-mondo-2018-il-potere-della-scelta-diritti-riproduttivi-e-transizione-demografica/">tendenza generale</a> a una diminuzione delle nascite nelle società più ricche in cui sono disponibili mezzi contraccettivi moderni, le donne hanno accesso all’istruzione e al mercato del lavoro e l’attesa di vita alla nascita è elevata. Oltre a questo fattore fisiologico comune a diversi Paesi, la denatalità in Italia è accentuata da una carenza strutturale di servizi per le famiglie, per esempio di nidi e scuole per l’infanzia di buona qualità gratuiti o a prezzi sostenibili.</p>
<p>C’è poi un’altra ragione per cui le donne sono scoraggiate dal proposito della maternità, una ragione che fa la parte dell’elefante nella stanza, tanto evidente a tutti quanto trascurata: il carico di lavoro femminile. Il nostro Paese è ancora caratterizzato da una prevalenza del modello di famiglia in cui il lavoro domestico e la cura di figli e figlie gravano per la maggior parte sulla partner femminile e la divisione disuguale del carico di lavoro ha un impatto negativo sulle intenzioni di fecondità.</p>
<p>Uno <a href="https://www.istat.it/it/files/2023/09/TANTURRI_MLetizia_SESSIONE-1_EV-6-OTT-23.pdf">studio del 2023</a>, ultimo di una serie di ricerche con risultati analoghi, evidenzia che all’aumentare del carico di lavoro femminile si riducono in modo significativo le intenzioni di avere il primo figlio per le donne senza figli.</p>
<p><strong>I padri chiedono di esserci</strong></p>
<p>Lo scorso 8 marzo nell’ambito dell’iniziativa <a href="https://www.corriere.it/obiettivo5-parita-di-genere/">Obiettivo5</a>, il campus di formazione per l’equità e l’inclusione organizzato dal Corriere della Sera e dall’Università La Sapienza di Roma, sono stati presentati i risultati di un sondaggio sulle aspettative riguardo la genitorialità condotto tra studenti e studentesse dell’ateneo.</p>
<p>Alla domanda “se pensi a te come genitore, che cosa ti preoccupa di più?”, accanto al timore di non avere abbastanza soldi per mantenere un figlio o una figlia e all’incertezza delle prospettive future, il 54% delle giovani e il 47% dei giovani interpellati ha manifestato la preoccupazione di non riuscire a trovare un lavoro che si concili col ruolo genitoriale. Inoltre, l’86% delle studentesse coinvolte ha dichiarato di ritenere difficile o molto difficile per una donna realizzarsi sia dal punto di vista professionale che da quello familiare.</p>
<p>«Da questi dati traspare un fortissimo desiderio dei giovani uomini, potenziali futuri padri, di esserci nella vita dei propri figli e figlie, di avere tempo da passare con loro», ha commentato la sociologa Annina Lubbock coinvolta nel progetto 4e-parent e intervenuta all’incontro, «un desiderio che oggi è difficile soddisfare a causa della prevalente cultura del lavoro per cui la donna prende i congedi di maternità e i congedi parentali, mentre l’uomo deve rimanere inchiodato al suo posto. Uno dei timori delle giovani donne quando pensano alla prospettiva della maternità è di non poter fare affidamento sulla condivisione del carico di lavoro con i partner, ma non perché gli uomini siano mal disposti nei confronti della paternità, piuttosto a causa della fortissima pressione che ricevono sul lavoro. In Italia alcune grandi aziende si stanno muovendo nella giusta direzione, garantendo ai loro dipendenti padri congedi generosi, mentre l’organizzazione delle piccole e medie imprese, che rappresentano il modello di azienda più diffuso nel nostro Paese, è ancora problematica da questo punto di vista».</p>
<p><strong>Genitori alla pari, cure da condividere</strong></p>
<p>Tornando agli slogan degli Stati Generali della Natalità, la ragione principale per cui oggi si invocano pubblicamente misure per incrementare le nascite in Italia è il timore che nei prossimi decenni lo sbilanciamento tra il numero di giovani contribuenti e quello delle persone anziane che usufruiscono della pensione porti al collasso il sistema previdenziale.</p>
<p>«È molto in voga la narrazione che vede le donne come risorse demografiche, fabbriche di nuovi contribuenti, per sostenere il sistema previdenziale e garantire il benessere economico futuro», si legge nel saggio <em>Genitori alla pari </em>(Feltrinelli, 2024) della demografa Alessandra Minello e dell’economista Tommaso Nannicini. «Difficilmente si troveranno coppie disposte a mettere al mondo un figlio per il bene della patria. Sappiamo, però, che nel nostro Paese le coppie non vengono messe nelle condizioni di appagare il loro desiderio di genitorialità ed è, invece, questo l’obiettivo al cui raggiungimento lo Stato dovrebbe ambire a contribuire, mettendo così al primo posto il benessere delle cittadine e dei cittadini».</p>
<p>In che modo favorire efficacemente la realizzazione del desiderio di genitorialità delle coppie? La soluzione prospettata nel saggio non è la conciliazione, ma la condivisione. «Conciliare significa tenere insieme il lavoro retribuito e quello di cura, ma facendo cadere la responsabilità del secondo solo sulle donne. Conciliare mette le madri al centro della responsabilità di gestire il benessere delle famiglie», prosegue il libro. «Condividere significa attribuire ai padri un ruolo attivo. Significa essere disposti in maniera paritaria alla cura. Ma la questione culturale non si risolvere senza sciogliere i nodi strutturali. Dobbiamo mettere in campo politiche che favoriscano il riequilibrio dei divari di genere, cambiando lo stato sociale e i modelli di organizzazione del lavoro. Questa rivoluzione ha bisogno di molteplici strumenti, al cuore dei quali si trova una pietra angolare: congedi di genitorialità perfettamente paritari, integrati con politiche fiscali e dei servizi che facciano sì che sia paritario anche il loro utilizzo concreto».</p>
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		<title>Condividere in cerchio: racconto in prima persona</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/condividere-in-cerchio-racconto-in-prima-persona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 18:25:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Voci di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[papà]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Cristina Valsecchi racconta la sua partecipazione a uno degli incontri del corso “Incontrare i genitori in cerchio”. Dove ha potuto constatare che la condivisione delle esperienze, anche tra persone molto diverse, è non solo possibile, ma anche efficace nell&#8217;aiutare a riconoscere, decostruire e superare gli stereotipi legati al genere. «Tra i numerosi benefici della scoperta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cristina Valsecchi racconta la sua partecipazione a uno degli incontri del corso “Incontrare i genitori in cerchio”. Dove ha potuto constatare che la condivisione delle esperienze, anche tra persone molto diverse, è non solo possibile, ma anche efficace nell&#8217;aiutare a riconoscere, decostruire e superare gli stereotipi legati al genere.</p>
<p>«Tra i numerosi benefici della scoperta del fuoco per il genere umano, ce n’è uno che probabilmente ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo sociale dei nostri antenati: l’uso di riunirsi seduti in circolo intorno al focolare», dice Andrea Santoro. «Il cerchio è un potente strumento di condivisione  di esperienze e pensieri che pone i membri di un gruppo in posizione paritaria, favorisce il confronto, crea comunità». Andrea Santoro è presidente dell’Associazione il Cerchio degli Uomini di Torino ed è uno degli organizzatori dell’evento formativo del progetto 4e-parent “Incontrare i genitori in cerchio”, che si è tenuto a Torino, Roma e si ripeterà a Palermo il 4, 18 e 19 maggio e a Napoli il 14, 28 e 29 settembre 2024. Informazioni più dettagliate e il modulo per iscriversi gratuitamente al corso si trovano <a href="https://4e-parentproject.eu/formazione/incontrare-i-genitori-%20in-cerchio/">qui</a>.</p>
<p><strong>L’esperienza del cerchio</strong></p>
<p>Il cerchio è davvero uno strumento molto efficace. Ho potuto sperimentarlo di persona partecipando a una delle giornate del corso di Roma. Le persone presenti erano una quarantina, provenienti dagli ambiti più disparati: psicologhe, ostetriche, ricercatrici, volontarie e volontari di associazioni dedicate alla genitorialità, all’allattamento, alla cura di piccoli e piccole, un fisico delle particelle e un prete.</p>
<p>Io, alla mia prima esperienza a un incontro di questo tipo, ero abbastanza scettica sulla possibilità che tanti estranei potessero confidare senza imbarazzo esperienze personali, riflessioni intime, ricordi ed emozioni. Eppure così è stato e il confronto con gli altri ha permesso, in una manciata di ore, di trovare elementi comuni tra individui apparentemente molto diversi tra loro.</p>
<p>Credo che uno dei maggiori ostacoli che impediscono di infrangere gli stereotipi di genere nella nostra società sia la solitudine di ciascun uomo o donna imprigionato nella gabbia del proprio ruolo designato. Prova disagio per i propri limiti senza sapere che spesso chi lo circonda sperimenta le stesse difficoltà. Solo la condivisione del vissuto di ciascuno può portare alla consapevolezza di quanto gli stereotipi siano nocivi per tutti e tutte. Il cerchio può aiutare a intraprendere questo percorso. Non a caso, al termine dell’esperienza di confronto, i concetti che sono emersi riguardano proprio la costrizione dei ruoli: quello di “uomo vero”, a cui non sono consentite manifestazioni di tenerezza, e quello materno tradizionale, che si impone come una gabbia di doveri.</p>
<p><strong>Uno strumento per i formatori</strong></p>
<p>Mi ha sorpresa anche l’autodisciplina dei partecipanti, che si sono alternati negli interventi senza togliersi spazio reciprocamente, senza sforzo apparente di Andrea Santoro e degli altri conduttori e conduttrici. Probabilmente la buona riuscita in questo senso è dovuta in parte al fatto che i presenti erano tutti molto motivati e già abbastanza esperti di attività di gruppo. Il corso è destinato soprattutto a formatori, formatrici e aspiranti tali. Mi chiedo quali difficoltà si possano incontrare nella gestione di cerchi a cui partecipano madri e padri senza esperienze precedenti e anche in che modo coinvolgere chi avrebbe più bisogno di questa esperienza, cioè persone che hanno vissuti problematici e sono poco propense ad aprirsi.</p>
<p>Si è parlato, verso la conclusione della giornata, di cosa fare se durante la condivisione emergono delle testimonianze di violenza, fisica o psicologica. Come reagire se una persona ammette di esercitare violenza nei confronti dei figli o del o della partner? E se una persona confida di essere vittima di violenza? La risposta emersa è che in primo luogo bisogna aiutare la persona in questione a prendere coscienza di quello che agisce o subisce, invitando tutti a riflettere sulla situazione descritta. «A voi è mai capitato di essere stati umiliati? Come vi siete sentiti?».<br />
È necessario poi informarsi sulle strutture presenti sul territorio, per indirizzare all’occorrenza le persone in difficoltà verso percorsi di protezione, oppure di presa di coscienza e assunzione di responsabilità verso i propri agiti.</p>
<p><strong>Osserva l&#8217;esperienza anche attraverso un video</strong></p>
<p>Se vuoi farti un&#8217;idea realistica dell&#8217;esperienza dell&#8217;evento formativo &#8220;Incontrare i genitori in cerchio&#8221;, puoi guardare anche il video realizzato da Monia Torre in occasione di questo racconto. <a href="https://www.youtube.com/watch?v=YNSR_dZalXM&amp;feature=youtu.be">Lo trovi su questo sito, nella sezione video.</a></p>
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		<title>La lotta agli stereotipi di genere nelle scuole italiane: nessun programma organico</title>
		<link>https://4e-parentproject.eu/la-lotta-agli-stereotipi-di-genere-nelle-scuole-italiane-nessun-programma-organico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Valsecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2024 16:07:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Falsi miti e stereotipi]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://4e-parentproject.eu/?p=2423</guid>

					<description><![CDATA[L’Italia è uno dei pochi paesi UE a non avere istituito programmi scolastici obbligatori di educazione all’affettività e contro le discriminazioni e la violenza di genere, benché la legge lo preveda. L’attuazione delle indicazioni è lasciata alla buona volontà di insegnanti e dirigenti della scuola, mentre non c’è una programmazione organica che affronti questi temi in funzione preventiva, iniziando con le classi di minore età, da dove è cruciale partire.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è uno dei pochi paesi UE a non avere istituito programmi scolastici obbligatori di educazione all’affettività e contro le discriminazioni e la violenza di genere, benché la legge lo preveda. L’attuazione delle indicazioni è lasciata alla buona volontà di insegnanti e dirigenti della scuola, mentre non c’è una programmazione organica che affronti questi temi in funzione preventiva, iniziando con le classi di minore età, da dove è cruciale partire.</p>
<p>Le donne hanno una predisposizione naturale per la cura delle persone, gli uomini sono più portati per la competizione. Ecco perché spetta alle donne assistere bambini, anziani e fragili, in famiglia e nella società, mentre gli uomini sono inadatti e sprecati per queste mansioni. Si tratta, ovviamente, di uno stereotipo, ben radicato nella nostra cultura e dannoso per tutte le parti in gioco, perché limita le scelte di realizzazione personale e priva la società e le famiglie di risorse preziose. È uno stereotipo che viene inculcato fin dalla più tenera età, spesso involontariamente, con la proposta di modelli discriminanti, talvolta anche nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, che sarebbero invece la sede ideale dove attuare dei programmi di decostruzione degli stereotipi e offrire un’educazione basata sulla <a href="https://4e-parentproject.eu/ai-maschi-la-competizione-alle-femmine-la-cura-a-scuola-ancora-troppi-stereotipi-di-genere/">parità di genere</a>.</p>
<p><strong>Un compito lasciato alle associazioni</strong></p>
<p>L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea a non avere istituito programmi scolastici obbligatori di educazione all’affettività, contro le discriminazioni e la violenza di genere. Tuttavia, la normativa non ignora la questione. La cosiddetta “legge della buona scuola”, la n.107 del 2015, prevede testualmente che nelle scuole di ogni ordine e grado vengano promosse “l’educazione alla parità dei sessi e la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.</p>
<p>«L’attuazione di queste indicazioni, però, viene lasciata alla buona volontà di singoli insegnanti, educatrici o educatori che mostrano al riguardo una maggiore sensibilità», osserva Elena Fierli, esperta di editoria per l’infanzia che fa parte dell’Associazione Scosse e collabora con l’<a href="http://educarealledifferenze.it/">Associazione Nazionale Educare alle Differenze</a>, una rete che collega diverse organizzazioni impegnate su tutto il territorio italiano.</p>
<p>«Dal momento che nella programmazione scolastica non sono previsti spazi specifici da dedicare all’educazione affettiva e al rispetto delle differenze, spesso questi temi vengono affrontati nell’ambito di attività organizzate da enti e associazioni esterni alla scuola. Talvolta è la dirigenza stessa, su proposta di qualche insegnante, a contattare un’associazione sul territorio e pagare l’attività con i propri fondi. Talvolta invece le associazioni partecipano a bandi organizzati dal Ministero, dalle Regioni o dai Comuni. Di solito si tratta di bandi per il contrasto della violenza, del bullismo, oppure per la promozione della lettura nelle scuole. È raro che siano esplicitamente dedicati alla promozione dell’educazione al genere e alla lotta agli stereotipi, ma sono comunque una via d’accesso per introdurre questi temi. Va detto poi che spesso queste attività sono richieste nelle scuole secondarie o zone socialmente più fragili, dove si lavora per porre rimedio a situazioni già compromesse: stereotipi diffusi e già ben radicati, episodi di bullismo e atmosfera discriminatoria. È importante agire in questi casi, ovviamente, ma la questione dovrebbe essere affrontata in un’ottica di prevenzione e cambiamento culturale con i più piccoli, nella fascia 0-6 anni».</p>
<p>Che risposta c’è da parte delle famiglie a questo tipo di attività nelle scuole? «Se i genitori degli alunni manifestano qualche perplessità nei confronti dei programmi proposti, di solito si organizza un incontro con le famiglie per illustrare gli scopi e i metodi», spiega Fierli. «Nella maggior parte dei casi, facendo chiarezza i dubbi si dissolvono. Ci sono poi alcune famiglie che per ragioni politiche e culturali si oppongono all’educazione sul rispetto delle differenze di genere nelle scuole in maniera pregiudiziale, senza neppure conoscere i programmi. Sono poche, ma ben organizzate: hanno anche dei siti da cui possono scaricare modelli di lettere di diffida alla dirigenza della scuola. Sono una minoranza».</p>
<p><strong>Ai più piccoli serve l’esempio</strong></p>
<p>La fascia d’età da 0 a 6 anni, quella su cui il lavoro di educazione alla parità di genere sarebbe più proficuo, è di fatto la più trascurata da questo punto di vista nel nostro Paese.</p>
<p>«A bimbe e bimbi così piccoli non servono tanti discorsi e spiegazioni: hanno bisogno di buoni esempi e di rispetto della loro apertura mentale, perché dai loro giochi e dalle loro narrazioni è evidente che non hanno pregiudizi innati», osserva Daniele Chitti, ex dirigente dei servizi 0-6 del Comune di Imola e consigliere del <a href="https://grupponidiinfanzia.it/">Gruppo Nazionale di Studio Nidi e Infanzia</a>. «Ci vorrebbe innanzi tutto una presenza significativa maschile tra gli educatori dei nidi e delle scuole dell’infanzia, per offrire a bambini e bambine un modello maschile accudente al di fuori di quelli che trovano nella propria famiglia. Purtroppo in questo ambito il personale è quasi tutto femminile: una conseguenza degli stessi stereotipi che vogliamo combattere. Si potrebbero allora coinvolgere i padri di piccoli e piccole nelle attività delle scuole. E bisognerebbe lavorare sulla formazione di chi opera nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, perché spesso è carente su questi temi e l’aggiornamento è lasciato alla sensibilità personale. Per quanto riguarda l’intervento di associazioni esterne, dipende molto da quello che offre il territorio ed è variabile nelle diverse Regioni».</p>
<p>Anche l’atteggiamento delle famiglie nei confronti dell’educazione al rispetto di genere varia in funzione del contesto sociale locale. «Nei piccoli centri, dove vige una mentalità più tradizionale e c’è resistenza nei confronti delle novità, si incontra una maggiore diffidenza. Alcuni genitori temono che la decostruzione degli stereotipi sia un modo per incoraggiare l’omosessualità di bambini e bambine», dice lo psicologo, «e che le scuole li privino del diritto di trasmettere i propri valori culturali a figli e figlie. Si tratta ovviamente di timori infondati, su cui bisognerà lavorare per arrivare a un profondo cambiamento culturale».</p>
<p>&nbsp;</p>
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